Ma ci voleva una bomba per far scoprire a Sigfrido Ranucci la presunzione d'innocenza? Per fargli capire che vedersi spiattellato sui giornali, accusato delle cose più turpi e sputt*anato sulla propria vita privata non è piacevole. Il conduttore di Report, il più impervio giustizialista, il supremo congetturista, quello delle notizie “che stiamo verificando”, si è improvvisamente riscoperto un garantista. Proprio lui, e proprio sull'inchiesta che riguarda la bomba che l'amico Valter Lavitola gli avrebbe piazzato sotto casa. “Io posso solo pensare che lui non avrebbe mai voluto fare del male a me e alla mia famiglia. Ho piena fiducia nel lavoro della magistratura e in quello dei nuclei dei carabinieri che stanno indagando su questa storia” dice al Corriere. Poi continua, qualcosa non torna, e prima di sparare sentenze meglio aspettare i risultati delle indagini: “Per esempio, sicuramente lui non poteva sapere quella sera quando sarei tornato a casa. Ho riletto i messaggi che ci siamo scambiati, non credo che siano dettagli. Però è anche vero che bisogna aspettare ulteriori sviluppi nelle indagini”. Tutto giustissimo, sicuramente è una storia strana, ed è poco chiaro ad oggi quale possa essere il movente ad aver portato l'amico Lavitola a piazzargli una bomba sotto la macchina: “Posso immaginare, ma è solo una mia ipotesi, che l'attentato non fosse tanto diretto a me, piuttosto a qualcun altro per non farmi arrivare qualche notizia. Ecco perché comunque penso che non mi avrebbe mai fatto del male” insomma, quasi un gesto d'affetto. In un video pubblicato da Repubblica si appella invece alla presunzione d'innocenza: “Sono convinto, finché non vedrò le prove, della sua innocenza”.
Ah, se fosse confermata la responsabilità di Lavitola ci sarebbe anche da chiedere scusa pubblicamente alle persone coinvolte nel servizio “Battaglia navale”, che con un successivo servizio di Report sarebbero stati accusati frontalmente e apertamente di essere, oltre che trafficanti d'armi, stragisti e bombaroli. Una pista che, secondo quanto riporta La Verità, la procura avrebbe scartato, ma su cui Ranucci continua a insistere, non riservando alle persone coinvolte le stesse premure dell'amico Lavitola. Ci voleva una bomba per farlo diventare garantista? O forse no, Sigfrido Ranucci lo è diventato sì, ma solo con i suoi amici, perché è bastato un giorno per ricascarci. Perché quando tutto manca, prezzemolo di ogni minestra arrivano loro, i Servizi Segreti. Oggi insieme agli amici del Fatto, con cui Ranucci si contende la palma di teoremisti d'Italia, lancia un'ipotesi: “Corrado”, il nome con cui gli attentatori chiamano il mandante, sarebbe uno dei nomi con cui il Sismi identificava lo 007 Mancini. Si torna sempre dove si è stati bene, mancano solo gli americani e i terroristi neri, e fortuna che Andreotti è morto da un pezzo...