Quella per la Società Sportiva Lazio è una guerra tra due schieramenti di potere che si contrappongono nella grande battaglia su Roma. Una battaglia alla luce del sole ma sottile, che tuttavia lascia delle tracce, a partire da quelle che abbiamo raccolto, anche stavolta da soli, nell’Auditorium Parco della Musica di Roma.
Roma non si governa, si gestisce. La differenza fondamentale è che i governi cadono, mentre il potere, quello vero, resta.
Roma Capitale la gestisci con l’influenza, con gli accordi commerciali, frequentando gli ambienti giusti, stringendo le mani delle persone che contano, passando dai salotti o, lo abbiamo visto di recente, da alcuni ristoranti chiave. Alla fine, se te la giochi bene, finisci in quella schiera ristretta di nomi che si spartisce i ruoli all’interno delle istituzioni, delle fondazioni, delle banche, dei grandi studi della Capitale, delle società sportive.
Allora non serve necessariamente cercare legami oscuri, ma basta guardare ai funzionari, yes men e comparse che svolgono ogni giorno il lavoro per conto dell’élite, alla luce del sole, spesso legalmente (altre volte no). Gli organigrammi delle società, le amministrazioni trasparenti, tutto quel groviglio tra burocrazia e bullshit-job che compone il sistema scheletrico del Paese reale.
Alcune storie dell’ultimo anno lo dimostrano. Le nostre inchieste sull’Auditorium Parco della Musica di Roma e il caso Ranucci-Lavitola, con tutto quello che abbiamo scoperto quest’estate, e ora anche l’affaire Lotito, con la Procura di Roma che indaga sul numero uno e il numero due della Banca del Fucino e, in piena Lavitola wave, su un altro ex faccendiere e collaboratore de Il Tempo, Luigi Bisignani.
Primo nome: Claudio Lotito, patron della società sportiva Lazio, uomo dei Berlusconi a Roma e non solo. Nel 2023 il Cavaliere lo fa responsabile regionale di Forza Italia in Molise, dopo un tentativo fallito di farlo eleggere come senatore nel collegio plurinominale della Campania già nel 2018. A primavera di quest’anno, su spinta anche di Marina Berlusconi, è stato il promotore della raccolta firme per detronizzare Gasparri (ironicamente tifoso della Roma) per affidare il ruolo di Capogruppo di Forza Italia in Senato a Stefania Craxi.
A giugno del 2025, come riporta Il Domani, Lotito denuncia pressioni, campagne diffamatorie, proteste ai suoi danni e persino minacce di morte. La Procura decide di indagare per estorsione e aggiotaggio, cioè manipolazione del mercato, e individua cinque figure: i giornalisti Stefano Greco e Rodolfo Bada e i tifosi Fabio Russo, Lorenzo Silvestri e Renato Calcara. È approfondendo la pista delle proteste che emergono gli altri nomi. Ad aver raccolto i fondi per le manifestazioni sarebbe stata infatti la Fondazione Noi Oltre 365, intestata ad Alessia Abramo, figlia di “Pluto” (Ettore Abramo), il braccio destro di Francesco Piscitelli (aka Diabolik), storico capo degli Irriducibili, gli ultras della Lazio, ucciso il 7 agosto 2019 con un colpo di pistola alla testa al Parco degli Acquedotti di Roma. E guarda caso la notizia dei nomi degli indagati nel caso Diabolik esce il 15 settembre 2025, sei giorni dopo l’arresto dei sette presunti mandanti dell’omicidio del capo ultras. Solo coincidenze.
Secondo gli inquirenti, questa società avrebbe ricevuto dei finanziamenti da Francesco Maiolini, amministratore delegato della Banca del Fucino. “Successivamente alla perquisizione dei coindagati nonché all’estrapolazione dei dati acquisiti sui dispositivi in uso ai medesimi,” si legge nel decreto di perquisizione della Procura di Roma, “è emerso che l’attività, o alcune delle attività di denigrazione e diffusione attraverso i social network sono state in tutto o in parte finanziate da Francesco Maiolini amministratore della Banca del Fucino”. Ecco un altro nome. Pare, ma lui smentisce, che sempre Maiolini abbia anche versato dal suo conto personale 4 mila euro per l’aereo con lo striscione “Lotito libera la Lazio” che ha sorvolato il centro sportivo di Formello il 22 luglio 2025.
Il Nucleo investigativo dei carabinieri, riporta il Corriere della Sera, ha poi perquisito anche il presidente della Banca del Fucino Mauro Masi, il terzo nome, ex direttore generale Rai durante il Berlusconi IV e uomo di palazzo tra gli Anni Novanta e i primi Duemila. Masi, sempre al Corriere, nega qualsiasi coinvolgimento e aggiunge: “La mia unica colpa è quella di essere, come tantissimi a Roma e in Italia, tifoso della Lazio. Querelerò”.
