"Noi figli d'arte siamo parte di una minoranza, come le donne". Così Leo Gassmann, rampollo blasonato di seconda (o terza?) generazione durante il Festival di Sanremo ai microfoni di 'Say Waaad?'. Una dichiarazione delittuosa, all'interno di un'intervista parimenti lunare, passata in sordina soltanto perché nessuno, ma davvero nessuno, si era accorto che pure questo qui fosse tra i trenta in gara. Eppure, c'era. Con la sua 'Naturale', classificatasi 28esima e che, immaginiamo, seguiterà a strillare in cameretta, per la gioia di papà Alessandro. Anzi, proprio papà Alessandro era intervenuto, via Instagram, alzando una polemica nel corso della serata cover della kermesse: il pargolo di Morandi, TrediciPietro, si era portato dietro il padre, a sorpresa, per uno svociato duetto famigliare e Gassmann Senior, vedendolo, ha scapocciato: a lui avevano detto che non si potesse fare, dichiara, altrimenti avrebbe accompagnato molto volentieri il suo Leo sul palco dell'Ariston. Pure perché, testuale, aveva una serie di prossima uscita su Rai 1 da smarchettare. Amore di papà! Mentre anche i privilegiati piangono, e questa è già una notizia, la serata cover del piccolo Leo è passata meno inosservata del solito: al suo fianco, il sempre bravissimo Aiello con cui ha interpretato 'Era già tutto previsto' di Riccardo Cocciante. A farsi notare, soprattutto, la performance languida dei due che, sui social, ha fatto fiorire un godurioso interrogativo: "Ma si sono assaggiati?". Essendo questa l'unica cosa rilevata della partecipazione al Festivàl, Leo non ha perso tempo e oggi posta quasi ed esclusivamente reel insieme al poro Aiello in cosplay da piccioncini tubanti. Per la gioia della comunità rainbow che, vedendoli bellocci e arrapanti, si sdilinquisce per loro online. Il piccolo e boccoloso Gassmann, però, ha una fidanzata, spesso protagonista dei suoi canali prima del Festival. Ed è eterosessuale. Sta mettendo su 'sto teatrino omoerotico solo per attirare tutta l'attenzione che non riesce a ottenere, da anni, attraverso la propria musica. O la recitazione. Insomma, questo è queerbaiting in purezza. Ma quando si troverà un lavoro vero? Mai! Dal 21 marzo ce lo ritroveremo già nel cast di 'Canzonissima', il nuovo revival di Milly Carlucci sul primo canale. Con la speranza che qualcuno, finalemnte, voglia dare una chance a questo povero e talentuoso ragazzo purtroppo azzoppato dall'ingombrante cognome che si porta appresso dalla nascita. Un caso di ostracismo mediatico di tale portata, comunque, non si vedeva dai tempi di Castellitto Jr. E del suo 'Vietnam' a Roma Nord.
"Era già tutto previsto, anche l'uomo che sceglievi e il sorriso che gli fai". Così canta il Cocciantone intrappolato in un reel TikTok che mostra Aiello e Leo Gassman partire alla volta di Siviglia mimando ogni verso della canzone e, quindi, strizzando l'occhio a una possibile relazione. E beato chi ci crede, sempre viva l'innocenza! Il queerbaiting resta comunque mossa disperatissima e strafottente assai, per quanto volpina. Questi due paiono una mezza coppia, ma lo fanno soltanto per la gioia dei vostri occhi arcobaleno. No, non vorreste una storia così. Perché non esiste, è puro marketing, stanno cercando di vendervi roba. Se da una parte non ci aspettavamo granché di diverso, dall'altra spiace per Aiello, azzoppato per davvero da un Festival in cui entrò nuova promessa della musica nostrana e uscì meme ('sesso ibuprofeneeeeee'), ora si ritrova a star dietro a questo ragazzino, nella speranza che qualcuno s'incuriosca e magari vada a recuperare le sue (bellissime) canzoni già edite purtroppo nell'indifferenza quasi generale. Ma Aiello è uno che sa il fatto suo, tiene l'unica pecca di non esser nato con un 'cognome ingombrante', altrimenti farebbe già gli Stadi.
E allora direte che, insomma, pure Levante e Gaia si sono baciate in bocca nella serata cover (con polemica su presunta censura da parte della Rai). E che LDA, figlio di Gigi D'Alessio, in coppia con quell'altro, Aka7even, stia toccando le medesime corde social del piccolo Leo. Sì, ma le prime due non hanno continuato a menare il torrone su quell'unico fatto, pure perché Levante aveva una Signora Canzone in gara. Mentre la progenie neomelodica e il compare suo hanno portato all'Ariston un brano, 'Poesie Clandestine', con riferimenti a una possibile liaison omosex nel testo. Esiste dunque la possibilità, percepita quasi subito dai social che hanno cominciato a sopramminarli 'i partenogay', che quella fosse la loro proposta artistica per Sanremo: il racconto di una storia omoerotica forzosamente, appunto, 'clandestina'. Gassmann Junior, invece, ha prodotto una blanda ballad etero, durante la kermesse s'è accorto che ce ne fossero altre 18 uguali identiche in gara e allora s'è messo a elargire smancerie al poro Aiello nella serata Cover, sperando che qualcuno ci cascasse. Non sbagliava, ci siete cascati. E adesso chissà per quanto porterà avanti 'sta pantomima, nella tragicomica speranza di alzar due copie del singolone.
