Permettetemi di partire da un breve aneddoto personale: piena pandemia, sprofondavo in una relazione che oggi si direbbe 'tossica'. Al tempo, pensavo solo di stare con uno stronzo che attraversava un brutto periodo ma che, sicuro anche grazie alla mia costanza e al mio aiuto, sarebbe tornato come prima, saremmo tornati felici 'come prima'. Importante: non succede mai, non si torna mai 'come prima'. E non è 'colpa' tua, non sarà perché non ci hai provato abbastanza, perché non lo hai 'meritato' abbastanza. L'amore è questione di molte cose, ma mai di 'merito'. Chiunque ti faccia credere il contrario, di bene non te ne vuole affatto già da un bel po'. Comunque, in questo splendido contesto, una mattina mi gira su Whatsapp una slide Canva color ocra pallido. È una sorta di test a crocette: se mi fossi riconosciuta in almeno cinque degli undici comportamenti (molto generici, ndr) ivi proposti, ecco la diagnosi per me: soffrivo di disturbo borderline della personalità. Ne avevo proprio cinque, cazzo, ero borderline allora. Perché me lo stava dicendo lui, tramite l'Università dell'Instagram. Per quanto possa suonare idiota oggi, col senno di poi, al tempo feci di tutto per studiare quel problema: mi lessi libri, guardai serie tv, valutai di andare a farmi vedere da uno bravo per 'guarirmi' o comunque capire come convinvere con quella disfunzione che, voilà, mesi dopo e appunto in terapia, avrei scoperto di non aver mai avuto. Posto che in un momento più sereno della mia vita, avrei riso di quell'invio senza nemmeno farci caso, mi sono chiesta: è giusto che informazioni delicate e sensibili di questo tipo, che indicazioni sulla salute mentale siano messe alla mercè di centinaia di migliaia di persone, ignorando completamente la condizione di chi potrebbere leggerle e il modo in cui le potrebbe utilizzare? Mi sono risposta di no. Ci sarà un cazzo di motivo, per esempio, se la terapia è nella maggior parte dei casi, individuale.
Sono passati sei anni e la situazione è peggiorata. Ora le grafiche Canva a crocette riguardo alla salute mentale (ma pure a malattie medio-gravi) sono state superate sulla destra da personaggi che postano ogni giorno brevi reel per chiederti, sorridenti 'come stai?', insinuando il dubbio che tu possa soffrire di sindrome dell'abbondono, dell'impostore e quant'altro probabilmente perché nell'infanzia hai avuto troppo (poco) di questo o di quello. Su TikTok in particolare, psicologi e medici sono lì 'per te' quotidianamente a riempirti la testa di problemi mentali e/o fisici, di solito dandoti tre alternative (non più 11, ndr) perché l'algoritmo dei social ama la sintesi - e rende il contenuto visibile a più persone possibile anche in virtù di essa. Come stai?
E adesso, soltanto adesso, possiamo iniziare a parlare della polemica che sta infiammando i social da qualche giorno: il delirio di onnipotenza TikTok della giovane dottoressa Minerva Salute, al secolo Solange Fugger.
In un reel di cinque giorni fa, Minerva Salute punta il dito contro i 'gettonisti', ossia i medici a partita iva. Sostiene che debbano presentarsi in ospedale sotto qualunque condizione di salute, febbre compresa, nel caso in cui non riescano a trovare un cambio per il turno. Lei sarebbe la responsabile del Pronto Soccorso, certo, ma mica si può accollare la gestione del problema (per qualche motivo, ndr). I 'gettonisti', dunque, dovrebbero presentarsi sempre, all'infuori di un 'lutto di primo grado' (la morte di un genitore, ndr). Perché devono avere 'in primis senso di responsabilià', spiega la TikToker Minerva, e poi 'credere per davvero nella mission dell'ospedale' cui prestano servizio. Pare lo stato LinkedIn di un qualunque CEO fuori di melone, anzi la sua parodia. Invece, tutto vero. La dottoressa ammette senza edulcorare che i medici a partita iva non abbiano 'alcuna garanzia né diritto', ma ciò non li rende esenti dall'andare a faticare, (quasi) qualunque sciagura gli accada nella vita, magari all'improvviso. "Altrimenti, potete pure ritirarvi, al mondo del lavoro non servite più", chiosa costei a feral epitaffio. Il video ha scatenato non poche reazioni da parte della categoria di gettonisti (comunque precari) tirata in causa dalla nostra fulgida Minerva.
