Si aspetta l’esito di una nuova consulenza da parte del professor Previderè. E’ un genetista e rimane piuttosto facile pensare che possa esserci di mezzo “Ignoto tracce di DNA e quelle 2” trovate sulle unghie di Chiara Poggi. Facile, ma comunque non certo, visto che indiscrezioni al riguardo non ci sono e che nessuno, ora, può sapere davvero cosa la Procura della Repubblica di Pavia stia cercando. Niente di certo – ma tante voci insistenti che suonano quasi di conferma – anche sull’ipotesi che siano spuntati nuovi testimoni che hanno fornito elementi utili, insieme a “vecchi testimoni” che hanno aggiunto particolari importanti.
Quello che sappiamo per certo, invece, proprio perché passato da quel TG1 che ormai da mesi è l’organo scelto dagli inquirenti per far trapelare notizie, è che il profilo psicologico tracciato dai Carabinieri del Racis racconterebbe di un Andrea Sempio abilissimo a mentire. Uno, insomma, col “taglio del bugiardo”. Almeno stando a quanto emergerebbe dagli studi effettuati sulle intercettazioni, sugli appunti che gli sono stati sequestrati e pure su quello che s’è trovato dei suoi supporti informatici (nel 2017 aveva buttato via il suo PC).
E’ un “qualcosa in più” che si aggiunge a elementi più o meno consistenti in mano a chi conduce le indagini, anche se il lavoro del Racis non potrà mai entrare nel giudizio. Un giudizio che ormai – diciamolo chiaramente – appare scontato per Andrea Sempio, dopo oltre un anno di indagini e il gran clamore mediatico. Se e quando queste indagini si chiuderanno – tra una indiscrezione e l’altra – lo sapremo solo quando accadrà, ma è impensabile che non ci sarà una richiesta di rinvio a giudizio. Lo hanno capito anche i muri e lo sa benissimo – l’ha anche più volte detto – pure Andrea Sempio. Così come ne è perfettamente consapevole pure la sua difesa. Chi si sta preparando anche con ostentata serenità. Prima di tutto nominando ulteriori consulenti (tra cui un informatico, a dimostrazione del fatto che nel PC di Chiara Poggi potrebbe essere stato trovato qualcosa di davvero clamoroso), ma anche ribadendo che si è ancora nella fase in cui la cautela è necessaria.
C’è, però, anche un altro aspetto che non può e non deve essere sottovalutato: la questione di diritto. L’avvocato di Andrea Sempio, Liborio Cataliotti, è stato piuttosto sibillino sul tema anche questa mattina, dal salotto televisivo di Mattino5. Perché ok le indagini, ok quello che sarà durante un eventuale dibattimento, ma i codici parlano chiaro: per Sempio potrebbe esserci un limbo ulteriore dovuto alla specificità del caso e all’anomalia che rappresenta l’attuale indagine della Procura della Repubblica di Pavia. Sia inteso, non è un giudizio o un prendere posizione nel merito, ma semplicemente un voler sottolineare che dalle parole di Cataliotti è risultata evidente l’intenzione di sollevare, appunto, anche una questione di diritto.
“Tanto dipenderà – ha detto Cataliotti, rispondendo alla domanda su quale sarà la linea difensiva in caso di rinvio a giudizio - dalla formulazione del capo d’imputazione, se da una persona o da più persone”. In una affermazione così c’è già un indizio: l’altra persona sarebbe Alberto Stasi, oppure qualcun altro che potrebbe spuntare fuori a breve? Ma la domanda, adesso, non è questa e Cataliotti tira dritto: “Se la risposta fosse la prima, già la linea difensiva si arricchirebbe di temi di puro diritto che ho più volte anticipato, sia io che altri che si occupano anche indirettamente del caso”. Insomma, se quel “in concorso” cadrà e Sempio dovesse essere l’unico accusato, allora bisognerà prima di tutto scomodare la giurisprudenza. Sul fronte proprio accademico prima ancora che del giudizio stesso. “Dubitiamo – taglia corto il legale - si possa procedere con un nuovo giudizio su un imputato soltanto, essendoci già una condanna che riguarda un’altra persona giudicata a suo tempo come unico imputato”.