Giada Bocellari è sexy perché pensa ad altro. La televisione italiana ha un problema con le donne intelligenti: vuole renderle gradevoli. Ogni donna (ma anche ogni uomo, ci mancherebbe) che entra in uno studio televisivo finisce dentro un copione, con una parte da interpretare e un pubblico da conquistare. Giada Bocellari se ne fotte alla grande. Rompe questo schema con la semplice ostinazione del carattere. Avvocata penalista, diventata un volto riconoscibile grazie al suo lavoro nella difesa di Alberto Stasi, porta in televisione la serietà di chi ha un mestiere da esercitare e questioni concrete da affrontare. Parla, argomenta, sostiene le proprie posizioni. Il resto viene dopo, ammesso che venga.
È una questione di temperamento, di carattere, di vero “stile” (da cui “stiletto”, “stilettata”, leggere Derrida: “Lo stile e la distanza”). Bocellari è sexy proprio perché ha altro a cui pensare. La sua attenzione appare rivolta al contenuto delle discussioni, alla precisione delle parole, alla sostanza degli argomenti. La sua serietà, nell'epoca del desiderio consumistico, ha qualcosa di sensuale: la sua spigolosità introduce una tensione che il consueto repertorio televisivo della simpatia tende a cancellare. Nella marmellata siliconata e “pornografica” della televisione e dei social, Giada Bocellari è una persona vera: non una donna; una persona.
C'è una differenza sostanziale fra chi entra in uno studio per fare il proprio lavoro e chi entra per alimentare la propria immagine (e senza fare nomi il delitto di Garlasco è stato un puttanaio di autopromozione): Bocellari appartiene alla prima categoria, categoria che i media sembrano cancellare nella stupida convinzione che sia poco attrattiva. È professionista che considera la televisione uno strumento, una circostanza legata al mestiere, persino una seccatura da gestire con precisione. La Bocellari sembra pensare: “Dobbiamo parlare di un processo in televisione? Ok, siete tutti pazzi, ma se bisogna farlo allora portiamo il linguaggio processuale in televisione, non il contrario” (come invece hanno fatto in molti che - carte alla mano e dichiarazioni - hanno pensato più alla loro immagine che alla verità processuale: una sorta di “strabismo” giuridico. La televisione contemporanea è una gigantesca fabbrica di autobiografie. Ogni personaggio deve raccontarsi, mostrarsi, aggiornare il proprio profilo, trasformare ogni apparizione in un investimento sulla notorietà. La celebrità è diventata un lavoro a tempo pieno. Si produce attenzione per ottenere altra attenzione, fino a quando la persona coincide completamente con la propria immagine pubblica.
Bocellari rappresenta una forma diversa di presenza. La sua attrattiva nasce dalla concentrazione, dalla severità, dalla sensazione che il suo tempo abbia un valore e che impiegarlo richieda una ragione. Il suo atteggiamento comunica una gerarchia delle priorità: prima il lavoro, poi tutto il resto. È qui che la sua figura acquista anche un significato culturale. Una donna autorevole viene ancora sottoposta a un esame supplementare: deve dimostrare di essere competente e, contemporaneamente, rassicurante. Un uomo severo passa per determinato; una donna severa rischia di diventare antipatica. A lui viene riconosciuta la concentrazione, a lei viene chiesto un sorriso. Bocellari continua a fottersene e appare in TV, al mattino, senza trucco, bevendo un Estathè (ovazione). La sua spigolosità è parte integrante del fascino. Ha qualcosa di fisico, quasi una resistenza alla confidenza immediata. Il pubblico deve accettare la distanza, seguire il ragionamento, misurarsi con una personalità che conserva i propri contorni. In un ambiente costruito per facilitare la familiarità, questa distanza produce attrazione (ancora, leggetelo Derrida).
La bellezza, del resto, è anche una questione di intelligenza visibile. Una persona concentrata, sicura del proprio ruolo, capace di sostenere un confronto senza trasformarlo in una recita può risultare estremamente seducente. La sicurezza professionale modifica il modo in cui guardiamo un volto, una postura, un'espressione. Il fascino si sposta dal dato fisico alla personalità e finisce per comprendere entrambi. Bocellari possiede questa qualità: attira lo sguardo mentre sembra occuparsi di qualcos'altro. È una forma di magnetismo che nasce dalla serietà e si rafforza attraverso il carattere. La sua immagine pubblica conserva una certa ruvidità, una disponibilità limitata alle convenzioni dello spettacolo, una concretezza che la distingue dalla consueta coreografia della notorietà. Il suo lavoro, naturalmente, va giudicato per le argomentazioni e per i risultati professionali. La popolarità appartiene a un altro piano. Ma proprio la sovrapposizione fra mestiere e visibilità rende interessante il suo caso: la televisione mette in mostra una professionista e scopre una personalità capace di reggere l'inquadratura senza inseguirla. C'è qualcosa di quasi anacronistico in questa serietà. Ricorda un tempo in cui le persone venivano conosciute per quello che facevano e la loro personalità emergeva dal mestiere, anziché essere confezionata in anticipo per accompagnarlo. Bocellari porta in televisione questa idea, questo “valore”. Il risultato è una figura che sfugge alle categorie più facili dello spettacolo. La sua autorevolezza convive con l'attrazione fisica, la severità con il magnetismo, la concentrazione con una sensualità che nasce spontaneamente proprio dalla concentrazione. Giada Bocellari è sexy perché ha un lavoro, delle idee e una personalità che occupano il centro della scena. La vanità televisiva, intorno, diventa rumore di fondo. E la star è lei.