image/svg+xml
  • Attualità
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca Nera
    • San Carlo
  • Lifestyle
    • Car
    • Motorcycle
    • Girls
    • Orologi
    • Turismo
    • Social
    • Food
  • Sport
    • MotoGp
    • Tennis
    • Formula 1
    • Calcio
  • Culture
    • Libri
    • Cinema
    • Documentari
    • Fotografia
    • Musica
    • Netflix
    • Serie tv
    • Televisione
  • Cover Story
  • Attualità
    • Attualità
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca Nera
    • San Carlo
  • Lifestyle
    • Lifestyle
    • Car
    • Motorcycle
    • girls
    • Orologi
    • Turismo
    • social
    • Food
  • Sport
    • Sport
    • motogp
    • tennis
    • Formula 1
    • calcio
  • Culture
    • Culture
    • Libri
    • Cinema
    • Documentari
    • Fotografia
    • Musica
    • Netflix
    • Serie tv
    • Televisione
  • Cover Story
  • Topic
Moto.it
Automoto.it
  • Chi siamo
  • Privacy

©2026 CRM S.r.l. P.Iva 11921100159

  1. Home
  2. Sport

12 giugno 2026

Tutta l’anima di Edin Dzeko nella lettera ai bambini della Bosnia: “Niente è impossibile”. Una favola Mondiale dai cecchini di Sarajevo all’impresa di Zenica contro l’Italia: la lezione d’amore di una leggenda

  • di Michele Larosa Michele Larosa

12 giugno 2026

Edin Dzeko ha scritto una lettera ai bambini della sua Bosnia prima dei Mondiali. È la favola straziante di un bambino che giocava a Monopoly mentre tremavano i muri, che tirava il pallone nei campi bruciacchiati e di un capitano che ce la fatta, con l'orgoglio di chi ha portato il suo popolo dove mai prima

Foto di: Ansa

Tutta l’anima di Edin Dzeko nella lettera ai bambini della Bosnia: “Niente è impossibile”. Una favola Mondiale dai cecchini di Sarajevo all’impresa di Zenica contro l’Italia: la lezione d’amore di una leggenda

Edin Dzeko ha scritto una lettera ai bambini della Bosnia. Ma nella lettera non c'è solo Dzeko, c'è la storia di un paese, di un popolo, di una zona d'Europa e di una fetta di storia. E non c'è solo un Dzeko, ma almeno due. C'è il bambino, quello cresciuto sotto le bombe e nei campetti bruciacchiati, e c'è il capitano, il capopopolo che chiama intorno a sé la sua nazione. Queste due anime convivono e si scambiano in un frammento che sembra uscito dalle pagine di un romanzo fra calcio e guerra.

L'inizio è ovviamente con i toni del capitano: “Cari bambini della Bosnia-Herzegovina” dice “Niente è impossibile”. “Siamo fortunati ad essere bosniaci. Non lo dico solo come uomo che ha realizzato il proprio sogno, ma come bambino che è sopravvissuto alla guerra, e che avrebbe potuto avere un destino molto diverso”.
Sogni e un destino che ha accomunato una generazione: Luka Modric che dormiva abbracciato a un pallone nei corridoi di un hotel per rifugiati a Zadar, Miralem Pjanic portato dai genitori in Lussemburgo mentre Zvornik bruciava, Mario Mandzukic cresciuto in Germania perché Slavonski Brod era in prima linea. Molti altri quel sogno non sono mai riusciti a realizzarlo.

Poi la lettera cede al bambino, e diventa una cronaca di guerra vista con i suoi occhi, semplice quanto straziante: “Giocavamo a Monopoly. Conoscete questo gioco? Era pericoloso uscire, perché i cecchini avevano circondato la città, così io e i miei cugini stavamo seduti sul pavimento vicino al balcone e giocavamo per ore. Sentivamo le sirene e le bombe. A volte il terreno tremava, e i pezzi del Monopoli finivano dappertutto”. Poi il calcio, desiderio proibito: “Volevamo tanto giocare a calcio fuori. Ogni giorno vedevamo persone innocenti portate via sulle ambulanze. Ma come si fa a tenere un bambino chiuso in casa per quattro anni? Non si può, e i nostri genitori lo sapevano. Ogni tanto, quando sembrava tranquillo, mia madre apriva la porta d'ingresso, e io uscivo a giocare con gli altri bambini del quartiere. Non dimenticherò mai lo sguardo che aveva quando apriva quella porta. Aveva un sorriso appena accennato, perché era così felice di vedermi giocare. Poi la guardavo negli occhi, e vedevo quanto fosse preoccupata che non tornassi più”.

