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La benedizione

Nel caso della perquisizione a Ilaria Salis e dell’assistente con precedenti per violenza privata trovato nella sua camera d’hotel viene fuori tutta la loro (e nostra?) ignoranza politica

Riccardo Canaletti

31 marzo 2026

Due anni fa Ilaria Salis si è salvata da un processo probabilmente ingiusto, per delle accuse che però tornano. Stavolta dalla Germania, dove l’eurodeputatata è finita in una lista nera per i suoi presunti legami con la “Banda dal martello”, un gruppo di estrema sinistra che va in giro a picchiare neonazisti. Tutto questo ha portato a una perquisizione d’ufficio nella camera d’albergo in cui era a Roma prima della manifestazione contro Trump No Kings Day. E nella camera, dicono, c’era anche il suo assistente, condannato nel 2015 durante degli scontri a Bologna. Davvero lei e il suo partito non capiscono quanto tutto questo sia sbagliato?

L’elezione di Ilaria Salis servì per salvarla da un processo ingiusto in un Paese che agisce ingiustamente quando si tratta di processare qualcuno, vuoi anche perché in Ungheria vige un modello di processo abbastanza simile a quello che avevamo col fascismo e che la riforma che non è passata mirava ad abbandonare definitivamente (chiudendo un percorso iniziato nel 1989 da Giuliano Vassalli). C’è chi paragonò la scelta di Avs a quella dei Radicali quando salvarono Enzo Tortora e, poco prima, l’ingrato Toni Negri, che ne approfittò per fuggire in Francia. Con una piccola differenza. Che l’immunità di Salis non le sta dando la possibilità di difendersi in contesti più giusti, ma solo di svolgere una professione per cui evidentemente non è molto tagliata ed evitare qualsiasi processo. D’altronde, aver trovato un lavoro a Ilaria Salis è forse il più importante successo di questa sinistra (insieme alla vittoria del No al referendum; due risultati che si contraddicono in modo evidente, ahimè). Chi scrive sostenne la candidatura di Salis, che meritava un giusto processo e non un processo dai toni politici. Ma è passato un po’ di tempo e non è stata trovata, evidentemente neanche dalla diretta interessata, un’alternativa. Anzi, Salis porta dentro a questo nascondino politico anche quello che secondo alcuni è il compagno e che certamente è il suo assistente, Ivan Bonnin, condannato per scontri all’Università di Bologna nel 2015 per il reato di interruzione di pubblico servizio aggravata e violenza privata. Questa storia è uscita fuori dopo la perquisizione della camera d’hotel dell’eurodeputata, a Roma per la manifestazione antitrumpiana No Kings Day. Si è subito parlato di un’intromissione inaccettabile delle forze dell’ordine, per motivi politici, nella vita privata di una rappresentante del popolo che gode, da Costituzione, di immunità parlamentare. Si è anche detto che tutto questo è stato reso possibile dai nuovi decreti sicurezza, quindi la colpa è del governo. Le critiche vengono però rifiutate completamente e la Questura spiega che la perquisizione è stata avviata d’ufficio dopo che un altro Paese europeo aveva segnalato la sua presenza alla manifestazione. La perquisizione, inoltre, si sarebbe interrotta non appena verificata l’immunità parlamentare di Salis. 

Ivan Bonnin e Ilaria Salis
Ivan Bonnin e Ilaria Salis

Il Paese ad aver fatto “la spia” è la Germania, che da inizio marzo ha inserito Ilaria Salis in una lista nera per via dei suoi presunti legami con l’Hammerbande (Banda del martello, sic!), un gruppo di estrema sinistra accusato di violenze a aggressioni a militanti neonazisti. Coincidenza abbastanza ironica, sono le stesse accuse mosse a Salis dalle autorità ungheresi, ma stavolta ad attenzionare l’eurodeputata è un Paese membro dell’Unione che di certo non è sospettato di autoritarismo o fascismo. Facciamoci questa domanda: perché, agli occhi di chi ora la difende, dovremmo indignarci per una foto di Delmastro con Mauro Caroccia, prestanome del clan Senese, e non dovremmo indignarci per l’assistente di Ilaria Salis, trovato nella sua camera d’hotel insieme a lei e condannato per violenza privata? Non ha più senso indignarsi in entrambi i casi? Direte, uno è più grave, c’è di mezzo la criminalità organizzata. Va bene, allora potremmo indignarci un po’ di meno per Ilaria Salis, ma un torto più grande non cancella un torto più piccolo e ci si aspetta che la politica, quella alta, rifiuti entrambe le situazioni, deprimenti, tristi, di puro dilettantismo politico. Perché va bene tutto, va bene salvarsi da un processo ingiusto, va bene tentare di difendersi da accuse pesanti (che ora, comunque, vengono rilanciate anche al di fuori dell’Ungheria di Orban), ma accompagnarsi e fare proprio assistente una persona con una condanna dovuta alla sua partecipazione a degli scontri, persona peraltro indicata da alcuni come suo compagno e trovata nella sua stessa camera d’albergo, è davvero un errore grossolano. Perché, ripetiamolo, va bene tutto, ma un minimo non tanto di cautela quanto di vero e proprio buon costume politico dovremmo aspettarcelo da un’eurodeputata. Salis deve già rispondere di accuse pesanti e scomode anche da un punto di vista istituzionale. Che senso ha dover rispondere di una presunta violazione dell’Articolo 43 dello Statuto dei deputati europei (che impedisce di dare ruoli ai propri parenti e fidanzati) e della certa presenza di un pregiudicato nel suo entourage? Significa anche andarsele a cercare. Come i nazisti che è accusata di aver picchiato. 

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