Il primo, o il più efficace, a replicare al delirio tirannico di Minerva Salute è stato, sempre via TikTok, il Dr. Francesco Caruso, manco a dirlo, gettonista. "Il fatto che non ci siano tutele per noi, non significa che ci puoi sfruttare. Ma è del mestiere questa? Sembra aver letto e imparato a memoria un manuale dello sfruttamento dei lavoratori. In che senso 'se stai male ti prendi una bella Tachipirina e vieni al lavoro'?!". E via così, tutte obiezioni immacolate, giustissime. Ma la nostra Minerva, 16.8 milioni di mi piace su TikTok non sa proprio come affrontare le critiche, essendo abituata oramai da anni al consenso assoluto del proprio impero social. E allora cosa fa? Invece di aggiustare il tiro, per carità una stupidaggine capita a tutti, specie quando sui social si parla ogni giorno di fronte a tanto vasta platea, rincara la dose. E, come un'influencer qualsiasi, s'arma dello scudo che qualunque webstar indossa quando viene 'attaccata': l'invidia degli altri che vorrebbero tanto arrivare al suo livello di engangement, ma non ce la fanno e allora parlano male di lei. Brutti gettonisti rancorosi, cattivi!
Minerva Salute non sceglie il dialogo e il confronto, lo dichiara proprio che 'non ci pensa nemmeno'. Minerva Salute decide risponde alle critiche che riceve su un tema tanto sensibile, facendone una mera questione di numeri: quando parlano di me, postano la mia faccia o la mia voce, gli si alza l'engagement. E questo è quanto, signore e signore. Possiamo benissimo immaginare un trapper replicare in questa maniera, la prima o l'ultima delle beauty influencer, anche. Non certo una dottoressa impegnata a raccontarci ogni giorno come funzioni il pronto soccorso di un ospedale. Ma Minerva Salute qui non sente alcun bisogno di argomentare il proprio pensiero o, casomai, di domandare scusa. Lei sa di aver ragione perché il proprio numero di seguaci è (tanto) superiore rispetto a quello dei tanti che non si trovano d'accordo con lei. Magnassero brioche, quei rosiconi senza K.
Se la situazione non fosse già abbastanza miserrima così, ecco arrivare una serie di commenti piccati ai seguaci che, con enorme gentilezza tra l'altro, provano a farle sapere di non essere concordi con quanto esprime, sempre sui gettonisti, nel suo ultimo e chiacchieratissimo reel. Allacciate le cinture, rischiate d'esser travolti da più di uno tsunami d'ego-mostro. Le osservazioni dei 'fan' (un medico dovrebbe avere 'fan'?, ndr) arrivano dopo un secondo video di costei. Pubblicato proprio perché la polemica non accennava a diminuire. In quel reel, la nostra punta il dito contro un, per carità esistente, malcostume nostrano, ossia quello di dichiararsi in malattia e non presentarsi al lavoro per ogni nonnulla, per pigrizia, per comodità, 'per un male al dito'. Ed ecco un'altra strategia che chi è molto seguito sui social mette in campo: dice un'idiozia, si prende le giuste pernacchie, ma poi, dopo qualche giorno, torna con un ennesimo breve reel sul fattaccio. E lo fa spostando l'attenzione dal focus, da ciò che gli o le ha provocato rogne, concentrandosi invece su un concetto, un luogo comune, su cui possiamo essere tutti perfettamente d'accordo - ma che non c'entra un'acca con il cuore del problema. Il tentativo qui è sempre lo stesso: avere (comunque) ragione. E non veder - sia mai! - ridotto il proprio impero.
"Il video che ho fatto sui gettonisti è stato sucuramente divisivo ma vi dico la verità, sapete perché? Perché è andato a colpire quell'abitudine tutta italiana e truffaldina di dire: 'male al dito? Non vengo al lavoro'. E non mi dite che questa mentalità non esiste perché non è vero: c'è in tutti i santi ambiti!". Non importa come prosegua il video (comunque spoiler: di scuse non ne arriveranno mai, ndr). Con questa introduzione Minerva ha già 'vinto', dal punto di vista della comunicazione. Gli addetti ai lavori avranno seguito fino in fondo e già staranno preparando controrepliche. Però, invano. Minerva ha "riaperto" la questione dicendo la parola 'verità' che, per molti suoi follower guadagnati nel tempo, solo lei possiede. Perciò non c'è da dubitare, ogni altra possibile critica sta a zero una volta che costei ha parlato e ha parlato di 'verità'. Game. Set. Match. Viviamo in tempi tanto ottusi? Purtroppo, sì.
