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29 settembre 2026

Omicidio Pierina Paganelli: quella de Le Iene Inside e’ un’inchiesta giornalistica immensa. Il delitto, l’indagine e la luce che serviva (anche su un mestiere che cambia)

  • di Morena Zapparoli Funari Morena Zapparoli Funari

29 settembre 2026

Quattro ore di inchiesta firmate Gaston Zama spiegano come, nell’era di Yotube, il giornalismo deve saper cambiare per raccontare davvero la cronaca senza dover fare i conti con sintesi e tempi televisivi. Ma raccontano pure il castello crollato della Procura su Louis Dassilva: ritrattazioni sospette, alibi che scricchiolano e la testimonianza chiave della nipote di Pierina Paganelli. Chi ha ucciso davvero la 78enne? E perché sono state ignorate le piste alternative verso la verità?

Foto di: Ansa

Omicidio Pierina Paganelli: quella de Le Iene Inside e’ un’inchiesta giornalistica immensa. Il delitto, l’indagine e la luce che serviva (anche su un mestiere che cambia)

Durante l’ultima puntata di Inside in quasi quattro ore di ricostruzione dettagliata di tutti gli avvenimenti che si sono succeduti dall’omicidio di Pierina Paganelli la sera del 3 ottobre del 2023 in quell’ormai famoso garage di via del Ciclamino a Rimini, Gaston Zama de Le Iene ha compiuto un lavoro giornalistico immenso mettendo in luce tutti i punti oscuri di un delitto per cui non è stato ancora individuato il colpevole. Perché il compito della giustizia dovrebbe essere proprio quello di trovare “il” colpevole di un omicidio e non “un” colpevole qualsiasi soprattutto quando, come in questo caso, l’unico indagato è finito dietro le sbarre e si è fatto 694 giorni di carcere sulla scorta di una serie di indizi che non hanno mai convinto molta parte dell’opinione pubblica e anche i giudici che lo hanno assolto in primo grado per non aver commesso il fatto.

Dopo la sentenza di assoluzione e l’immediata scarcerazione di Louis Dassilva, la Procura ha subito annunciato che ricorrerà in appello ma, come sottolinea anche Zama, la difesa del senegalese ha già puntato l’attenzione su altre piste alternative che gli inquirenti dovrebbero prendere in seria considerazione sulla base di alcuni interrogativi che a quasi tre anni dall’assassinio della pensionata settantottenne sono rimasti senza risposta. Il primo fra tutti riguarda certamente la decisione di Manuela Bianchi, nuora della vittima, di cambiare versione dopo diciassette mesi dall’omicidio. Per quale motivo la Bianchi dopo tutto quel tempo decide di ritrattare e in incidente probatorio racconta di aver incontrato Louis Dassilva nei garage, teatro del delitto, la mattina dopo l’omicidio? Non aveva detto nulla agli inquirenti fino a quel momento perché ancora innamorata del suo amante e quindi intenzionata a proteggerlo oppure aveva deciso di cambiare versione mentendo perché era venuta a cadere una delle prove che avrebbero dovuto determinare la responsabilità del senegalese ovvero la famigerata cam 3 della farmacia che la sera del delitto riprese la sagoma di un altro condomino e non quella di Dassilva? E’ un dubbio che ha un peso specifico molto importante soprattutto alla luce delle testimonianze di due donne sentite a processo che sostengono che Manuela Bianchi abbia mentito.

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La prima è una ex amica della Bianchi, Romina Sebastiani, che sostiene che la nuora della vittima le avrebbe confidato di non aver mai incontrato Dassilva nei garage la mattina successiva al delitto mentre l’altra, Valentina Pellissier, che compare nella puntata di Inside, è la testimone che ha fornito un audio in cui Serena Badia, moglie di Loris Bianchi, le disse che Manuela non aveva alcuna intenzione di collocare Dassilva sulla scena del delitto e sarebbe stata indotta a farlo per le presunte pressioni ricevute dalla Procura. Un altro punto oscuro sono le dichiarazioni che Loris Bianchi fece agli inquirenti all’indomani del delitto quando disse che secondo un suo “viaggio mentale” l’omicida “potrebbe essere Louis Dassilva oppure anche mia sorella che prende psicofarmaci oppure potrei anche essere stato io che le voglio bene e conosco la situazione….”, dichiarazioni che fanno riflettere e di cui già abbiamo scritto su Mow, elementi che vengono sottolineati anche da Gaston Zama che ritorna più volte sulla famosa frase pronunciata da Loris Bianchi “giustizia è stata fatta”, un’espressione che lo stesso Bianchi giustifica agli inquirenti con la motivazione che Pierina avrebbe diffamato lui e la sorella apostrofandoli con epiteti come “prostituta e protettore” che avrebbero provocato in lui molta rabbia. Ma il particolare forse più dirimente sul quale lo speciale delle Iene torna più volte durante l’ultima puntata è la testimonianza di Giorgia Saponi, la figlia allora minorenne di Manuela Bianchi che la sera del delitto era in casa con la madre e lo zio Loris.

La ragazza sentita dai magistrati raccontò di essere certa che lo zio Loris si era allontanato da casa alle 22,10 perché aveva guardato l’orario sul particolare orologio da parete che era solita tenere d’occhio quando in famiglia si seguiva l’adunanza dei testimoni di Geova online. Una versione poi ritrattata (anche questa!) ma che se dovesse rivelarsi aderente ai fatti farebbe saltare l’alibi di Loris che stando ai famosi scatti che lo ritraevano sul pavimento a giocare con il cane (che in foto non compare mai) sarebbe uscito dall’abitazione alle 22.50. Pierina fu uccisa alle 22.13 e, come ormai tutti abbiamo appreso, l’esattezza dell’orario della morte è un dato acquisito dall’audio registrato da una telecamera di sorveglianza privata posta nei garage da uno dei condomini. Per questo la deposizione di Giorgia Saponi è uno degli elementi che maggiormente tornano al centro delle ricostruzioni sul delitto di Pierina Paganelli e in particolare la ricostruzione di Gaston Zama ci restituisce una volta per tutte un dubbio che fa vacillare le certezze della Procura sulla colpevolezza di Dassilva e fornisce la chiave di lettura per indagare piste alternative che finora non sono state battute ma potrebbero condurre realmente sulla strada della verità sull’autore dell’omicidio ancora insoluto della povera Pierina.

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