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Sugli scontri a Torino ascoltate Matteo Hallissey: “Chi manifesta pacificamente ha una responsabilità”. Intervista al leader dei Radicali: “Basta essere democristiani”

  • di Michele Larosa Michele Larosa

  • Foto di: ANSA

4 febbraio 2026

Sugli scontri a Torino ascoltate Matteo Hallissey: “Chi manifesta pacificamente ha una responsabilità”. Intervista al leader dei Radicali: “Basta essere democristiani”
Dopo i fatti di Torino e gli scontri fra i manifestanti e la polizia abbiamo intervistato il leader dei Radicali Matteo Hallissey: “Dobbiamo isolare i violenti! In Italia meno democristiani e più Milei”

Foto di: ANSA

di Michele Larosa Michele Larosa

Da sabato sera non si fa che parlare delle immagini della manifestazione di Torino. Condanne, giustificazioni, fiumi di inchiostro e di cellulosa. Ma spesso a parlarne dalla bolla di vetro degli studi televisivi sono i soliti parrucconi. Noi abbiamo voluto chiedere a qualcuno che le manifestazioni di piazza le frequenta, pacificamente. Matteo Hallissey è il presidente di +Europa e dei Radicali Italiani. È il più giovane segretario di partito d'Italia e, da buon radicale, per i temi a lui cari non ha mai esitato a scendere in piazza. Con lui abbiamo parlato dei temi caldi del momento: la sicurezza, ma anche la politica estera e il referendum:

Gli scontri di Torino
Gli scontri di Torino

Partiamo da manifestazioni e sicurezza. Sei stato in piazza più volte a protestare, hai anche subito aggressioni, come ti poni sui fatti di Torino?

Noi su diversi temi abbiamo scelto di stare in piazza. Penso che lo abbiamo fatto anche vedendo come ci siano fra i manifestanti delle frange, anche per cause giuste o che possono essere parzialmente condivisibili - non è il caso ovviamente della piazza di Torino - che sfociano nella violenza. Su Torino la situazione è diversa, perché chi ha organizzato la manifestazione, Askatasuna, è notoriamente un gruppo di violenti. Hanno fatto bene a sgomberarli e comprensibilmente tutti sapevano che la manifestazione sarebbe andata a finire così. Proprio perché c'erano queste frange all'interno della piazza. Per cui non possiamo che condannare quello che è accaduto.
Quello che a me sorprende però è il modo in cui viene utilizzata questa manifestazione per introdurre ancora nuovi reati, nuovi provvedimenti, questo nuovo pacchetto sicurezza. Provvedimenti che vanno ovviamente nella direzione di contrarre ancora di più le libertà di tutti, in particolare di chi vuole manifestare pacificamente. Quindi questo a me sorprende molto e lo ritengo la risposta sbagliata a un problema che esiste come quello di questi violenti.

Quindi quale potrebbe essere una soluzione?

Ma intanto noi abbiamo già visto negli scorsi mesi una marea di nuovi reati introdotti: il “decreto sicurezza”, il “decreto Caivano”, il primo di tutti che era stato il “decreto rave”, le nuove norme sul codice della strada. Nessuno di questi provvedimenti ha risolto il problema sicurezza. Anzi, si continua oggi a parlare della sicurezza come un allarme, attaccando i sindaci di centro sinistra quando al governo c'è la destra. Tutti questi provvedimenti non hanno risolto nulla. Anzi, alcuni di questi come la zona rossa nelle stazioni, sono assolutamente illogici. Perché oggi se io diffamo una persona all'interno di una stazione o vicino a una stazione, ho in teoria una pena più alta rispetto a se la diffamo da un'altra parte. Quindi sono una serie di provvedimenti che sono o totalmente inefficaci o addirittura stupidi e con dei grandi controsensi.
Per cui anche queste nuove misure di cui si parla in questi giorni, con l'ennesimo decreto che sarà portato avanti superando il Parlamento, secondo me non serviranno a niente. Lo scudo penale in particolare per le forze di polizia è una misura verso cui addirittura alcuni dei sindacati di polizia si stanno schierando contro. Perché di fatto non è che un poliziotto non può essere più indagato, semplicemente per evitare la gogna mediatica non sarà dato l'avviso di garanzia ai poliziotti. Che è però una cosa assolutamente assurda. Quindi questo provvedimento lo reputo totalmente sbagliato. Sull'arresto preventivo, io non credo si possa arrestare preventivamente una persona. Capirei eventualmente un daspo per alcune ore dalla città in casi particolari, come accade per esempio per le partite di calcio. Però appunto sono tutte misure che non risolvono in alcun modo il problema reale. Il problema reale è che mancano forze dell'ordine, serve sicuramente fare più assunzioni. Proprio negli scorsi giorni abbiamo visto Antonio Tajani andare in televisione e dire “poveri poliziotti vengono pagati una fame” ma chi è che li paga una fame?