Personalmente, di rado mi capita di dir bene dei figli d'arte, è vero, lo riconosco. Detesto la pappardella sul 'cognome ingombrante' che la maggior parte di loro si porta appresso dal primo momento in cui gli si para di fronte un microfono. Microfono che gli si para di fronte proprio per il 'cognome ingombrante' che si portano appresso. Ho un'allergia epidermica alle lamentatio di questi qui, nati privilegiati, che però devono infliggerci quanto sia dura essere nati privilegiati. Perché la gente poi fa i confronti coi genitori famosi, per l'incubo di vivere per sempre all'ombra del parente celebre. La sindrome dell'impostore, gli attacchi d'ansia e compagnia prêt-à-porter. Una domanda: avete mai sentito parlare Elettra di quanto sia pesante e complicatissimo esser nata Lamborghini? No. Infatti lei questa retorica la evita e, intanto, diverte tutti. Coi 'festini bilaterali' e pure senza. Elettra mica è scema, voilà!
Quello che non sopporto dei figli d'arte è la narrazione in cui, forse, finiscono loro stessi intrappolati tanto da crederci sul serio o comunque troppo. Il cognome come ostacolo, croce, mai delizia. Intanto, per esempio il piccolo Leo, ha esordito a 'X Factor' (e ci sta), nel 2018. Senza grossi riscontri, alla pari di qualunque altro concorrente di non solo quel talent, nel 2020 era già a Sanremo Giovani che ha pure vinto con un brano sconosciuto ai più ('Vai bene così', dice Wikipedia). Nonostante la magrissima accoglienza da parte di pubblico e critica, eccolo rispuntare addirittura fra i 'Big' in gara nel 2023 con un pezzo scritto da Riccardo Zanotti (Pinguini Tattici Nucleari), 'Terzo Cuore', che si fionda diciottesimo in classifica finale. E che non ne rivedrà altre, all'infuori della kermesse. Ma non importa, l'anno successivo decide di cambiare mestiere e arieccolo protagonista di una fiction su Rai 1, nei panni di Franco Califano. Sinceramente: chi mai esordisce in tv con un signor ruolo di tale portata? Ma al massimo fai la comparsa, il paziente con malattia rara che si intravede per cinque secondi netti e di sguincio in 'DOC - Nelle tue Mani', mica subito subito er Califfo, santocielo!
E dopo l'ennesimo Festival incolore, dal 21 marzo Leo ci verrà riproposto nel sabato sera del primo canale, a 'Canzonissima', l'imminente zombie-revival stavolta riportato in vita da Milly Carlucci. Nessuno al mondo ha così tante chance. Vedete Aiello, appunto: con un solo Sanremo finito in meme, tra l'altro con una canzone per niente brutta anzi, si è ritrovato eclissato e dimenticato dal mainstream che, al massimo, lo perculava sui social. E adesso cortigiano del figlio d'arte di turno, sperando in un poco di luce.
Allora i figli d'arte, tutti, devono capire una cosa: loro hanno il lusso non soltanto del cognome, ma pure del tempo. Quando vengono scartati da un talent, non devono tornare a fare i camerieri per campare (è successo per esempio a Mahmood e così tanti altri che non ci credereste, ndr), possono continuare a coltivare la propria 'arte' h 24, senza il pensiero dell'affitto, senza nessun pensiero. Possono fallire miseramente e cadere sempre in piedi, gli verrà concessa un'altra oppurtunità e poi un'altra ancora fino a che non la imbroccheranno. In realtà, potrebbero pure non 'imbroccarla' mai e continuare a essere 'famosi' o comunque intervistati e celebrati dai media grazie al cognome che portano. Della fatica, quella vera, che si fa a venir fuori dal nulla non sanno, e beati loro, un'acca sputata. Quindi voglio augurarmi, e so di essere una sognatrice, che la prossima volta in cui un qualunque giornalista gli dovesse mai chiedere che rapporto tengano con il loro 'cognome ingombrante' vogliano rispondere, al posto delle solite fregnacce lacrimose, con un bel: "E allora viva viva viva mio papà!". Per cortesia. E per pietà. Tutto il resto è (queer-rage-name)baiting. E sa solo di (arrogante) disperazione. 'You know nothing, Leo Gassmann'. E sai cosa fa chi ti coccola dicendoti l'esatto contrario, ossia 'povera stella, hai ragione, la gente è cattiva e ha tanti pregiudizi su di te'? Ti prende per il culo. Con uno scopo ben preciso: andare virale facendoti fare queste figure di merda. Guardati qua, clap clap!