Nessuno ha il coraggio di dirlo così come va detto. No, non ci riferiamo al fatto che Ranucci si è messo la bomba da solo, che è una cazzata. Ma al fatto che più vengono fuori dettagli sulla vita di Ranucci, più Ranucci si sta rivelando uno dei più grandi trombatori di Roma, che di per sé è una qualità, mica siam bigotti da queste parti. Però ecco Ranucci trombatore non ce lo facevamo. E invece a quanto pare lo è. Anche se potevamo sospettarlo, d'altronde giornalista d'inchiesta e amore per la gnagna sono sempre andati d'accordo. E allora tanto vale parlarne, perché la pista sentimentale - dicono i ben informati - o comunque un coinvolgimento sentimentale in questa vicenda è tutt'altro che scartato.
A rivendicare a gran voce l'amore di Ranucci per le donne, innanzitutto, non siamo noi, ma lo stesso conduttore, che nel suo libro si autodescrive come una sorta di investigatore noir uscito da un romanzo di Chandler, tutto cosce, informatori poco raccomandabili e sgambetti ai potenti. Parla in particolare di due sue amanti: la prima la chiama “Karoline”, probabilmente un nome di fantasia, una ragazza che gli si sarebbe avvicinata per uno stage nella redazione di Report. Dal lavoro è subita nata una relazione sentimentale, interrotta bruscamente alla scoperta, pensate un po', di un'altra amante di Ranucci. E via con la la seconda, descritta nel sesto capitolo, tal “Emilia”, un'informatrice per un'inchiesta con cui avrebbe intrattenuto una relazione durata circa una anno e mezzo, e conclusasi, di nuovo, dopo la scoperta di alcuni tradimenti. Ah, piccolo dettaglio, Sigfrido Ranucci è sposato dal 1995, mentre i fatti raccontati nel libro risalgono agli anni intorno al 2012.
E, sempre a proposito di rapporti disinibiti all'interno delle mura Rai, nel 2021 era approdato in Commissione di Vigilanza una lettera anonima contenente dure accuse contro il conduttore di Report. Presunte relazioni con alcune colleghe, accuse di averle favorite e di aver mobbizzato altre. Illazioni poi archiviate come infondate.
Ha suscitato qualche sospetto anche la sua chiacchierata frequentazione, ufficialmente solo professionale e giornalistica, con Maria Rosaria Boccia. Tra il conduttore di Report e l'ex amante-killer (politica) di Gennaro Sangiuliano ci sarebbero stati frequenti incontri, si parla anche di due o tre volte a settimana, oltre che numerose chat poi finite in mano agli inquirenti della Procura di Roma sul caso Sangiuliano.
Si dice poi che, dopo l'uscita della foto di Ranucci attovagliato da Lavitola accanto alla sua amante, lo stesso conduttore di Report, ad alcuni cronisti, abbia fatto circolare lo screenshot di un messaggio sorpreso di suo figlio. Della serie: pure questa?
Morbosi pettegolezzi certo, ma che letti attraverso la lente della pista sentimentale assumono tutt'altro valore. Niente sottotrame politiche orchestrate da qualche potente straniero, niente mafie, inchieste, armi e cantieri, niente di criminale nel senso più stretto del termine. Dietro la bomba potrebbe esserci qualcosa di molto più intimo: amori, gelosie, rancori personali. Secondo quanto ricostruito da La Verità, il rapporto tra il conduttore di Report e la sua compagna sarebbe stato “a tratti burrascoso”, al punto che dopo l'attentato Ranucci avrebbe smesso di risponderle, e questo dettaglio avrebbe inizialmente orientato gli investigatori verso l'ipotesi di una vendetta privata della donna. La compagna, sempre secondo questa ricostruzione, si sarebbe più volte sfogata via messaggio proprio con Lavitola per il comportamento del conduttore, che esitava a tagliare i ponti con la moglie. Un dettaglio che spiegherebbe così in parte la tesi investigativa che vedrebbe l'amico Lavitola come presunto mandante del fatto.
C'è poi un dettaglio che aggiunge un tassello ulteriore. Massimo Giletti in un'analisi pubblicata sui suoi canali social si chiede: chi sapeva, quella sera del 16 ottobre, che Sigfrido Ranucci si sarebbe fermato proprio nella sua casa di Pomezia? Non è un'abitudine fissa del conduttore, spesso fuori casa per lavoro o altri impegni. Eppure il commando, partito da Avella, in provincia di Avellino, ha percorso centinaia di chilometri arrivando “a colpo sicuro”. Qualcuno, secondo questa ricostruzione, deve aver fornito l'informazione giusta al momento giusto. Chi ha tradito Ranucci? E soprattutto chi poteva sapere? Una domanda che porta direttamente alla sua cerchia più intima e ristretta.
Molto diranno i device sequestrati a Valter Lavitola il 4 luglio scorso: tre cellulari e due pendrive, ora al vaglio dei carabinieri del Nucleo investigativo di Roma e Frascati. È da quel materiale che, secondo gli inquirenti, potrebbero emergere chat e messaggi utili a chiarire il perimetro dei rapporti personali attorno all'attentato, compresi, eventualmente, gli sfoghi della compagna di Ranucci di cui si è detto sopra.
La pista sentimentale esiste, però c'è anche da dire che presenta diversi punti deboli. Il primo riguarda l'ordigno: conteneva gelatina da cava e nitroglicerina, un materiale che rimanda a una filiera criminale organizzata più che a un gesto impulsivo dettato dalla gelosia. In secondo luogo, la pista sentimentale non trova alcuna corrispondenza con il misterioso 'Corrado', il nome che secondo le intercettazioni del commando non sarebbe dovuto arrivare agli investigatori. Infine, affidare l'esecuzione a criminali di piccolo cabotaggio campani appare comunque un'operazione sproporzionata per un movente passionale: se davvero dietro l'attentato ci fosse stata soltanto una storia d'amore finita male, difficilmente si sarebbe arrivati a un movimento criminale così strutturato, con soldi, schede telefoniche e assistenza per la fuga all'estero.
Lungi da noi frugare fra le lenzuola di Ranucci, ma la domanda è: e se avesse rischiato di saltare in aria non per segreti di Stato o signori delle armi, ma per una classica, banalissima questione di corna? Una fine decisamente poco gloriosa per l'eroe di Report. Una strada che si sta trascurando, probabilmente perché priva di quel retroterra politico e ideologico di cui questo caso si è ammantato fin dall'inizio. Ma la realtà è più cinica dei complotti: e il vero colmo per questa storia sarebbe scoprire che il tritolo, anziché dai palazzi del potere, è partito da una camera da letto.