C’è poi un’altra figura che sarebbe coinvolta, quella di Luigi Bisignani, il nostro quarto nome. Ex faccendiere (definito dallo studioso Aldo Giannuli “manager del potere nascosto”, introdotto all’attività istituzionale giovanissimo grazie alla spinta di nientepopodimeno che Licio Gelli) ed ex giornalista, ufficialmente radiato dall’Ordine nel 2000, ora editorialista de Il Tempo. Bisignani avrebbe firmato degli articoli contro Lotito, tra cui uno del 31 maggio 2026, Stadio senza tifosi, Lotito come Nerone? Se il mondo Lazio brucia, nel quale parlava di una presunta offerta d’acquisto della ss da parte della JP Morgan e in cui si consigliava, per il futuro della società sportiva, di coinvolgere come referenti esperti di finanza proprio Masi e Maiolini della Banca del Fucino.
Banca del Fucino è un istituto bancario privato romano che esiste da un secolo e ha attraversato la storia d’Italia, dal fascismo alla prima Repubblica fino a oggi. Nel corso degli ultimi anni sono entrati a far parte della compagine societaria realtà come l’Enpam (cassa previdenziale dei medici italiani) e la cassa nazionale di previdenza dei Ragionieri (in tutto sono 5 gli istituti di previdenza coinvolti), e nel 2024 anche a VM 2006 di rilevare, con una sottoscrizione di 3 milioni, lo 0,98% del capitale, entrando così nel giro romano. VM 2006 è controllata da Fincal, una società che fa parte del portafoglio societario della Fgc, la holding di Francesco Gaetano Caltagirone. Ecco il quinto nome. È lui il personaggio apicale di una corrente di cui fanno parte Masi e Maiolini ma non solo. Dall’altra parte, invece, c'è Lotito (e cioè il mondo di Marina Berlusconi).
Caltagirone non è solo un imprenditore, ma una delle persone più potenti di Roma e uno dei protagonisti del cosiddetto “risiko bancario”, che coinvolge, oltre a lui, la holding Delfin (la finanziaria della famiglia Del Vecchio) e Banca Monte dei Paschi di Siena (Mps), di cui è secondo finanziatore proprio dopo Delfin. Non solo: Caltagirone, attraverso il suo gruppo, ha una partecipazione diretta anche in Generali (mentre è riconducibile a Mps, tramite Mediobanca, di cui prima della fusione fu azionista sempre Caltagirone, un’ulteriore 13,35% del capitale del gruppo assicurativo).
A partire dagli anni Settanta Caltagirone si fa da sé investendo nel settore immobiliare e poi, nei primi anni Ottanta, in quello dell’edilizia urbana, prima con l’acquisizione di Vianini S.p.a. e poi comprando dall’Iri la Cementir S.p.a nel 1992. Nel corso degli ultimi trent’anni, parallelamente, Caltagirone ha collezionato quotidiani a tiratura nazionale tramite la Caltagirone editore: Il Messaggero, nel 1996, e un anno dopo Il Mattino di Napoli e Il Corriere adriatico, fino ad arrivare a comprare il Gazzettino nel 2006, Leggo, Nuovo Quotidiano di Puglia e la concessionaria di pubblicità Piemme Media Platform. Insomma, finanza, edilizia e informazione.
L’influenza di Caltagirone nel circuito politico e culturale romano è dunque evidente, ma non finisce qui. Perché a capo di una delle più importanti istituzioni culturali della Capitale c’è un suo caro amico, Raffaele Ranucci, altro protagonista delle vicende romane tra politica, sport e folklore. Diciamo folklore perché l’ex senatore del Partito Democratico è noto per essere il proprietario della Skagerrak, un’imbarcazione del 1939 costruita dalla marina tedesca e commissionata per Adolf Hitler. Ranucci è stato anche responsabile della sezione giovanile dell’As Roma, e si è vantato in varie interviste di aver scoperto lui, in illo tempore, Francesco Totti. Della serie: Roma chiama Roma.
Ranucci ha posseduto anche l’Holliday Inn, grandissimo albergo romano coinvolto in una brutta storia di crisi debitoria tirata fuori dal Fatto quotidiano nel 2012, che raccontava appunto di 30 milioni di debiti maturati, con ricadute dirette sui lavoratori. L’amicizia tra Ranucci e Caltagirone è certificata, per così dire, dal fatto che quest’ultimo fece persino da testimone di nozze, nel 2022, all’ex Democratico.
Ma Ranucci è soprattutto l’amministratore delegato della Fondazione Musica per Roma, che gestisce l’Auditorium Parco della Musica “Ennio Morricone”, al centro della nostra ultima inchiesta sulle fondazioni culturali italiane. La storia è vasta, ha coinvolto i sindacati ed è finita al Tar del Lazio. Nasce da un ricorso di alcune società di catering contro un affidamento di cui fra poco vi parleremo, ma si è esteso ad altre gare poco chiare, come quella del ristorante dell’Auditorium, e tocca direttamente l’ad Ranucci anche per via della nomina controversa del suo braccio destro, Marina Libonati, factotum dell’ex senatore da ben prima dell’Auditorium, e riguardo alla cui nomina non c’è traccia documentale nella sezione Amministrazione trasparente dei siti ufficiali della Fondazione.