Lo schema oramai è noto anche ai ciottoli di fiume, ma va sempre ricordato: TikToker X o Y lancia la propria bomba, detona lo sfondone. E non ha ragione. Intanto, social e testate si occupano di lui/lei per qualche giorno, titolando con frasi/espressioni di ferragnica memoria tipo 'errore di comunicazione', rigorosamente col punto di domanda però, sia mai dovesse offendersi la webstar di turno. E al prossimo video virale che posterà con quale faccia possiamo, da testate, ricondividerlo tessendone le lodi e parassitandome views? Peggio ancora: rischiamo che non ci rilasci mai più un'intervista su nulla, dall'unghia incarnita all'endometriosi. Un rischio che nessuna 'linea editoriale', nel qui e ora, può davvero permettersi. A meno che non si scelga d'essere incoscienti pirati. E qui siamo incoscienti pirati. O meglio: io lo sono. Criticare Minerva Salute o esporsi sulla fanciulla dottorata rischia, ancora, sempre e in poche parole, di mettere a repentaglio il monte click. E io, sempre io, Grazia Sambruna, piscio serenamente sopra a 'sto monte click. La timidezza di troppi titoli che riportano la questione come fosse una domanda aperta al pubblico sta tutta qui. Pregusto il giorno in cui qualcuno di questi stocazzetti inneggerà a Hitler per vedere la (pavida?) 'copertura mediatica' che otterrà - e che, tutto sommato, nemmeno dovrebbe avere in un mondo normale. Insomma, guai a dire che un personaggio influente e amato sui social abbia proferito una balla spaziale, sarebbe irrispettoso ai massimi livelli. Non importa nemmeno quanto lo sia stato, irrispettoso, lui o lei verso la categoria con cui se la prende e, allargando la lente visto che qui si tratta di salute, pure con noi tutti, follower e non.
Bene, se la polemica, comunque blanda e ottima per far circolare ancor di più il proprio nome fuori dal recinto di TikTok, non accenna a placarsi, nel giro di qualche giorno, l'influencer posterà, come esposto poco sopra, un video che non sarà di scuse, mai, se un influencer si scusa, il più bel cherubino della più alta sfera angelica muore d'infarto immantinente. L'influencer 'nel mirino' delle critiche si farà scudo con un altro problema, indiscutibilmente reale, su cui tutti possiamo concordare al 100 % e la querelle finirà lì: lui/lei è (sempre stato di) buon cuore, quello intendeva dire, di certo c'è troppo accanimento mediatico nei suoi confronti perché è bella, brava, giovane e vincente. Chissà quanti fa rosicare, in effetti. E così i follower, covinti dall'eco di sirene della loro idola, s'armano e partono contro i profili di chi osa metterla in dubbio, seppur, almeno stavolta, partendo da basi più che legittime. Perfino se a criticarla sono colleghi che conoscono molto meglio di noialtri il contesto in cui Minerva opera ogni giorno. Perché approfondire quando si può, semplicemente, commentare 'rosiconeeeeee!1!!!1!!"? Infatti, è più semplice così. Ed è per quuesto che vado dicendo da anni che la gente non pensa, ripete. Per tanti motivi, alcuni dei quali pure comprensibili. Ma accusare un dottore, chiunque abbia giurato a Ippocrate, di contestare un collega per alzarsi l'engagement social è folle. Per carità, ci sarà pure qualcuno in camice che 'sragiona' così, ma qui stiamo parlando di una professione degna, fondamentale. Non è un dissing tra trapper da seguire pop corn alla mano, non sono beauty influencer che si strappano virtualmente le extension su chi sia la più bella, anzi, la più virale. Invece, il dibattito pubblico (ossia quello social) si è tanto abbassato da non riconoscere più la differenza.
Minerva Salute è giovane, 'studiata', realizzata nella sua vita professionale e pure sentimentale visto che sta con una fidanzata stupenda. In questo senso e posto che i role-model vadano ricercati 'ngoppa a TikTok (Spoiler: no!), rappresenta un grande esempio per 'i giovani', per tutti. E al netto di questa fantastica narrazione, significa che debba avere, per forza e sempre, ragione? Se avete tanto piacere a identificarvi in qualità di gregge belante, sì. Un errore capita a tutti, lo ribadiamo. Sono le modalità in cui si cerca di (non) rimediare a esso che dovrebbero portare a una riflessione. Vogliamo davvero vivere in un mondo in cui alcuni selezionati personaggi, in virtù del proprio seguito social, non possono sbagliare mai e chiunque s'azzardi a dire il contrario è, a prescindere un triste fallito invidioso? Pare di stare dentro a una puntata di 'The Boys'. Secondo spoiler: lì non butta benissimo per i poveri stronzi senza (super)follower come tutti noi...