C'è qualcosa che non torna nel periodo che corre tra l'esplosione della bomba sotto casa di Sigfrido Ranucci ad ottobre e l'arresto di Valter Lavitola ad agosto. Ci sono le misteriose conversazioni eliminate fra Ranucci e Lavitola che chissà cosa nascondono, ma ci sono anche i vari tentativi di depistaggio delle indagini. Noi ve ne avevamo parlato già ad inizio luglio, quando è spuntato fuori il nome di Lavitola ed è tramontata la pista principale fino a quel momento, quella del cantiere navale.
Ci siamo chiesti: ma se davvero il mandante è Lavitola, allora le ipotesi precedenti, quelle lettere anonime giunte alla redazione di Report e alla procura, erano dei tentativi di depistaggio?
Oggi ne parla anche Giacomo Amadori su Libero, ritirando fuori la "pista albanese". Ranucci, dice, il 2 luglio, poco prima della perquisizione a Lavitola, la presentava agli inquirenti come possibile strada da vagliare insieme a camorristi, fascisti, servizi segreti. "In aggiunta ci sono stati i servizi sugli albanesi" dice "ma non ho un nesso con gli arrestati". Non c'è un nesso con gli arrestati, ma gli arrestati un qualche nesso con l'Albania ce l'hanno: anche loro, infatti, sarebbero stati instradati dai mandanti verso quella strada per sviare la procura. "Qualora fosse stato arrestato, egli avrebbe dovuto riferire che l'ordigno lo aveva piazzato per conto di un albanese conosciuto ad Ostia tre giorni prima per affari di narcotraffico, che gli aveva dato come contropartita 3000 euro, ma che lui non conosceva chi fosse l'obiettivo" scrive il Gip Iole Moricca riferendosi a una comunicazione che Pellegrino D'Avino avrebbe fatto al padre Antonio Passariello.
E allora, parlando di albanesi, viene subito in mente quella lettera anonima, giunta appena 20 ore dopo l'esplosione dell'ordigno, alla Direzione investigativa antimafia. La mail recita: "Il mandante dell'attentato al giornalista Sigfrido Ranucci è il potentissimo narcotrafficante albanese e assassino molto pericoloso...". Si riferisce ad Artur Sheu, imprenditore accusato di essere fra i capi della mafia albanese, interessato dal servizio di Report sui centri per migranti in Albania "(Hot) Spot albanese".
"L'attentato," continua la lettera, "è anche un messaggio per tutti i giornalisti investigativi italiani che hanno fatto indagini su Sheu". Il riferimento è a Nello Trocchia del Domani, che è anche il giornale che rende poi pubblica la lettera.
È la primissima pista che passa sotto gli occhi degli inquirenti dopo l'esplosione. Viene vagliata ma, povera di riscontri, lasciata lì. Ma ora, alla luce delle condotte degli esecutori materiali, emerge un'ipotesi di depistaggio comune. Dopo la bomba l'interesse era di spostare l'attenzione verso l'Albania, e anche gli esecutori avrebbero dovuto confermare la versione. La domanda però è sempre la solita: Sigfrido sapeva?