A dieci anni, quattro dopo l'inizio, l'assedio finì. Ma la Bosnia era distrutta, e anche sognare sembrava un lusso: “I campi in erba che oggi vedete lì erano stati bruciati. Continuai a giocare a calcio solo perché lo amavo”. Lentamente, il paese si rialzò. E con lui, Dzeko. Le orme e l'ispirazione sono quelle di Shevchenko, poi il trasferimento in Repubblica Ceca lontano dai cari, il Wolfsburg, la maglia scambiata proprio con Sheva. “Il Manchester City mi comprò per 37 milioni. Poi passai alla Roma. Ero cresciuto in guerra. All'improvviso vivevo in una favola. Niente è mai impossibile. Nemmeno portare la Bosnia ai Mondiali”.
Eh già, Dzeko ce l'ha fatta a portare la Bosnia ai Mondiali, per ben due volte. La prima, in Brasile, è stata l'esordio assoluto per la nazionale balcanica: “Fu il giorno più bello della nostra vita”. E ora siamo tornati dice (nostro malgrado), parlando della vittoria con l'Italia a Zenica, con lo stesso Dzeko in panchina, il braccio fasciato, gli occhi chiusi, la testa appoggiata a quella del suo allenatore, ad ascoltare il rumore del popolo bosniaco invece di guardare. “Avevo una paura tremenda di Donnarumma”, ma la spregiudicatezza dei giovani gioielli bosniaci gli ha permesso di prevalere ai rigori. Quelli che la guerra non l'hanno vissuta ma se la portano dentro come ferita profonda e inconsapevole.

Edin Dzeko, capitano e leggenda della Bosnia
Dzeko a Zenica

La favola nera della Bosnia e di Dzeko si chiude con un lieto fine: “Quando scendo in campo, mi sento ancora un bambino, uno di voi, con le farfalle nello stomaco e gli occhi pieni di stelle. E ogni volta torno alla stessa conclusione. Ne vale la pena. Tutto quanto. Senza i momenti brutti, quelli belli non arrivano mai”.

Per Dzeko e per tanti bambini come lui, il calcio è stato evasione, gioia, speranza. Una porta socchiusa sulla vita normale, mentre fuori cadevano le bombe. È una storia che non appartiene solo ai Balcani degli anni Novanta, appartiene a chiunque, oggi, stia crescendo in mezzo alla guerra con un pallone tra le mani.

“Che viviate a Sarajevo, a Roma, o a St. Louis... Che siate musulmani, ebrei, cattolici o ortodossi... non dimenticate mai da dove venite. Siete bosniaci. Il mondo è ai vostri piedi. Con affetto, Edin”.

https://open.spotify.com/show/5T9xxCp5taZVjub6B8YF56

More

Odiare i Mondiali di calcio è cosa buona e giusta. In Usa, Canada e Messico comincia l’edizione più corrotta di sempre

di Domenico Agrizzi Domenico Agrizzi

La Haine

Odiare i Mondiali di calcio è cosa buona e giusta. In Usa, Canada e Messico comincia l’edizione più corrotta di sempre

Se c’è anche l’Italia ai Mondiali lo dobbiamo a Marco Balich, direttore artistico delle tre cerimonie di apertura in Usa, Canada e Messico. Il calcio in scena come nessuno aveva mai visto

di Michele Larosa Michele Larosa

buon mondiale

Se c’è anche l’Italia ai Mondiali lo dobbiamo a Marco Balich, direttore artistico delle tre cerimonie di apertura in Usa, Canada e Messico. Il calcio in scena come nessuno aveva mai visto

