Una bomba nella notte. Un ordigno piazzato sotto l'auto di Sigfrido Ranucci, nel parcheggio di casa sua, mentre lui dormiva. Era il 16 ottobre 2025. Da quel momento, gli investigatori hanno iniziato a seguire un filo, e il capo iniziale a quanto pare arriva a un'inchiesta messa in piedi da Report.
Il servizio di Daniele Autieri andato in onda ieri racconta gli sviluppi di “Battaglia navale”, il servizio da cui tutto sarebbe partito. Al centro il Cantiere Vittoria di Rovigo, storico produttore di navi militari per la Guardia di Finanza nonché per le forze armate di diversi paesi esteri, tra cui la Libia. Non è un'azienda qualunque. Sul sito è stato applicato il golden power della presidenza del Consiglio dei Ministri in quanto struttura strategica per la produzione militare. Il 24 settembre scorso Daniele Autieri si trovava ad Adria per girare il servizio. Durante la sua presenza in azienda, alcuni dipendenti scoprirono due casse di legno contenenti altrettante mitragliatrici da guerra non registrate. Mitragliatori Browning M2, calibro 50: armi pesanti, da installazione su imbarcazioni militari, non certo materiale che si dimentica per sbaglio in un magazzino.
Secondo la ricostruzione di Report, le armi erano collegate a due motovedette destinate all'Oman, che però aveva ricevuto solo le imbarcazioni, senza le mitragliatrici. Una “svista” tecnica? O qualcosa di più? L'indizio di una pista del traffico di armi secondo Report.
Francescomaria Tuccillo era l'amministratore delegato del Cantiere. Messo al comando del cantiere dal nuovo proprietario Roberto Cavazzana. Era stato lui ad aprire le porte a Report, convinto probabilmente che la trasparenza fosse la strada giusta. Una scelta che gli è costata cara. Il giorno dopo l'attentato a Ranucci, Cavazzana estromette Tuccillo dal ruolo di amministratore delegato del cantiere, secondo lui proprio a causa della sua scelta di aprire il cantiere alla troupe di Ranucci. L'ex Ad ha ricevuto, il 17 ottobre, una pec in cui gli veniva chiesto di lasciare l'incarico, dimissioni poi ufficializzate il 10 novembre. Ma il passaggio più inquietante è un altro, è la frase che Roberto Cavazzana, proprietario del cantiere, avrebbe detto a Tuccillo il giorno dopo l'attentato all'auto del giornalista: “Hai visto che Report non ha più fatto un cazzo?”.
Proprio Cavazzana è l'uomo al centro di questa storia. Geologo, ha acquistato il Cantiere Vittoria all'asta per 8,2 milioni di euro: una cifra rilevante, resa possibile — stando alla sua versione — da fondi propri, accumulati anche grazie al superbonus edilizio.
Ma Report ha sollevato dubbi sulla provenienza effettiva di quella liquidità. A pochi giorni dal rogito, la Rete Het — consorzio fondato dallo stesso Cavazzana — avrebbe ricevuto pagamenti da Arkipiù, società specializzata nel settore edile con sede a Carinaro, nel casertano, costituita nel 2021 e cresciuta rapidamente sfruttando operazioni legate al superbonus. Un'ascesa insolitamente rapida, secondo chi ha iniziato a osservare i flussi finanziari e il consulente Gian Gaetano Bellavia. Prima ancora che Cavazzana vincesse l'asta, si era fatto avanti anche un fondo controllato dal colosso americano BlackRock, assistito dallo studio legale Gianni Origoni & Partners, pronto a partecipare con un'offerta tra i 15 e i 20 milioni di euro. La trattativa non è mai decollata: l'offerta, nonostante l'entità maggiore, sarebbe stata ignorata. Il cantiere è andato a Cavazzana.
Ma non è tutto. Prima dell'arrivo della gestione Cavazzana, era stata costituita la società controllata Vittoria Yacht, mai realmente decollata e con legami con alcuni esponenti locali di Fratelli d'Italia. Tra le figure che emergono in questa fase c'è anche Francesco Osanna, manager con un passato in CasaPound e, nel 2017, coinvolto in un'operazione della Guardia di Finanza per un giro di truffe internazionali — ipotesi poi accantonata dal tribunale.
È dalla Rete Het che parte il filo che collegherebbe l'inchiesta alla criminalità organizzata. Rete Het avrebbe infatti affidato alla PEV, piccola società con sede a San Marcellino, lavori per oltre 3 milioni di euro, mai realmente svolti. La PEV è di proprietà di Enrico Petrarca, figura con precedenti esperienze politiche al fianco dell'attuale presidente della provincia di Caserta Anacleto Colombiano, e legami familiari significativi: Petrarca è infatti cugino di Mario Coscione, noto alle cronache per essere vicinissimo a Carmine Morelli, detto 'o zingaro, elemento di spicco del clan dei casalesi.
È da questa zona che sarebbe partita l'auto su cui viaggiava il commando che nella notte tra il 15 e il 16 ottobre ha fatto esplodere un ordigno sotto l'auto di Ranucci, nel parcheggio della sua casa.
I titolari della PEV si sarebbero recati più volte a Rovigo. Almeno in una di queste occasioni erano in compagnia di Mario Coscione. E il giorno successivo alla messa in onda della puntata di Report, il 18 novembre, l'auto di Enrico Petrarca è stata vista raggiungere Rovigo.
Una lettera anonima arrivata alla redazione di Report collegherebbe l'esplosione davanti casa del giornalista con il servizio sui presunti traffici di armi all'interno del Cantiere Vittoria. Secondo la missiva, l'ordigno sarebbe stato piazzato da ambienti della camorra, con un mandante politico della provincia di Caserta.
Ci sono i fatti, dice Ranucci, la vendita del Cantiere a Cavazzana, i rapporti con Arkipiù e PEV e le parentele di Petrarca. Poi ci sono le coincidenze: i due tentativi di furto negli uffici di Tuccillo in luoghi diversi, senza spiegazione apparente; la revoca dell'incarico all'ex Ad a ore di distanza dall'attentato; i viaggi su e giù tra Rovigo e San Marcellino nei giorni caldi dell'inchiesta; e quella frase di Cavazzana e la lettera anonima recapitata alla redazione di Report. Coincidenze che restano tali, ma su cui sta indagando l'autorità giudiziaria per far luce sulla faccenda.