A Garlasco i motori sono una cosa seria. Ti viene da pensarlo quando, entrando in paese, vedi subito una Aston, un po’ più Porsche di quante se ne incontrano di solito, SUV e berlinone da oltre 100K. Insomma dai, che c’è benessere è evidente: è terra di gente che ha da sempre il lavoro come valore assoluto e, inutile negarlo, è in quel pezzo di Lombardia dove anche la malavita, seppur in minimissima parte rispetto a chi ha raggiunto quel benessere con il lavoro onesto, ha fatto affari riuscendo pure a presentarsi con la sua faccia più pulita. Ma che c’entra tutto questo con il delitto di Garlasco? Molto poco, o forse tanto laddove serve a contestualizzare le dinamiche di un luogo che non è cambiato molto da quel 2007 in cui è stato teatro dell’efferato omicidio di Chiara Poggi.
Sono cambiate poco anche le strade. E qui torniamo ai motori, perché c’è venuto in mente di provare a fare in moto il percorso che Andrea Sempio, attualmente indagato proprio per l’omicidio di Chiara Poggi, ha raccontato di aver fatto in macchina in quel 13 agosto del 2007, per andare a comprare un libro nell’ormai celebre libreria chiusa di Vigevano. Dalla casa in cui viveva Andrea, quindi, al parcheggio di Piazza Sant’Ambrogio. Con una moto che, almeno sulla carta e senza alcuna pretesa di prova scientifica, può consentire quell’agilità in più che permette in qualche modo di ovviare rispetto al maggior traffico che può esserci in un pomeriggio dell’aprile 2026 rispetto a una desolata mattina del 13 agosto 2007. Alle 9.58 di quel giorno, Sempio effettuò una telefonata alle 9,58, agganciando la cella telefonica di Garlasco. Alle 10,18 avrebbe poi ritirato il famoso scontrino nel parcheggio. Venti minuti che possono essere qualcuno in più valutando che magari la telefonata delle 9.58 era stata fatta dopo essere già partito per Vigevano, ma quando ci si trovava ancora in territorio di Garlasco. Altra considerazione da fare, poi, è che il tragitto, per quanto del tutto simile, ha subito piccolissime variazioni.
E’ esattamente partendo da questo che ci siamo messi in sella: timer sullo zero e prima dentro. Andatura? Nei limiti fino alla fine del centro abitato e, nei tratti più aperti, anche qualcosina oltre i 70 km/h imposti dalla segnaletica. Anzi, in un paio di rettilinei, il gusto di una giornata di mezza primavera e nessun altro in strada ha pure fatto sì (ok, non si fa) di prendere qualche licenza in più. Strada che scorre e poche curve. Un paio di incroci. Fino a un tratto dietro a un enorme trattore che trainava a sua volta un altrettanto enorme serbatoio. Occhiata al timer: 8 minuti già passati e più o meno metà percorso già alle spalle. Messo, appena si è potuto, il trattore alle spalle, gas più aperto e, in testa, l’impressione che sì, arrivare al parcheggio in meno di venti minuti sarebbe stato possibile. Ma la convinzione è crollata man mano che Vigevano si faceva più vicina: più traffico, un paio di centri abitati in cui procedere praticamente a passo d’uomo e qualche stop. Idem, poi, dentro la città, dal famigerato passaggio a livello (che abbiamo trovato aperto ma su cui comunque non è che si può volare) fino al centro. Con tanto di piccola deviazione (che ai tempi di Sempio non c’era) per raggiungere il parcheggio dietro Piazza Sant’Ambrogio. Ventidue minuti e una manciata di secondi è la sentenza del timer. Più, quindi, dei 20 minuti che sembrerebbe averci messo Sempio, ma comunque dentro quei 25 di tolleranza che possono esserci rispetto alle ricostruzioni fatte sul tragitto compiuto dall’allora 19enne Andrea.
Il punto, però, è proprio questo: a 19 anni, con la patente appena presa e la macchina di mamma e papà, che talento alla guida aveva Sempio per metterci così poco? Tra l'altro a Vigevano quel giorno c'era la fiera del paese. E’ una considerazione sarcastica, che vale quello che vale, ma che dice anche abbastanza dopo aver fatto, anche se quasi vent’anni dopo, quello stesso tragitto. Per dipiù in sella a una inevitabilmente più agile motocicletta. Sicuramente in quel 13 agosto ci sarà stato meno traffico. Sicuramente non avrà incontrato trattori dietro a cui dover stare a 20km/h. Sicuramente conoscere luoghi e curve lo ha aiutato. E altrettanto sicuramente non si può escludere categoricamente che sia riuscito a arrivare, parcheggiare e ritirare il famoso scontrino in un tempo tra i 20 e i 25 minuti. Ma comunque, se è effettivamente così che è andata, tutto deve essergli filato liscissimo e spingendo non poco sul gas. Non male (e pure un po’ difficile da credere) per un diciannovenne.