“Il cielo sopra Zenica”. La città che ospita l’Italia per i playoff Mondiali racconta una storia più importante del calcio: l’acciaieria ArcelorMittal e la lotta di chi non accetta di morire per il lavoro

di Domenico Agrizzi Domenico Agrizzi

C'è chi dice no

“Il cielo sopra Zenica”. La città che ospita l’Italia per i playoff Mondiali racconta una storia più importante del calcio: l’acciaieria ArcelorMittal e la lotta di chi non accetta di morire per il lavoro

Tag

  • Calcio

Top Stories

  • Ma perché la Federtennis (finanziata in parte da denaro pubblico) decide di scendere in campo per salvare La Stampa (privato)? La risposta è più complessa del previsto, c’entrano Sechi-Angelucci, Chiara Appendino e un braccio di ferro con il governo

    di Michele Larosa

    Ma perché la Federtennis (finanziata in parte da denaro pubblico) decide di scendere in campo per salvare La Stampa (privato)? La risposta è più complessa del previsto, c’entrano Sechi-Angelucci, Chiara Appendino e un braccio di ferro con il governo
  • Siamo rovinati! Roberto Mancini nuovo CT della Nazionale è la cosa peggiore che potesse succedere al nostro calcio. Altro che mondiali

    di Andrea Spadoni

    Siamo rovinati! Roberto Mancini nuovo CT della Nazionale è la cosa peggiore che potesse succedere al nostro calcio. Altro che mondiali
  • “Vinci troppo, così mi raggiungi”: a Monaco Hamilton incorona Antonelli, mentre anche Toto Wolff rimane senza parole (quasi)

    di Luca Vaccaro

    “Vinci troppo, così mi raggiungi”: a Monaco Hamilton incorona Antonelli, mentre anche Toto Wolff rimane senza parole (quasi)
  • Ma che personaggio è Isack Hadjar? Prima si prende il podio a Monaco con una Red Bull disastrata, poi fa guardare a Hamilton la MotoGP in conferenza stampa: che classe

    di Luca Vaccaro

    Ma che personaggio è Isack Hadjar? Prima si prende il podio a Monaco con una Red Bull disastrata, poi fa guardare a Hamilton la MotoGP in conferenza stampa: che classe
  • Forse non ve ne siete accorti, ma l’esordio di Kim Kardashian al fianco di Lewis Hamilton a Monaco è stato un disastro

    di Luca Vaccaro

    Forse non ve ne siete accorti, ma l’esordio di Kim Kardashian al fianco di Lewis Hamilton a Monaco è stato un disastro
  • L’impatto di Verstappen e Rossi, il mondo GT, la F1: a Monza ne abbiamo parlato con il Re del paddock, Stephane Ratel

    di Luca Vaccaro

    L’impatto di Verstappen e Rossi, il mondo GT, la F1: a Monza ne abbiamo parlato con il Re del paddock, Stephane Ratel

di Michele Larosa Michele Larosa

Foto di:

Ansa

Se sei arrivato fin qui
seguici su

  • Facebook
  • Twitter
  • Instagram
  • Newsletter
  • Instagram
  • Se hai critiche suggerimenti lamentele da fare scrivi al direttore [email protected]

Next

Dio salvi Roberto Mancini: ode al traditore che torna in Italia da ct della Nazionale. E chi non lo vuole se ne faccia una ragione: la verità è che siamo un popolo di finti santi e maledetti ingrati

di Gianni Miraglia

Dio salvi Roberto Mancini: ode al traditore che torna in Italia da ct della Nazionale. E chi non lo vuole se ne faccia una ragione: la verità è che siamo un popolo di finti santi e maledetti ingrati
Next Next

Dio salvi Roberto Mancini: ode al traditore che torna in Italia...

  • Attualità
  • Lifestyle
  • Formula 1
  • MotoGP
  • Sport
  • Culture
  • Tech
  • Fashion

©2026 CRM S.r.l. P.Iva 11921100159 - Reg. Trib. di Milano n.89 in data 20/04/2021

  • Chi siamo
  • Privacy