“Lo scontrino l’ho preso io, quella mattina, a Vigevano”. Andrea Sempio l’ha detto ogni volta che s’è prestato a qualche intervista, ma il suo ex avvocato, Massimo Lovati, in ogni occasione fino a quando lo ha assistito, ha detto tutt’altro: “lasciate stare lo scontrino, non c’entra niente”. Adesso quel modo di fare dell’esperto legale, che sembrava strampalato, che è stato fatto passare per vecchio e pure mezzo avvinazzato, comincia a avere una spiegazione.
Sembra, infatti, che Antonio Bugada, il pompiere che nel 2007 aveva una amicizia con Daniela Ferrari, la mamma di Andrea Sempio, abbia deciso di parlare. E quello che ha raccontato rischia di trasformarsi in un boomerang tremendo per Sempio. Sì, perché quello scontrino sarebbe falso e sarebbe stato generato (forse dallo stesso pompiere?) solo successivamente e consegnato alla signora Daniela (che poi ha raccontato di averlo conservato per quasi un anno). Sembra infatti che i Vigili del Fuoco di Vigevano, proprio come raccontato in Procura da Bugada, ai tempi, avessero trovato un modo per manomettere il parchimetro e stampare ticket con date differenti, così da avere giustificativi con i loro capi rispetto a uscite non autorizzate.
Incrociando orario, data e numeri seriali dei due tagliandi, sia quello del 13 agosto 2007 che quello del giorno successivo, emergerebbe la manomissione. A lanciare lo scoop (video in fondo alla pagina) è stata la youtuber e aspirante criminologa Francesca Bugamelli, Bugallalla, la stessa che già in passato aveva pubblicato prima di tutti le foto di Andrea Sempio davanti a casa Poggi il giorno del delitto e che, adesso, ha anticipato quanto sarà pubblicato sul prossimo numero di Giallo, in edicola da domani. C’è, perora, nulla da aggiungere. Perché è giusto che il lavoro degli altri venga riconosciuto agli altri e perché il tema, almeno per come su MOW abbiamo sempre trattato le questioni intorno a Garlasco, per noi è un altro oltre il dovere di raccontare: la narrazione. Sempre e solo la narrazione.
Ecco, quella fatta sull’avvocato Massimo Lovati è stata impietosa nei confronti di un uomo e di un professionista che avrà pure i suoi modi, ma che in più di una occasione - e adesso diventerà innegabile per tutti con la storia dello scontrino se sarà confermata – ha provato a fornire punti di vista differenti. All’opinione pubblica, ma – se vogliamo – anche agli stessi inquirenti. Sullo scontrino del suo ex assistito, Andrea Sempio, ad esempio, era sempre stato chiarissimo. Arrivando a definire la presentazione di quel ticket agli inquirenti una sorta di errore umano, o comunque di giustificabile tentativo goffo di esorcizzare il legittimo timore di essere indagato. Qualcosa che oggi, proprio come Lovati aveva lasciato intendere, rischia di trasformarsi in un tremendo boomerang. Per Andrea Sempio, ma, lasciatecelo dire, pure per l’indagine stessa, visto che l’impressione è che ci sia una chiusura totale rispetto all’opportunità di andare a guardare oltre l’attuale indagato, Andrea Sempio, e il vecchio condannato, Alberto Stasi. Quando in realtà tanto, forse troppo, suggerisce che dietro l’omicidio di Chiara poggi possa esserci una storia ancora più grossa dell’azione di un assassino preso dall’impeto di un momento.