La mattanza è stata evidente da subito. Che Chiara, purtroppo, avesse pure sofferto molto più di quanto s’era immaginato, invece, ha cominciato a diventare evidente nell’ultimo anno, dopo la riapertura delle indagini e le consulenze disposte dalla Procura della Repubblica di Pavia. Chiara s’è difesa. Chiara è stata colpita anche dopo che l’assassino l’aveva buttata giù dalle scale. Chiara è morta dopo una agonia che potrebbe essere durata anche alcune decine di minuti. In estrema sintesi: Chiara Poggi poteva essere salvata. Prima. Durante. E dopo. Lo lascia intendere senza neanche troppi giri la stessa ricostruzione fornita dalla Procura della Repubblica nella notifica del 415bis a carico di Andrea Sempio.
Se l’assassino è effettivamente stato il commesso 38enne lo dovrà stabilire il processo, al di là dell’accusa. La ricostruzione dell’azione omicidiaria, invece, resterà a prescindere dal “chi”. E ‘ un racconto dell’orrore riassunto in una manciata di righe che richiamano a codici, articoli e, inevitabilmente, zero umanità. Secondo le carte giudiziarie, l'azione omicidiaria contro Chiara Poggi parte da una lite improvvisa, probabilmente in seguito a un approccio sessuale respinto. Un'iniziale colluttazione e poi la furia cieca. L’assassino, che per la Procura della Repubblica è Andrea Sempio, impugna un'arma mai ritrovata e comincia a infierire con una sequenza di colpi feroce: prima la centra alla regione frontale sinistra, poi lo zigomo destro. Chiara cade a terra. E’ già ferita gravemente, ma ha ancora istinto e forza della disperazione, ma l’aggressore afferra il corpo e lo trascina verso la porta della cantina.
In un disperato istinto di sopravvivenza prova a reagire, si mette carponi per cercare di rialzarsi o forse solo per strisciare via. In quel momento l’assassino scarica almeno altri tre o quattro colpi tra la regione parieto-temporale sinistra, la zona parietale posteriore e la linea mediana del cranio. Chiara perde i sensi. A quel punto, il corpo inerte viene spinto lungo le scale che scendono in cantina. Scivola sui gradini, verso il fondo. Ma per l'assassino non basta. Nonostante la ragazza sia ormai completamente incosciente e incapace anche solo di chiedere aiuto, viene raggiunta per completare l'opera. La colpisce ancora, per altre quattro o cinque volte, sulla regione parieto-occipitale sinistra. Alla fine saranno almeno 12 le ferite da impatto distribuite tra volto e scatola cranica, lesioni cranio-encefaliche gravissime che lasciano comunque qualche decina di minuti di agonia.
Nelle imputazioni della Procura, il quadro giuridico è impietoso e non lascia margini per interpretazioni addolcite: c'è la crudeltà per l'efferata ferocia del massacro e ci sono i motivi abbietti. Insomma: odio puro di un assassino frustrato di fronte a un rifiuto e che ha voluto fare quello che ha fatto fino alla fine, senza nessun tipo di esitazione o ripensamento di cui si abbia evidenza.