Tutti parlano di Milano come di una città grigia, fatta solo di uffici e di locali per il brunch vegano, toast ecosostenibili, yogurt al gusto di banana fermentata, matcha e baguette integrali con semini di sesamo bio e a chilometro zero, oppure negozi di candele da 45 euro in cera d’api dell’Himalaya. Poi ci sono pure quei cocktail bar che sembrano usciti da un algoritmo di Pinterest. La verità, però, è completamente diversa. Nella città più verticale d’Italia, punto di collegamento con la grande finanza globale, c’è un lato umano di grande pregio e una solida credibilità imprenditoriale alle spalle. Questo lato di Milano custodisce come un guardiano quello spirito autentico della metropoli meneghina.
Non sono i grandi marchi a fare di Milan quel grand Milan, ma i negozi di quartiere. Eh sì, quelli che tutti conoscono, veri e propri punti di riferimento per una grande e laboriosa comunità perennemente a contatto con le novità del mondo intero, dal food & beverage alla manifattura di quel made in Italy ormai sempre più da ripensare nel cosiddetto “sense of Italy”. È proprio qui che, forse, si gioca una delle partite più interessanti della Milano di oggi. Ci sono infatti 30 attività che stanno ridisegnando la città. Si va dal Mogo, un ibrido tra cocktail bar e discoteca con uno spazio di design ispirato ai locali norvegesi, in zona Lancetti, al Lubar, in pieno centro, tra i lounge bar più iconici e raffinati di Milano, partito da una piccola Ape Car e oggi con sede all’interno della Villa Reale. Vere e proprie storie di innovazione non già tecnologica, ma imprenditoriale, di gusto e di stile e, soprattutto, di coraggio e genialità. Lo stesso stile della sperimentazione più all’avanguardia, come quella di Noï, uno spazio a metà tra una boutique dove consumare tè giapponese – altro che il solito Matcha che ora va tanto di moda - e fare pilates nel cuore di Moscova. Stiamo parlando di idee vive che compongono un itinerario da percorrere a piedi oppure in bicicletta, davvero pazzesco. Certo, voi lettori direte che è una marchetta. Temevamo anche noi, in principio, che questo articolo si sarebbe ridotto a questo, ma la verità è che questo percorso d’esplorazione di una città stracolma di locali e spesso super inflazionata dagli stessi format senza passione è una bomba, perché Milano non è facile da scoprire come si crede. La guida presentata oggi a Palazzo Bovara da American Express insieme al Gruppo Giovani Imprenditori di Confcommercio Milano Lodi Monza Brianza e curata da nss edicola è una bomba. Punto. Poi diteci quello che volete, ma il giro di bevute e di esplorazione dei negozi più cool di Milano intanto noi ce lo facciamo: vi faremo sapere di che si tratta. Anzi, vi lasciamo pure il link di questa mappa sentimentale e commerciale che racconta trenta piccole realtà indipendenti guidate da una nuova generazione di imprenditori.
Gente che non ha ereditato soltanto un’attività, ma che ha anche la missione di traghettarla nel presente senza snaturarla. La tradizione, da sola, rischia di trasformarsi in nostalgia. L’innovazione, senza radici, è soltanto estetica. E Milano sembra aver capito che il futuro passa dalla capacità di tenere insieme entrambe le cose. D’altronde, non a caso, il 46% dei consumatori tra i 18 e i 34 anni, nell’ultimo anno, avrebbe aumentato i propri acquisti nei negozi di quartiere. L’Italia non è solo il prodotto fatto e finito in Italia, è pure tutto il contesto che lo circonda, l’ecosistema che gli consente una vita propria. È questo che rende viva una comunità come quella milanese, capace di raccontarsi anche perché in grado di riconoscersi in uno stile preciso. Questo ne fa una vetrina fondamentale non solo a livello nazionale, ma mondiale, anche grazie alla Fiera, sguardo sul mondo e del mondo su Milano. La verità vera è che, in un’epoca in cui tutto è disponibile ovunque e in qualsiasi momento.