Vediamo in un certo senso due modi contrapposti di fare politica fra i giovani, il tuo e quello dei ragazzi di Askatasuna...

Assolutamente sì, c'è chi trova rifugio all'interno di collettivi - realtà sfortunatamente molto presenti nelle scuole, nelle università - che utilizzano metodi violenti per manifestare le proprie idee. Askatasuna è proprio l'esempio di una realtà che occupava dei luoghi illegalmente, composta da violenti, e quindi che andava giustamente sgomberata. Dall'altro lato ci sono però tantissimi cittadini, anche tantissimi giovani, che hanno voglia di manifestare pacificamente. Noi siamo tra quelli che manifestano di più: sit in, flash mob, manifestazioni autorizzate, in tutti i modi possibili. È proprio per questo che tutti coloro che manifestano pacificamente, anche le migliaia e migliaia di persone che manifestavano Torino pacificamente, hanno una responsabilità. Hanno la responsabilità di isolare i violenti, di non essere in alcun modo complici dei violenti e però anche di chiedere al Governo di non portare avanti dei provvedimenti che danneggerebbero anche i manifestanti pacifici. Un altro esempio è la cauzione per la manifestazione, che è un altro dei provvedimenti di cui si discute, ed è assolutamente improponibile. Bisognerà contrastare in tutti i modi la proposta. Chi decide la cauzione, chi paga la cauzione, chi è responsabile anche per figure che possono infiltrarsi all'interno di una manifestazione.

Rappresenti +Europa, ultimamente si parla sempre con più insistenza dell'esigenza di un'Europa più forte. Draghi ha anche detto che l'Europa dovrebbe passare da confederazione a federazione. Immagino tu sia d'accordo...

Assolutamente sì, le parole di Draghi sono sempre importanti ed è tra le poche personalità che cerca di tracciare la direzione giusta. Quella di un'Europa unita, di un'Europa federale. Oggi parliamo di un'Europa che non riesce a stare al tavolo delle grandi potenze mondiali proprio perché è divisa. Proprio perché non ha un'unica persona o appunto singole figure che possano essere autorevoli ed essere rappresentanti e portavoce della linea dell'Unione Europea. Quello che bisogna fare e su cui non possiamo più attendere è che sulle materie più importanti, a partire dalla politica estera ci si metta insieme. Si vada verso una cooperazione rafforzata. In cui i paesi che vogliono fare un passo in avanti, che hanno voglia di organizzarsi in maniera federale, si organizzano in maniera federale.
Se poi Orban o altre figure, altri Stati dell'Unione Europea per ora non vogliono aderire a questa Europa a due velocità tra qualche anno vedranno che l'unico modo per rispondere a queste grandi sfide che abbiamo è proprio questo. Quindi bisogna che quei paesi coraggiosi che hanno voglia di fare un passo in avanti lo facciano.

Il presidente argentino Javier Milei
"Meno democristiani più Milei"

E invece sul fronte della politica interna? Sembra che gli estremismi sia a destra che a sinistra si stiano allontanando sempre di più, vedi Vannacci ieri. È possibile ritrovare al centro tutte le forze moderate?

