Tra il galà di beneficenza e Benjamin Chimutengo, Sigfrido l'africano continua a raccontare la sua versione della storia. Lui non c'entra, non parla, non si siede, non mangia, ma puntualmente foto, dichiarazioni e interviste dicono altro. Lo ha fatto anche, appunto, per quanto riguarda Benjamin Chimutengo, il socio africano di Lavitola, che potrebbe essere l'uomo dietro il misterioso “socio locale” messo in mezzo da Ranucci nell'intervista al giornale dello Zimbabwe. Chimutengo, ricordiamo, da socio del faccendiere è stato poi coinvolto in un contenzioso legale con Lavitola dopo l'emersione di alcune opacità nella gestione. “Sono chiaramente io” ci ha detto dopo aver letto l'intervista del conduttore di Report al The Standard, e il giornalista del settimanale africano Kenneth Nyangani ha confermato: Ranucci parlava di Chimutengo.
Quando lo abbiamo telefonato per chiedergliene conto, Sigfrido ha riattaccato prima ancora che riuscissimo a porgli la domanda; ci ha provato Gabriele D'Angelo di Filorosso, che lo ha intercettato a margine di una manifestazione.
Su Chimutengo Ranucci risponde nel servizio andato in onda martedì: “Non l'ho manco nominato. Non so chi sia e non l'ho mai incontrato”.
Tutto giustissimo, del resto ci sono anche delle mail fra Ranucci e Lavitola, successive all'intervista, in cui il povero Sigfrido continua a chiedere l'identità del “corruttore millantatore”. Ma piuttosto andrebbe chiesto perché rilascia un'intervista a un giornale dello Zimbabwe su un “corruttore millantatore” di cui non sa nemmeno l'identità? Su richiesta di chi? E c'era davvero un'inchiesta di Report in corso? Visto che, ai nostri microfoni, il suo ex alfiere Giorgio Mottola l'ha definita “un'assoluta falsità”.
E Ranucci, invece che chiarire e rispondere nel merito, preferisce buttarla in caciara. Ha fatto lo stesso con Libero, in merito alla notizia pubblicata da Giacomo Amadori sulla sua presenza ad una cena di beneficenza per l'Uganda.
“Altro falso dei giornali del gruppo Angelucci. Non mi sono mai seduto a quei tavoli, non ho cenato, non ho mai parlato di fondi” ha detto il conduttore su Facebook, ma Amadori su Libero risponde: “Non dice ‘non sono andato'. Dice ‘non mi sono seduto'”. E l'interpretazione perfetta la dà Natalia Potenza, ex compagna di Lavitola ora accusatrice, che sempre al giornale diretto da Sallusti dice: “Che sia stato seduto, in piedi o sdraiato non importa: il fatto è che ci è andato”. Ci sarebbe andato per fare da volto e garante all'amico, e infatti ci sono delle foto che lo testimoniano e lo sbugiardano.
Insomma, se Ranucci vuole davvero interrompere questa “character assassination” che sarebbe in atto nei suoi confronti dovrebbe iniziare ad essere chiaro e trasparente. Parlare, dire la sua versione dall'inizio alla fine, non attraverso maldestre rettifiche quando le notizie sono già uscite. Non ha parlato di Lavitola e del suo coinvolgimento, della cena al Cefalù con i vertici di Urban Vision, dell'intervista al The Standard, di Chimutengo. Poi, a giochi già fatti, cerca di metterci una pezza, ma solo su quello che vuole. Mezze verità, così le ha definite Libero, ed è il termine più calzante: verità inappuntabili in sè, ma che lasciano diversi spifferi aperti. E così facendo, il caro Ranucci, i dubbi, piuttosto che fugarli, non fa che alimentarli.