L’assoluzione di Louis Dassilva da parte della Corte d’Assise di Rimini, dopo sedici ore di camera di consiglio, riapre a una doverosa domanda: chi ha ucciso davvero Pierina Paganelli, con 29 coltellate, il 3 ottobre 2023 nel garage di via del Ciclamino? L'impianto accusatorio costruito sul senegalese, definito dallo stesso pubblico ministero come "squisitamente indiziario", è caduto principalmente davanti ai risultati della perizia super partes sulla Cam 3 della farmacia, che ha escluso la presenza del 36enne senegalese sulla scena del delitto all'orario del fatto. Ma se per Dassilva la scarcerazione rappresenta la fine di una detenzione durata due anni, la vicenda giudiziaria rimane aperta. La Procura di Rimini ha già annunciato il ricorso in Appello a Bologna, da presentarsi dopo il deposito delle motivazioni della sentenza, attese entro novanta giorni. Nel frattempo, l'assoluzione in primo grado dovrebbe imporre una rinnovata attenzione investigativa sulle piste alternative. Soprattutto quelle presentate dal pool difensivo dello stesso Dassilva.
Le conosciamo. E, di alcune, ha parlato anche Roberta Bruzzone nell’ultima puntata di Quarto Grado. Sono piste che puntano prevalentemente sui residenti dello stesso condominio e, in particolare, su Manuela Bianchi (nuora della vittima ed ex amante di Dassilva) e sul fratello Loris Bianchi. A proposito di quest’ultimo, potrebbero tornare più che attuali i dati del cellulare e i tracciamenti del contapassi, che dovranno essere sottoposti a nuovi e più approfonditi accertamenti. A questi si aggiungono i rilievi di natura acustica e biologica. Una telecamera nei box ha registrato, oltre alle urla della vittima, le parole "calma" e "ragazza", pronunciate da voci non ancora identificate che potrebbero appartenere sia a soggetti maschili sia femminili.
Sotto il profilo scientifico, l'indagine sconta anche l’immancabile “garlascata”. Si è perso, infatti, un reperto descritto come potenzialmente decisivo: un capello rinvenuto nella bocca della vittima, fotografato durante il primo sopralluogo, ma andato disperso nelle fasi di movimentazione e trasporto della salma, senza che ne fosse accertata la presenza del bulbo. Rimane invece agli atti il materiale genetico utile isolato dal genetista Emiliano Giardina: un profilo maschile non identificato, denominato "ignoto 3", rinvenuto sulla gonna della vittima, insieme ad altri tre profili biologici parziali estratti dagli indumenti.
Un capitolo centrale delle future indagini riguarderà, infine, proprio l'analisi criminologica suggerita anche dalla stessa Bruzzone, con particolare riferimento al taglio della gonna e degli slip operato sul corpo di Pierina Paganelli. L'assenza di tracce ematiche in corrispondenza dei tagli indica che l'azione non è contestuale alle coltellate, ma è avvenuta in una fase temporale successiva, probabilmente con una lama diversa e più piccola. Questa specifica modalità esecutiva, unita alla natura personale del movente, solleverebbe anche l’ipotesi di una mano femminile mossa da un risentimento legato alla sfera della condotta sessuale.