Come detto, Caltagirone entrerà in Banca del Fucino nel 2024. Chi inizia a lavorare proprio in quello stesso istituto a settembre del 2024? La figlia di Raffaele Ranucci, Alice Ranucci, prima come Strategic Marketing & Sustainability Specialist e poi, da marzo del 2025, come ESG Coordinator (che si occupa della strategia di sostenibilità di un’azienda). Bene, a maggio del 2025 Ranucci annuncia in Campidoglio che la Banca del Fucino, dove lavora la figlia e al cui capitale partecipa il suo testimone di nozze, sarà main sponsor della Fondazione Musica per Roma, di cui lui è amministratore. Lo stesso Bisignani, in passato, aveva scritto di Ranucci in Auditorium, ed è abbastanza curioso vedere che ora sembra essere stato quasi neutralizzato, o meglio assorbito, dalla corrente di Caltagirone, e dunque dell’ex senatore Pd. Ora la Fondazione Musica per Roma viene indicata nell'elenco delle Partnership per il Sociale" nella sezione ESG della Banca del Fucino, in cui lavora Alice Ranucci. Cosa prevedeva questa sponsorizzazione? In sostanza la presenza esclusiva di Banca del Fucino all'interno dell'Auditorium, dai pos in biglietteria alla presenza di un pos della Banca del Fucino all'interno degli spazi dell'Auditorium, dai loghi nelle locandine e nelle pubblicità della Fondazione. Parallelamente, ad aprile del 2025, Ranucci diventa consigliere d'ammministrazione de Il Messaggero S.p.a., la società del quotidiano romano di proprietà dei Caltagirone.
Fondazione che, come detto, è stata al centro di una nostra inchiesta, condotta in esclusiva, riguardo ad alcuni affidamenti poco chiari, uno dei quali arrivato al Tar del Lazio. Si tratta della manifestazione di interesse che ha portato, all’inizio di quest’anno, all’’incarico per il servizio di catering nei locali dell’Auditorium alla Palombini S.r.l. (6 marzo 2026). L’assegnazione è stata confermata nonostante il ricorso e nonostante un’altra stortura palese, quella che riguarda l’obbligo di riassorbimento, la cosiddetta “clausola sociale” dei lavoratori già in servizio all’Auditorium, eliminata la quale l’Auditorium avrebbe stranamente avvantaggiato il candidato vincitore (non obbligato a stipendiare nessuno della vecchia guardia) piuttosto che le persone in servizio. A giugno di quest’anno il Tar si è però pronunciato contro l’Auditorium e la stessa Palombini S.r.l., che ora si trova a dover pagare le spese legali del ricorso.
Ma la Palombini S.r.l. non è una società di catering qualsiasi. Nata nel 1963, è presente in alcune delle più importanti e prestigiose sedi della Capitale, dalle Scuderie del Quirinale al Palazzo delle Esposizioni, passando per l’Università Luiss Guido Carli e il Palazzo dei congressi. Quest’anno ha collaborato anche agli eventi delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026. Il presidente della Palombini è Sergio Paolantoni, classe 1960, membro di giunta della presidenza di Confcommercio Roma e presidente dal 2020 al 2026 della Fipe Confcommercio Roma, la sezione capitolina della Federazione italiana pubblici esercizi. Ecco un altro nome.
Non solo. Negli anni dell’inchiesta Mondo di mezzo (Mafia Capitale) Palombini S.r.l. risultava intestataria dell’Audi A1 targata EH707PF, la macchina usata spesso da Massimo Carminati, il “cecato” di Mafia Capitale, che usava trovarsi e discutere con i suoi contatti, tra l’altro, proprio al bar Palombini in zona Eur. Il presidente Paolantoni ha sempre negato qualsiasi coinvolgimento con Carminati, sostenendo di conoscerlo solo di vista, anche se nelle intercettazioni riportate nel 2014 dal Fatto quotidiano si riferiva a lui, a se stesso e al capo della concessionaria, Luigi Seccaroni, dicendo che erano "tre amici" e tre “persone per bene”, e dicendo che la macchina era in leasing e di fatto veniva gestita dal concessionario a cui si appoggiava Carminati.
Eccolo, almeno in parte, il bestiario dei potenti di Roma Capitale, che fibrilla e si muove più o meno in superficie, più o meno alla luce del sole, per spostare i pesi e calibrare il potere in ogni spazio strategico nella città eterna. Due fazioni che, per quanto fluide e liquide, se non hanno colore politico hanno quantomeno delle sfumature politiche ben definite (alcune palesi ed evidenti, come nel caso di Lotito). Una lista di nomi ai quali si aggiungono i personaggi del caso Lavitola-Ranucci, pezzi grossi dell’editoria e, come vi abbiamo mostrato, legati ad affari nel settore del carbon credit in Africa. Gente che si incontrava in un altro locale chiave di questa storia. Quel Cefalù, il ristorante di Valterino, frequentato dalla crème de la crème dei giornalisti italiani, da Paolo Mieli a Sigfrido Ranucci, dove si possono mangiare degli ottimi spaghetti con le vongole sgusciate. E dove, al momento del dessert, si può chiedere un caffè. Servito rigorosamente in una tazzina griffata Palombini.