Lo sport qualche volta diventa l’occasione per raccontare dei luoghi. Raccontare i luoghi significa raccontare le persone. E raccontare le persone consiste anche nel raccontare delle lotte contro chi si crede abbastanza potente da sfuggire alle regole. L’Italia giocherà l’ultima partita dei playoff per andare ai Mondiali in Usa, Canada e Messico a Zenica, in Bosnia Erzegovina. Una partita difficile, in un ambiente caldissimo, aspetta la nazionale azzurra. Ma quel luogo, Zenica, da decenni racconta una storia ben più importante del calcio. Da oltre cento anni lì si lavora l’acciaio. Prima, quando quella era Jugoslavia, la “Madre acciaieria” era uno dei centri manifatturieri fondamentali del Paese. Gran parte dell’industria pesante statale veniva organizzata negli stabilimenti ai piedi delle colline che coprono la città. Nel 1992 arriva la guerra, e con la guerra arrivano i blocchi alla produzione, i tagli al personale, le chiusure, le privatizzazioni. Dall’inizio del conflitto al 1995, afferma l’antropologo Gianluca Candiani, vengono persi 20mila posti di lavoro. È uno stillicidio sociale. In quel momento qualcosa accade: lo Stato decide che non può più occuparsi del lavoro in quella regione, il compito passa in mano ai privati. Il cielo sopra Zenica diventa sempre più scuro.
Gli altiforni della fabbrica, nonostante i passaggi di mano e le crisi, lavorano 24 ore su 24, sette giorni su sette. I camini sbuffano incessantemente fumo nero, coprendo la città e avvelenando i suoi cittadini. The Sky Above Zenica, documentario del 2024, racconta la lotta portata avanti da attivisti di Zenica contro ArcelorMittal, colosso dell’acciaio che dal 2004 al 2025 ha controllato l’impianto. I registi Zlatko Pranjić e Nanna Frank Møller lasciano che siano i cittadini a parlare. Eko Forum Zenica è un gruppo eterogeneo. Il suo co-fondatore è Samir Lemes, ecoattivista e professore all’università di Zenica, è chiaro e netto nell’esporre tutte le contraddizioni dei progetti che punterebbero (condizionale obbligatorio) a risanare l’aria torbida della città. È chiaro che la responsabile principale dell’inquinamento è ArcelorMittal. Non servirebbe la formazione scientifica per capirlo. Ma la lotta di Eko Forum è fatta di dati, di conoscenza. Insomma, niente bandierine “green” sventolate, come vorrebbe il cliché costruito dagli anti-ecologisti, bensì scienza e logica contro il potere di una mega-fabbrica. A fianco di Lemes, attivisti già ammalati di cancro partecipano alla rivendicazione.
Decenni di richieste, di segnalazioni ignorate dal potere politico e dalle alte sfere della multinazionale, sfociano in un risultato raccontato proprio nel documentario: finalmente gli attivisti vengono ascoltati, finalmente possono fare delle domande a coloro che hanno deciso che era meglio continuare a lavorare ammalandosi piuttosto che forzare la mano con Mittal. Il problema sono le emissioni provenienti dalla cokerìa, un impianto lavorazione del carbone che rilascia sostanze tossiche e cancerogene. La fabbrica di Zenica non ha il filtro adeguato, dice Samir Lemes. A poco serve, quindi, il progetto voluto dalla Ebrd (European Bank for Reconstruction and Development) che punta a utilizzare i fumi tossici sputati fuori dalla cokerìa per produrre energia. Nel piano, infatti, non è previsto il filtraggio di quei fumi. Lemes chiede chiarimenti, ma arrivano solo risposte preimpostate: il progetto è fatto secondo criteri stabiliti e impiega la “miglior tecnologia disponibile”. Durante la conferenza di presentazione del piano, realizzabile grazie a un prestito di 50 milioni di euro (sottoscritto prima ancora della costituzione della società che ha il compito di realizzarlo), c’è chi ha il coraggio di parlare di piste ciclabili. Lemes e il suo gruppo ottengono che Mittal misuri la quantità di sostanze tossiche, inclusi i livelli di benzene, presenti nelle acque e nell’aria: nel fiume Bosna è stata ritrovata una concentrazione di idrocarburi policiclici aromatici (composti cancerogeni) 910 volte superiore alla soglia permessa; durante le quattro settimane di misurazione, i valori massimi di benzene rilevati nell’aria superavano di 254 volte il limite concesso.
A giugno del 2025 ArcelorMittal annuncia la decisione di vendere gli asset al gruppo bosniaco Pavgord. Il nuovo proprietario si farà carico di tutti gli operai impiegati nello stabilimento (circa 2700 persone). In una nota ufficiale Mittal ha dichiarato che la vendita era “la migliore opzione” per il proseguimento delle operazioni e “per i dipendenti”. A ottobre 2025 la transazione viene conclusa. Mittal comunicando il completamento della vendita, ci tiene a specificare che nel solo 2024 ha generato ricavi per 62,4 miliardi di dollari. È il secondo gruppo più grande al mondo nell’industria dell’acciaio.