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8 luglio 2026

Radio Radicale, il Partito fa fuori Flavia Fratello dopo 7 anni alla conduzione della rassegna Stampa e regime, parla Matteo Hallissey: “La scelta del segretario Turco impoverisce l’offerta”

  • di Michele Larosa Michele Larosa

8 luglio 2026

Il tempio del pluralismo perde una delle sue voci, Radio Radicale, addio a Flavia Fratello: la rassegna "Stampa e Regime" avrà un solo conduttore durante i giorni feriali. Una scelta che arriva in un momento già difficile per l'emittente, che rischia di perdere il suo ruolo di presidio imprescindibile dell'informazione italiana

Foto di: Ansa

Radio Radicale, il Partito fa fuori Flavia Fratello dopo 7 anni alla conduzione della rassegna Stampa e regime, parla Matteo Hallissey: “La scelta del segretario Turco impoverisce l’offerta”

Radio Radicale non è mai stata una radio come le altre. Nata nel 1975 per volontà di Marco Pannella e del Partito Radicale, si è costruita in cinquant'anni una identità unica nel panorama italiano. Trasmette integralmente le sedute parlamentari, molti dei processi più importanti della nostra storia, conferenze, interviste, audizioni, con la convinzione — quasi ideologica, nel senso migliore del termine — che l'informazione debba essere messa a disposizione dei cittadini così com'è, senza filtri, senza tagli, senza qualcuno che decida al posto loro cosa contava sapere e cosa no. Il sottotitolo è già di per sé eloquente: “Conoscere per deliberare”. È il motivo per cui generazioni di ascoltatori l'hanno considerata, prima ancora che una radio di partito, un presidio di pluralismo: un posto dove si potevano ascoltare voci diverse, spesso in contraddizione tra loro, senza che nessuna prevalesse per decreto editoriale. Dentro questa storia si inserisce a pieno titolo “Stampa e Regime”, la rassegna stampa quotidiana. Fondata da Massimo Bordin e diventata negli anni LA rassegna stampa per antonomasia nel giornalismo radiofonico italiano, si è retta a lungo su un principio semplice quanto rivoluzionario per il genere: più voci, non una sola, si alternavano al microfono, ciascuna con la propria lettura dei giornali, il proprio taglio, la propria sensibilità.

Ora quell'architettura cambia. Da settembre Stampa e Regime avrà un solo conduttore nei giorni feriali, Alessandro Barbano — giornalista bravissimo e di lungo corso, sia chiaro, ex direttore del Mattino e del Messaggero — mentre il weekend resterà affidato a Marco Taradash e Marco Cappato. La decisione è dell'editore, cioè del segretario del Partito Radicale Maurizio Turco, e comporta l'uscita di scena di Flavia Fratello, che dal 2019 era una delle voci storiche del programma. Lo ha annunciato la stessa Fratello sui social, con un tweet lungo e misurato ma tutt'altro che reticente. Definisce la scelta “del tutto legittima”, ma non la condivide, e la legge in una chiave che va oltre la semplice riorganizzazione dei turni, la scelta, dice, è politica. Fratello ripercorre gli anni sui titoli dei giornali come “un'eredità pesantissima” raccolta dopo Bordin, ringrazia colleghi, tecnici, i direttori che si sono succeduti, e chiude: “non perdiamoci di vista”.

hallissey
Matteo Hallissey leader dei Radicali Italiani

Per raccogliere una testimonianza abbiamo telefonato Matteo Hallissey, presidente dei Radicali Italiani — sigla distinta ma imparentata, nata nel 2001 come costola più organizzata e attiva politicamente dello stesso mondo pannelliano, contigua oggi a +Europa. Le due realtà condividono simboli e battaglie storiche, ma non gli stessi organi né il controllo della radio, che resta editorialmente in mano a Turco e al Partito Radicale. Hallissey interviene con parole misurate ma pesanti: “Credo di non essere il solo a provare un senso di spaesamento all'idea che, accendendo Radio Radicale, non si ascolteranno più voci, tra cui quella di Flavia Fratello, alla conduzione di Stampa e Regime. Mi addolora profondamente assistere a una scelta editoriale di questo genere, che rischia di impoverire sensibilmente l'offerta di un'emittente che ha scritto pagine fondamentali della storia dell'informazione e della vita democratica del nostro Paese e che oggi è, purtroppo, sempre più penalizzata”.

Se Hallissey sceglie il registro dell'afflizione istituzionale, Luca Bizzarri, radicale da sempre, non le manda a dire, con un post che va dritto all'osso della questione politica: “Un altro passo verso la distruzione del patrimonio di radio radicale. Ce la faranno, piano piano, i radicali a distruggere se stessi trasformandosi in un carrozzone senza ruote tra personalismi e rendite di posizione. Erano fuori dal Palazzo, ora sono l'assemblea di condominio”. Un'immagine impietosa, la storia cade in un momento in cui Radio Radicale non naviga in acque tranquille. Per la prima volta in trent'anni, la legge di bilancio 2026 non ha previsto il consueto finanziamento per la convenzione con lo Stato — quella che copre le dirette parlamentari e gli eventi istituzionali — lasciando a rischio circa 10 milioni di euro l'anno tra convenzione, digitalizzazione dell'archivio storico e fondi per l'editoria. Dopo mesi di rassicurazioni informali e un emendamento al Milleproroghe, la Camera ha deciso di dimezzare il contributo per le dirette d'aula: 4 milioni invece di 8. Il sindacato interno ha già avvertito che, senza ulteriori interventi, si va dritti verso la chiusura, e a febbraio gli stipendi non sono stati pagati nei tempi previsti. Una situazione certo non semplice, noi di MOW, da fan dei Radicali, ma soprattutto amanti della libertà di stampa, di pensiero e di opinione, non possiamo che augurarci che Radio Radicale resti l'eccellenza che è stata.

https://www.youtube.com/watch?v=qyCAv_YrKCQ&t=1400s

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Ansa

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