"Qualcuno arriva, piazza dell'esplosivo sotto l'auto di Ranucci e scatena l'inferno" dice Massimo Giletti, che durante l'ultima puntata de Lo Stato delle Cose ha rivelato dei nuovi, inquietanti, dettagli sull'attentato avvenuto lo scorso 16 ottobre. "Pochi minuti fa ho avuto una notizia molto importante e delicata che riguarda Ranucci e l'attentato sotto casa sua". Una rivelazione che riguarda i mandanti, forse l'aspetto più discusso finora. Pista politica? Servizi segreti? Ultras? Ndrangheta? No, a piazzare l'ordigno sotto l'auto parcheggiata davanti alla villetta del giornalista a Campo Ascolano, una piccola frazione di Pomezia, sarebbero stati soggetti legati alla camorra. La procura di Roma in particolare starebbe indagando su un gruppo legato al clan dei casalesi, in particolare all'ala stragista guidata da Giuseppe Setola, in carcere dal 2009 e condannato a tre ergastoli. I sospetti sono nati lo scorso novembre, dal rinvenimento di una lettera anonima che nominava lo stesso clan dei casalesi. Secondo quanto scritto poi su Il Giornale lo scorso gennaio il tutto sarebbe legato da una vicenda riguardante un traffico d'armi a Rovigo, che avrebbe spinto la Dda di Venezia e il Gico ad aprire un fascicolo correlato. Proprio sulla questione, qualche settimana prima dell'attentato, Report aveva mandato in onda un servizio chiamato “Battaglia navale”
"Si è parlato di una Panda nera, si è parlato di plastico: né uno né l'altro – ha detto poi Giletti -. La macchina usata dagli attentatori non è una Panda nera, l'esplosivo probabilmente è preso da una cava ma non era plastico. Ma la notizia importante che daremo stasera è che gli autori dell'attentato appartengono alla camorra, sono arrivati dalla Campania per l'attentato, non hanno usato una Panda nera ma un altro mezzo, e sono tornati in Campania dopo aver effettuato l'attentato". La famosa Panda nera sarebbe quindi parte di un depistaggio, indizio di un piano ragionato e accorto. L'ordigno “non rudimentale” non era plastico ma gelatina, e sarebbe esploso qualche minuto dopo che gli attentatori si sono dileguati. Niente pista politica sembra per ora, del resto lo aveva escluso lo stesso Ranucci pochi giorni dopo l'esplosione: "Noi tocchiamo talmente tanti interessi e centri di potere - spiegava - che è impossibile capire l'origine, credo sia qualcuno legato alla criminalità, non credo nei mandanti politici". Resta ora da capire quanto questa nuova pista troverà conferme nelle indagini della procura di Roma. Uno scenario che, se confermato, aprirebbe un fronte inquietante non solo nella lotta alla camorra, ma anche sul piano della tutela del giornalismo d’inchiesta e della libertà di stampa.