Il tempo. Come sempre sarà il tempo – ammesso che ci riuscirà davvero – a risolvere tutto anche per il delitto di Garlasco. Ma attenzione: no il tempo che è passato, bensì quello segnato dagli orologi. O dai contatori. La sentenza definitiva vuole Chiara Poggi uccisa tra le 9.15 e le 9.35 di quel 13 agosto 2007. Forbice stretta. Quasi esasperata: fondamentale per far coincidere l'azione dell'assassino con la finestra d'ombra dell'allora studente bocconiano, prima che le tracce digitali (che qualcuno aveva provato a cancellare) sul suo computer ne certificassero la presenza a casa a partire dalle 9.35. Oggi che la difesa lavora alla richiesta di revisione — tra perizie genetiche, impronte di scarpe e le intercettazioni del 2017 a carico di Andrea Sempio — molto tornerà a giocarsi proprio sul tempo. E, inevitabilmente, sui reperti anatomici. Ecco perché si è tornati con così tanta insistenza a parlare di quel contenuto gastrico rianalizzato dalla professoressa Cristina Cattaneo. La consulente della Procura ha isolato nello stomaco della vittima amidi di frumento, riso e frammenti di frutta, riconducibili a quella colazione a base di cereali rimasta a metà sul divano di casa Poggi. Il dato medico-legale dice che la digestione era parziale, avviata da un tempo stimato tra i 30 minuti e le due o tre ore al massimo prima del decesso.
Da qui la tendenza degli attuali inquirenti a agganciare l'ora della morte a un orario precoce, attorno alle 9.45, sovrapponendo il dato biologico alle presunte consuetudini della ragazza: l'allarme disattivato, la porta aperta per far uscire i gatti. Un incastro logico. E quell’incastro, se trasformato in certezza scientifica, basterebbe, da solo, a togliere definitivamente dalla scena del crimine Alberto Stasi. E’ per questo che si proverà a andare ancora più a fondo. Quale è la strada che potrebbe essere seguita l’ha spiegato, con un lungo post sui social, il professor Francesco Maria Galassi. “Il digesto gastrico – scrive - è un altro elemento che indebolisce la necessità di una morte precoce”. Il motivo è semplice: senza una prova circostanziale incontestabile che stabilisca il minuto esatto in cui Chiara portò alla bocca l'ultimo cucchiaio di cereali, la biochimica dello stomaco non può essere usata a senso unico. Anzi, potrebbe aiutare più la difesa di Stasi che quelli che difendono la sentenza di condanna.
“Il limite – prosegue - impedisce di usare il digesto sia per posticipare artificialmente la morte sia per anticiparla. E è precisamente qui che il dato diventa interessante in rapporto alla posizione di Stasi”. Se manca l'ancora di partenza, il digesto rimane una grandezza relativa. “Se si vuole sostenere una morte necessariamente collocata nella finestra immediatamente successiva alle 9 – aggiunge il docente dell’Università di Pavia - il contenuto gastrico non fornisce un sostegno selettivo a questa ipotesi”. Il quadro si farebbe ancora più rigido nei confronti del teorema d'accusa quando la digestione viene incrociata con gli altri parametri tanatologici. Il metodo quantitativo di Henssge proietta l’intervallo di morte in una fascia estesissima, tra le 7:00 e le 12:30. E quando la Cattaneo affianca al raffreddamento cadaverico il livello di rigor e livor, la convergenza della letteratura medica tende a scivolare più avanti nell'arco della mattinata.
“Non abbiamo un singolo parametro capace di dire ‘Chiara è morta dopo le 10’ - spiega ancora Galassi - Abbiamo però un metodo quantitativamente robusto che lascia aperta tutta la mattinata, due fenomeni cadaverici che tendono verso la parte più tarda di quella finestra e un contenuto gastrico compatibile con una morte relativamente prossima alla colazione, senza alcuna capacità di privilegiare specificamente la finestra 9:12–9:35. La conclusione corretta non è dunque che il digesto scagioni Stasi. Sarebbe troppo. È qualcosa di più sottile e, proprio per questo, più resistente: la collocazione dell’omicidio nella finestra temporale utile a Stasi non emerge dalla consulenza Cattaneo come una necessità biologica, tanatologica o digestiva. Il digesto è un ulteriore elemento che non soccorre l’ipotesi di una morte necessariamente precoce. E è forse questa la formulazione pro-Stasi più forte che il dato consente: non dimostrare che Chiara morì tardi, ma dimostrare quanto scientificamente fragile sarebbe sostenere che dovette morire presto”.