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14 aprile 2026

Lo studio bomba contro la medicina transgender è pesantissimo: “Ansia e depressione non calano e i trattamenti psichiatrici aumentano”. La disforia di genere negli adolescenti? “Secondaria ad altri problemi legati alla salute mentale”

  • di Riccardo Canaletti Riccardo Canaletti

14 aprile 2026

Uno studio in Finlandia sta creando il panico tra movimenti lgbtqia+ e accademici pro-trans. Si tratta di uno studio vasto su venti anni di dati smonta l’idea che l’intervento medico per la transizione negli adolescenti sia benefico per la salute mentali degli individui. Sembra che le evidenze siano poche o dicano persino il contrario. E la disforia di genere potrebbe non essere la causa della depressione, ma il contrario
Lo studio bomba contro la medicina transgender è pesantissimo: “Ansia e depressione non calano e i trattamenti psichiatrici aumentano”. La disforia di genere negli adolescenti? “Secondaria ad altri problemi legati alla salute mentale”

La Finlandia assegna a ogni cittadino un codice numerico univoco di 11 cifre che consente ai ricercatori di collegare cartelle cliniche, prescrizioni farmaceutiche e ricoveri nell'arco di decenni. Grazie a questo sistema, il team guidato da Sami-Matti Ruuska, Katinka Tuisku, Timo Holttinen e dalla psichiatra Riittakerttu Kaltiala ha potuto tracciare l'intera storia clinica di ogni singolo adolescente che si è rivolto ai due centri nazionali di identità di genere della Finlandia tra il 1996 e il 2019 prima dei 23 anni e pubblicare i risultati della loro analisi il 4 aprile 2026 sulla rivista medica Acta Paediatrica, Psychiatric Morbidity Among Adolescents and Young Adults Who Contacted Specialised Gender Identity Services in Finland in 1996–2019: A Register Study. Il campione finale comprende 2.083 individui seguiti per un massimo di 25 anni, confrontati con un gruppo di controllo di 16.643 persone della popolazione generale abbinate per anno di nascita e città di residenza.

L'indicatore principale misurato era il ricorso a cure psichiatriche specialistiche — cioè il livello di assistenza riservato in Finlandia ai disturbi gravi, distinto dall'assistenza di base per difficoltà psicosociali lievi. Prima del primo appuntamento ai servizi di identità di genere, il 45,7% del gruppo in studio aveva già necessitato di cure psichiatriche specialistiche. Nel gruppo di controllo della popolazione generale la quota era del 15%. Due o più anni dopo la prima visita — una finestra temporale deliberatamente inserita per consentire la valutazione e i trattamenti iniziali — la quota del gruppo in studio era salita al 61,7%. Nei controlli restava al 14,6%. Tra quanti avevano ricevuto una riassegnazione medica di genere l'aumento era marcato: nei trattamenti femminilizzanti la morbilità psichiatrica è passata dal 9,8% al 60,7%; in quelli mascolinizzanti dal 21,6% al 54,5%. Le conclusioni degli autori sono dirette: «I bisogni psichiatrici non si attenuano dopo la riassegnazione medica di genere.» Lo studio nota anche una tendenza storica: chi si è rivolto ai servizi dopo il 2010 — quando i riferimenti hanno cominciato ad aumentare rapidamente — mostrava bisogni psichiatrici più alti rispetto alle coorti precedenti, sia prima che dopo la visita al centro. Analizzando la mortalità in un sotto-studio correlato sullo stesso campione, il tasso di suicidi risultava proporzionalmente più alto rispetto ai controlli, con il rischio strettamente legato alla quantità di cure psichiatriche pregresse. 

Lo studio pubblicato su Acta Pediatrica, "Psychiatric Morbidity Among Adolescents and Young Adults Who Contacted Specialised Gender Identity Services in Finland in 1996–2019: A Register Study"
Lo studio pubblicato su Acta Pediatrica, "Psychiatric Morbidity Among Adolescents and Young Adults Who Contacted Specialised Gender Identity Services in Finland in 1996–2019: A Register Study"

Non appena lo studio è circolato, sono arrivate le contestazioni. La più articolata è quella della giornalista scientifica Erin Reed, pubblicata sulla sua newsletter: la critica centrale riguarda il cosiddetto surveillance bias, un problema classico nell'epidemiologia osservazionale. Il servizio finlandese di identità di genere per i minori è fisicamente collocato nei reparti di psichiatria degli adolescenti degli ospedali universitari di Tampere e Helsinki. Le valutazioni vengono condotte da team psichiatrici. Secondo i protocolli finlandesi documentati, i pazienti venivano monitorati ogni tre-sei mesi «in stretta collaborazione con l'unità di psichiatria degli adolescenti» durante il trattamento ormonale. Reed sostiene che qualsiasi contatto con servizi psichiatrici specialistici esterni generato da questi appuntamenti di routine — anche una sola valutazione che si conclude senza diagnosi — finisce nel registro sanitario nazionale esattamente come un ricovero d'urgenza. Lo studio esclude formalmente le visite al team di identità di genere, ma non le possibili segnalazioni che quegli appuntamenti producono. Il risultato è, secondo Reed, che l'aumento misurato riflette in parte la sorveglianza più intensa a cui sono sottoposti questi pazienti rispetto alla popolazione generale non monitorata.