Io credo che rispetto a questo governo l'unica soluzione possibile sia avere un'agenda che sia dal punto di vista della proposta politica: riformista, liberale, progressista, ma non estrema. Che non vada a toccare le frange più estremiste della popolazione ma che riesca a toccare i tantissimi cittadini che sono progressisti per quanto riguarda le libertà e i diritti civili, ma che vogliono anche più concorrenza, un'economia che torna a crescere, la produttività che sale. Quindi per avere un'agenda del genere bisogna sicuramente essere da un punto di vista delle idee attenti a una linea riformista, ma dal punto di vista del metodo serve abbandonare il centrismo come luogo della moderazione e del compromesso a tutti i costi. Invece essere molto netti e molto forti nelle idee che si propongono come nel nostro piccolo cerchiamo di fare anche noi su quei temi. Serve cercare di dare una scossa, di farsi sentire e di avere un'idea di paese alternativa a quella di Meloni, che oggi il centro-sinistra non ha. Diciamo che le anime liberali, riformiste non possono essere ancora centriste ma devono guardare a un modello molto più potente. Meno democristiani e più Milei.

Mi viene in mente la frase con cui Occhiuto ha intitolato il suo convegno: “Estremisti della libertà”...

Non è una frase soltanto di Occhiuto. Occhiuto se ne è arrogato ma “estremisti della libertà” come frase, come modus operandi viene da Gobetti. Quindi c'è una tradizione di proposte politiche riformiste, liberali, assolutamente fattibili, concrete con le coperture giuste, ma con un modo di fare che invece può essere assolutamente forte, dirompente ed è l'unico modo in cui oggi possiamo provare a farci sentire. Anche per questo nel nostro piccolo cerchiamo di coniugare iniziative e battaglie che riteniamo giuste. Tutte quelle che riguardano la libertà della persona, ma anche la lotta alle corporazioni che bloccano l'economia e lo proviamo a fare con un metodo dirompente. Provando anche a coinvolgere i giovani che su questi temi hanno sensibilità, ma vanno coinvolti, anche usando le loro piattaforme.

Infine ultimo tema, il referendum. Vi siete schierati apertamente con il Sì. perché votare Sì e cosa sta sbagliando il Comitato per il No?

Io credo che votare Sì serva perché la riforma è giusta. Non è una riforma meloniana, ma è una riforma pannelliana, radicale, che noi abbiamo proposto da Vassalli in poi. Quindi tutto tranne che una riforma meloniana. Una riforma che però invece oggi il centrosinistra sta colpevolmente lasciando proprio al Governo e alla maggioranza. Quindi serve che ci siano delle figure liberali e progressiste che siano per il Sì. Non lasciare questo campo a Meloni.
Da questo punto di vista la campagna che stanno facendo invece i Comitati per il No è assolutamente sbagliata. Racconta delle fake news inammissibili. A parte l'utilizzo di figure come Angelo D'Orsi, il propagandista russo che abbiamo contestato alla Federico II. Che il Partito Democratico ha pubblicato sulle proprie piattaforme raccontandolo come un autorevole profilo da ascoltare. L'ultima addirittura è arrivata negli ultimi giorni con il PD che è arrivato a dire che visto che Casa Pound vota per il Sì, allora dobbiamo votare No. Anche nel 2016, per il referendum Renzi, Elly Schlein e Casa Pound hanno votato entrambi per il No. Non per questo Elly è una fascista... Quindi vengono utilizzati dei metodi e degli argomenti assolutamente sbagliati. Nelle principali stazioni italiane i comitati per il No hanno affisso dei cartelloni dicendo addirittura che dopo questa riforma il giudice sarà sotto controllo dell'esecutivo. Delle cose che non stanno né in cielo né terra. Noi stiamo facendo una grande campagna, io in particolare con il comitato “Sì separa”. +Europa e Radicali Italiani sono favorevoli e noi ci batteremo affinché su questo tema si faccia un passo in avanti. Un primo passo fondamentale che poi andrà seguito da tante altre riforme proposte sulla giustizia. Chi fa allarmismo su questo tema veramente fa il gioco di Meloni.

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