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30 giugno 2026

Arrestati i presunti attentatori di Sigfrido Ranucci, ma noi ci chiediamo ancora: chi li ha mandati? E, soprattutto, perché?

  • di Michele Larosa Michele Larosa

30 giugno 2026

Quattro arresti in Campania per l'attentato del 16 ottobre 2025 contro il conduttore di Report. Un filo, evidenziato dalla stesso Ranucci e da Massimo Giletti, porta al clan dei Casalesi, a un cantiere navale strategico a Rovigo e a un caso di traffico di armi. I presunti esecutori sono stati arrestati, ma ora mancano i pesci grossi...

Foto di: Ansa

Arrestati i presunti attentatori di Sigfrido Ranucci, ma noi ci chiediamo ancora: chi li ha mandati? E, soprattutto, perché?

C'è una telecamera, sulla Pontina, che ha visto tutto. Ha visto una Fiat 500X nera, l'ha vista arrivare da sud, raggiungere il litorale romano la sera del 16 ottobre e poi battere rapidamente ritirata. Quella stessa notte, davanti al cancello di casa di Sigfrido Ranucci a Torvaianica, qualcuno aveva piazzato un ordigno. Due auto distrutte, il muro perimetrale sbriciolato. Oggi quell'esplosione si ripercuote nei suoi echi fino alla Campania, dove quattro persone, età tra i 22 e i 53 anni, residenti tra le province di Napoli e Avellino, precedenti per droga e danneggiamento, sono state arrestate con le accuse di detenzione, porto e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, con l'aggravante di aver agito in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso. In parole semplici sono accusati di essere gli esecutori dell'attentato a Ranucci. Un vero e proprio commando arrivato da sud: tre di loro avrebbero effettuato un sopralluogo sei giorni prima dell'esplosione; in due hanno poi materialmente portato e fatto detonare il dispositivo. Il tutto, secondo gli investigatori, sotto lauto compenso di diverse migliaia di euro.

Sigfrido Ranucci a Report
Sigfrido Ranucci a Report

Ranucci, raggiunto telefonicamente da Agorà Estate su Rai 3, ha detto di aver saputo in anticipo che qualcosa stava per accadere, ma di non aver ricevuto dettagli dall'indagine: "Adesso bisognerà capire i dettagli di tutta questa vicenda e capire se ci sono altri livelli", ha dichiarato, ringraziando il Nucleo investigativo dei Carabinieri e il dottor Carlo Villani. Sì, perché questi, se l'accusa fosse confermata, sono i pesci piccoli. La procura sta ancora lavorando sull'individuazione dei mandanti, e dunque delle motivazioni reali che avrebbero portato all'attentato. Un'indagine che potrebbe scoperchiare altri, e più oscuri, vasi di Pandora.
Già mesi fa Massimo Giletti durante il suo programma Lo Stato delle Cose aveva anticipato una radice camorristica dell'attentato. Secondo il conduttore la procura di Roma stava indagando su un gruppo riconducibile al clan dei Casalesi, in particolare all'ala stragista guidata da Giuseppe Setola, in carcere dal 2009 e condannato a tre ergastoli. La pista era emersa dal rinvenimento di una lettera anonima arrivata alla redazione di Report. Il filo, nella tesi di Giletti rilanciata poi dallo stesso Ranucci in un servizio a Report, porta dritto al nord-ovest, a Rovigo, apparentemente lontano sia dal litorale romano che dalla provincia di Caserta.
Porta al Cantiere Vittoria di Rovigo, storico produttore di navi militari per la Guardia di Finanza e le forze armate di diversi paesi esteri, tra cui la Libia. Un asset considerato così strategico da essere sottoposto al golden power della presidenza del Consiglio. Report ci aveva dedicato il servizio "Battaglia navale" poco prima dell'attentato, e ad aprile è tornato sull'argomento con "Il cantiere dei misteri" di Daniele Autieri. Non solo appalti e soldi: durante le riprese del primo servizio, all'interno del cantiere erano state rinvenute due mitragliatrici, un dettaglio che ha aperto un filone parallelo — quello del presunto traffico illegale di armi — su cui sta lavorando separatamente la DDA di Venezia.
Al centro della storia c'è Roberto Cavazzana, geologo che ha acquistato il cantiere per 8,2 milioni di euro con liquidità che, secondo Report, sarebbe di dubbia provenienza. Proprio in quel servizio emergeva un dettaglio che oggi assume un peso diverso: i titolari della PEV — società con sede nel casertano — si erano recati più volte a Rovigo, almeno in una occasione in compagnia di Mario Coscione, figura di spicco del clan dei Casalesi e cugino di Enrico Petrarca, titolare della PEV, la società di San Marcellino a cui Rete Het — consorzio fondato dallo stesso Cavazzana — aveva affidato lavori per oltre 3 milioni di euro mai realmente svolti.
Le persone arrestate oggi, è bene precisarlo, non hanno per adesso alcun legame provato con Roberto Cavazzana o le altre persone citate. Ma la domanda più importante rimane senza risposta: chi ha mandato i quattro? E soprattutto, perché? Sono ancora fuori. E l'indagine, per quanto li riguarda, è appena cominciata.

https://www.youtube.com/watch?v=qyCAv_YrKCQ&t=1400s

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