Una seconda critica riguarda la scelta della «data index», il punto zero attorno al quale viene costruito il confronto prima-dopo: lo studio la fissa al giorno del primo appuntamento al centro, non all'inizio del trattamento. In Finlandia il percorso diagnostico dura spesso uno o due anni, a volte di più. Reed sottolinea che gli autori disponevano delle date delle prime prescrizioni ormonali — avendo usato quei dati per definire chi aveva ricevuto il trattamento — e avrebbero potuto ancorare il confronto all'effettivo inizio della terapia. Non lo hanno fatto, il che, secondo questa critica, introduce un ulteriore bias temporale. La professoressa Kaltiala ha risposto alle critiche in un articolo del giornalista scientifico Bernard Lane, che ha riportato le sue dichiarazioni. Sul punto del surveillance bias, Kaltiala ha riconosciuto il limite già nello studio — l'impossibilità di analizzare in dettaglio per quale motivo questi pazienti avessero accesso ai servizi psichiatrici — ma ha contestato l'interpretazione. I servizi psichiatrici specialistici finlandesi, ha spiegato, sono riservati a «disturbi gravi»: «Le strutture di primo livello sono disponibili per i bisogni legati a disturbi lievi e difficoltà psicosociali.» Un semplice appuntamento di monitoraggio, secondo Kaltiala, non genera automaticamente una presa in carico specialistica registrabile.

La dottoressa Riittakerttu Kaltiala
La dottoressa Riittakerttu Kaltiala

Sul piano clinico, Kaltiala ha sviluppato un ragionamento che costituisce il nucleo interpretativo dello studio: i giovani del campione presentavano disturbi psichiatrici gravi in misura molto maggiore dei controlli, spesso risalenti ad anni prima dell'arrivo al centro di identità di genere. «Pertanto, molti hanno sviluppato sentimenti di disforia di genere nel contesto di disturbi gravi», ha detto. «I disturbi psichiatrici gravi durante l'adolescenza hanno generalmente il potenziale di complicare lo sviluppo dell'identità.» Se fosse il contrario — se i disturbi psichiatrici fossero secondari alla disforia — ci si aspetterebbe che si attenuassero con la riassegnazione medica. Questo, stando ai dati finlandesi, non è accaduto. «I pazienti non stavano migliorando. Le loro vite stavano peggiorando.»

Riittakerttu Kaltiala è la psichiatra capo del reparto di psichiatria degli adolescenti dell'Ospedale Universitario di Tampere. Ha fondato la clinica gender per minorenni nel 2011, quando le è stato assegnato il compito di istituirla. Nel 2023 ha scritto un articolo per la testata americana The Free Press intitolato «Le cure gender-affirming sono pericolose. Lo so perché ho aiutato a costruirle.» Ha fatto parte del comitato consultivo della Cass Review, la revisione indipendente commissionata dal NHS britannico che nel 2024 ha definito le prove scientifiche a sostegno della terapia ormonale nei minori «straordinariamente deboli», contribuendo alla decisione del governo britannico di restringerne la prescrizione di routine. I critici sottolineano le sue affiliazioni con organizzazioni che descrivono come ostili alle cure transgender, e citano testimonianze di ex pazienti della sua clinica di Tampere che descrivono esperienze ritenute lesive. Chi sostiene il suo lavoro risponde che questi elementi di contesto non annullano i dati. Come ha scritto il commentatore britannico Rodger Cuddington: «Queste domande contestuali contano e i lettori dovrebbero valutarle. Ma non fanno sparire i dati, così come i dati non fanno sparire le critiche.»

La maggior parte degli studi sulla salute mentale degli adolescenti transgender si basa su questionari somministrati ai pazienti stessi, spesso su campioni relativamente piccoli e con follow-up brevi. Lo studio finlandese si distingue per il ricorso esclusivo ai registri sanitari nazionali obbligatori — nei quali i cittadini non possono optare per l'esclusione — e per la durata del follow-up, che arriva fino a 25 anni. Questi elementi lo rendono uno dei dataset più completi mai prodotti su questo tema. La Society for Evidence-Based Gender Medicine ha definito i dati demografici finlandesi «una visione a livello di popolazione completa», in contrasto con gli studi che si affidano a campioni più piccoli o autoselezionati. Gli autori stessi non interpretano i risultati come la prova che la transizione medica causa danni. Le loro conclusioni operative sono di un tipo diverso: chiedono che i disturbi psichiatrici vengano valutati e trattati adeguatamente prima e dopo trattamenti medici irreversibili, e che in alcuni casi — non si specifica quali — la transizione medica possa essere collegata a un peggioramento della salute mentale. Il messaggio centrale dello studio è sistemico: i bisogni psichiatrici di questa popolazione sono elevati, pre-esistono spesso alla disforia, e il sistema deve rispondervi indipendentemente dall'esito della valutazione di genere.

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