I Mondiali, come le Olimpiadi, sono la massima espressione sportiva dell'umanità. Sì, dell'umanità nel senso della moltitudine di uomini sul pianeta Terra, che per circa un mese guardano (quasi) tutti dalla stessa parte. Con sogni, illusioni, speranze diverse, ma fianco a fianco, uno contro l'altro, solo sportivamente. Un grande simbolo di pace, di fratellanza fra i popoli, l'espressione migliore del nuovo mondo globalizzato senza retorica spicciola e forza. Solo un gioco che unisce. La cerimonia d'apertura è l'evento che tenta di mettere insieme tutto questo, di condensarlo in pochi minuti e consegnarlo al mondo. Quelli del 2026 saranno i Mondiali dei record. Record di squadre partecipanti, 48, allargando lo sguardo a nazionali che mai prima d'ora avevano preso parte a un Mondiale: Curacao, Capo Verde, Giordania, Uzbekistan. Il record di Paesi ospitanti, tre, Usa, Canada e Messico, così vicini quanto diversi. Anche il record di cerimonie d'apertura, tre anche loro, una per ogni ospitante.
Dietro? C'è sempre lui, il boss delle cerimonie, Marco Balich. Il produttore che ha firmato alcuni degli eventi più spettacolari degli ultimi vent'anni, Olimpiadi, Mondiali, concerti, anche l'Albero della Vita di Expo Milano. Veneziano doc, è lui l'uomo incaricato di orchestrare il trittico inaugurale, e lui che, in assenza degli azzurri, porterà alta la bandiera italiana. “È un motivo di grande orgoglio” ha raccontato a Undici. “Per la prima volta, uno studio creativo sia stato incaricato di organizzare i due più importanti eventi sportivi al mondo nello stesso anno. Da italiani, ci rende felicissimi”. Poi continua: "Le tre cerimonie saranno accomunate dall'idea di un battito cardiaco condiviso: quello del ritmo del gioco e della passione dei milioni di tifosi in tutto il mondo". Un filo conduttore che ha definito “la bellezza, la sorpresa, la meraviglia”, con i tifosi chiamati ad avere un ruolo attivo nello spettacolo, non solo da spettatori.
Si parte l'11 giugno, in uno degli stadi più leggendari della storia del calcio: l'Azteca di Città del Messico, ribattezzato Estadio Banorte per l'occasione. Lo stadio della partita del secolo Italia-Germania, della Mano de Dios, lo stadio che ha visto prima Pelè e poi Maradona alzare la Coppa del Mondo. Dopo il 1970 e il 1986 diventerà il primo stadio a ospitare partite di tre diversi Mondiali maschili. Il torneo e il trittico d'apertura prenderà il via proprio lì. Sul palco: Maná, Alejandro Fernández, J Balvin, Los Ángeles Azules, Belinda, Danny Ocean, Lila Downs, Tyla. E poi lei, Shakira, insieme a Burna Boy per cantare Dai Dai, l'inno ufficiale del Mondiale. Sedici anni dopo Waka Waka, la colombiana torna a fare da colonna sonora del calcio globale. Accanto a loro, a sorpresa, Andrea Bocelli, altro portatore del tricolore al Mondiale. Il concept visivo si ispira al papel picado, la tecnica artigianale messicana di decorazioni in carta ritagliata, affiancata da performance di artisti indigeni.
Il giorno dopo la festa si sposta più a nord, con Toronto che ospiterà la prima storica partita casalinga della nazionale maschile canadese in una fase finale di Coppa del Mondo, contro la Bosnia-Erzegovina. La cerimonia utilizzerà il concetto di mosaico culturale per raccontare la diversità del Paese da una costa all'altra, con riferimenti visivi alla natura canadese: boschi, aceri rossi, bisonti. “Tanta natura e animali”, ha confermato Balich. Sul palco Michael Bublé, Alanis Morissette, Alessia Cara, Jessie Reyez, Elyanna, Vegedream, Nora Fatehi e DJ Sanjoy. Gran finale poi a Los Angeles prima della sfida tra Stati Uniti e Paraguay. La cerimonia californiana è quella con il lineup più orientato alla portata televisiva globale: sul palco Katy Perry, Ava Max, Future, Anitta, LISA (ex BLACKPINK), Rema e Tyla — pop da classifica, rap, K-pop, afrobeats e sonorità latine. Una grande chiusura in stile notte degli Oscar, ha detto Balich: “un oceano di glitter”.
“Puntiamo a introdurre una sorta di nuova liturgia delle cerimonie inaugurali Fifa”, ha dichiarato Balich a GQ. Un format che in Qatar era già iniziato, ma che lui stesso ammette essere stato “sgambettato all'ultimo minuto” da un elemento religioso non previsto. La sua filosofia è netta: “Una buona cerimonia deve mantenere la più rigorosa laicità, tanto dal punto di vista religioso quanto da quello politico. Non deve essere né di destra né di sinistra”. Per questo la triade della Coppa del Mondo 2026 sarà multiculturalità e identità insieme, “punteremo sull’identità di Usa, Messico e Canada, perché l’identità non tradisce mai” ha detto a Repubblica.
Tre Paesi, tre palchi, un solo Mondiale e l'infinità di storia e di storie che solo un evento come questo può condensare. Buon Mondiale.