In queste ultime ore c'è un orecchino di perla che è diventato più famoso di quello celeberrimo della ragazza ritratta da Jan Vermeer. Si tratta dell'orecchino di Pierina Paganelli, la pensionata riminese uccisa con 29 coltellate nel garage di casa sua la sera del 3 ottobre 2023, un orecchino che è misteriosamente scomparso: quando il cadavere della settantottenne è stato rinvenuto gli inquirenti hanno certificato che la vittima ne indossava solo uno del paio che abitualmente portava in tutte le occasioni della sua vita quotidiana, come testimoniano foto e video che la ritraggono. Anche il medico legale Laura Buscemi ha documentato nero su bianco che sulla salma era presente un "orecchino in materiale dorato con perla sul lobo di destra; assente quello controlaterale", frangente confermato da un operatore della polizia scientifica sentito in aula dai legali di Louis Dassilva durante il processo che si è concluso con l'assoluzione in primo grado del senegalese imputato dell'omicidio dell'anziana.
L'ipotesi che circola da un po' di tempo è che il monile sia stato perso da Pierina durante l'aggressione e le coltellate mortali infertegli dal suo carnefice, in quanto un gioiello così minuscolo sarebbe potuto finire in qualche piega degli abiti dell'assassino o sotto la suola delle sue scarpe. Ma esistono alcuni scatti che da semplice suggestione si sono trasformati in una possibile prova nelle mani della difesa di Dassilva, prossimo ad affrontare un processo di appello che la Procura ha annunciato di voler intraprendere.
Le foto in questione sono quelle che ritraggono Loris Bianchi, fratello di Manuela Bianchi, nuora della vittima, disteso a terra alle ore 22.49 la sera in cui Pierina fu assassinata — quelle famose foto che i fratelli Bianchi produssero per dimostrare che nei momenti in cui l'anziana veniva uccisa loro si trovavano nell'appartamento della Bianchi e, dopo aver seguito al computer l'adunanza dei testimoni di Geova alla quale Pierina aveva partecipato in presenza, si erano concessi dei momenti di svago con il cane che, a detta loro, giocava proprio con Loris sdraiato supino sul pavimento. Peccato che in quegli scatti il cane non si veda mai, ma poco distante dal piede destro di Loris si intravveda un piccolo oggetto di forma sferica luccicante dal colore bianco perlescente, oggetto che potrebbe essere compatibile proprio con l'orecchino di cui tutti si chiedono che fine abbia fatto.
Se infatti fino a poco tempo fa questa domanda rimaneva una suggestione propalata dai social, dove le foto in questione erano subissate di commenti di utenti che si dicevano sicuri che quell'oggetto fosse l'orecchino mancante, oggi questa ipotesi ha assunto un connotato molto più concreto perché le segnalazioni e le testimonianze arrivate sono state prese in seria considerazione dagli avvocati di Dassilva, probabilmente intenzionati a raccogliere una serie di elementi che la Procura ha deciso di tralasciare nell'indagine che ha portato all'iscrizione del loro assistito nel registro degli indagati.
Sebbene occorra precisare che Loris Bianchi non è mai stato indagato per l'omicidio di Pierina Paganelli, è utile ricordare che gli indumenti e le scarpe consegnate dallo stesso agli inquirenti nell'immediatezza dei fatti non furono mai analizzati, e questo elemento, insieme alle foto di cui sopra, per la difesa di Dassilva potrebbero costituire parte del materiale utile ad intraprendere una nuova indagine per stabilire l'identità dell'assassino di Pierina.
Anche durante l'ultima puntata di Quarto Grado è stata posta l'attenzione sull'oggetto sferico che compare nelle foto ed è stata ipotizzata la compatibilità con l'orecchino smarrito di Pierina, ipotesi approfondita in particolare dall'ingegnere informatico forense Michele Vitiello che, grazie al supporto di un software di ultima generazione, ha provveduto ad ingrandire l'oggetto e non ha escluso che possa trattarsi proprio del gioiello di perla in uso all'anziana.
A chi sostiene che queste ipotesi ventilate non più solo dai social ma anche da autorevoli trasmissioni televisive e dalla difesa di Dassilva siano irrispettose e scorrette nei confronti di Loris Bianchi che non è mai stato indagato, ci sentiamo di rispondere che parlare di rispetto e correttezza quando un probabile innocente ha passato due anni in carcere senza aver commesso il delitto di cui era accusato non sembra avere molto senso, anche alla luce di condanne scaturite da indagini a senso unico che non hanno voluto percorrere piste alternative. Una su tutte quella di Garlasco.