L’indagato resta l’unico indagato, Andrea Sempio. Il condannato, Alberto Stasi, secondo la Procura, non è mai stato l’assassino. La notizia clamorosa, però, è che gli eroi, probabilmente, non sono mai stati eroi. Neanche quando sembravano i salvatori di ogni indagine e su di loro si facevano persino i telefilm. Sia inteso: gli esseri umani sbagliano, ma in ciò che arriva dalla Procura della Repubblica di Pavia c’è neanche troppo velatamente scritto che c’era chi, già 19 anni fa, poteva sapere che Alberto Stasi non ha ucciso Chiara Poggi. Il famoso DNA di Chiara Poggi sui pedali della bici di Alberto Stasi che è stato – insieme a altri elementi – a fondamento della sentenza di condanna della Cassazione in verità non è mai esistito.
Niente sangue. Niente saliva. Niente materiale organico. Solo un primo esame che aveva fornito un esito errato, poi smentito da esami successivi che, però, sono rimasti nascosti e i cui verbali sarebbero venuti alla luce solo oggi. Con 19 anni di ritardo e un essere umano che ha trascorso in carcere gli ultimi dodici della sua vita. Che c’entra tutto questo con Andrea Sempio? Bisogna ammetterlo: c’entra poco. Ma è la prima vera notizia da raccontare oggi, dopo che alle 15,29, con una PEC, la Procura della Repubblica di Pavia ha inviato l’informativa di chiusura indagini.
Ora Andrea Sempio, che resta indiziato e su cui l’accusa non è cambiata di una virgola (confermate anche le ipotesi sulle aggravanti), avrà venti giorni di tempo per replicare alle accuse. E, magari, anche per parlare e presentarsi davanti ai magistrati. Successivamente si procederà alla richiesta di rinvio a giudizio, ma ci sarebbe comunque un margine di diversi mesi che la Procura della Repubblica potrebbe sfruttare. Quasi nove in tutto che c’entrano niente con una proroga.
L’impianto accusatorio, almeno dalle primissime indiscrezioni che trapelano, è rafforzato dalle ulteriori consulenze e le novità più clamorose riguarderebbero una nuova testimonianza sull’Impronta33 (quella di cui s’è perso – guarda caso – il grattato dell’intonaco), la compatibilità del piede con una scarpa taglia 42 e, ultima ma non ultima, la conferma che Chiara Poggi s’è difesa prima di essere ammazzata nella villetta di via Pascoli in quel maledetto 13 agosto del 2007. Si parla di particelle metalliche su coscia, polso e in altre parti del corpo della povera ragazza. La difesa di Sempio farà le sue valutazioni e produrrà le contromosse, ma veri elementi ulteriori sul conto del commesso di Vigevano non sono emersi. Semmai si sono rafforzati quelli che si conoscevano già. Con, in più, pure la soluzione del “giallo sulla Catanesi”. Il lavoro del professore, chiaramente, c’è, con giudizio sospeso, però, da parte della Procura “sulla capacità di Andrea Sempio”.
Un conto, però, è leggere velocemente un comunicato stampa diffuso nel pomeriggio di oggi e un altro sarà esaminare riga per riga la nuova informativa e le consulenze che la completano. Ci vorrà tempo. Forse ce ne vorrà molto meno, invece, per avere conferma di un terremoto imminente: possono essere stati già aperti nuovi fascicoli e verosimilmente saranno in molti a dover rendere conto dell’operato del 2007. Ma anche di quello del 2017. Tanto che la stessa Arma dei Carabinieri, secondo indiscrezioni, sarebbe pronta a mettersi in prima linea per tutelare la propria onorabilità.