Il paradosso di Garlasco? Si indaga di più su Alberto Stasi di quanto la Procura della Repubblica stia indagando su Andrea Sempio o su altri possibili assassini di Chiara Poggi. Ok, messa così è una mezza battutaccia. Ma la realtà non è lontanissima. Di lontanissimo, ma nel tempo, c’è, invece, un vecchio timore: la “paura di scoprire che a uccidere Chiara sia stato qualche familiare”. Sono, di fatto, le parole riferite dai Carabinieri in una intercettazione del 2007 della mamma Rita Preda (foto di seguito). “La mamma di Chiara – si legge nel verbale di quella intercettazione – spera che si trovi il colpevole, ma nello stesso tempo ha paura di saperlo, specialmente se si trattasse di un familiare ad avere fatto tutto questo. Spera che si sia trattato di un furto che si è trasformato nella tragedia”. Sono parole agli atti che oggi, dopo 18 anni, hanno il valore che hanno. Ma che servono a spiegare che c’è stato un tempo in cui i dubbi c’erano. E l’orizzonte dei sospetti era vastissimo, tanto da risultare anche “timore”.
Il contrario di adesso, insomma, con la famiglia Poggi che non arretra di un millimetro rispetto alla convinzione che a uccidere Chiara sia stato il fidanzato Alberto Stasi. E che, anzi, rilancia. Ogni nuova analisi commissionata deve servire a dimostrarlo, non a rimetterlo in discussione. È, o almeno sembra, in questa ottica che si inserisce la terza consulenza di parte commissionata in poche settimane. L’ennesima mossa in una partita giudiziaria in cui ormai è saltato ogni schema. Questa volta l’attenzione si concentra sulla scena del crimine e su un dettaglio che ha attraversato tutti i processi: la camminata di Stasi nella villetta di via Pascoli. Secondo i nuovi consulenti dei Poggi, Stasi non avrebbe potuto evitare la grande traccia di sangue presente sul cosiddetto “gradino zero”, proprio davanti alla porta a soffietto che conduce al seminterrato dove fu trovato il corpo. Le nuove simulazioni digitali, basate sulla sovrapposizione delle immagini delle macchie ematiche con i movimenti attribuiti a Stasi, mettono in crisi l’ipotesi della “camminata pulita” sostenuta in passato e giudicata possibile nelle perizie del 2009. Insomma, insistono: quelle scarpe non potevano restare prive di tracce ematiche, ignorando che prive di tracce ematiche sono state, però, anche le scarpe di almeno due Carabinieri entrati nella villetta quel 13 agosto del 2007. E’ certo – come ha ribadito anche nella recente intervista a Lo Stato delle Cose il giudice di primo grado, Stefano Vitelli, che Alberto Stasi abbia calpestato sangue, ma ci sta pure che quelle tracce possano essere scomparse dalle sue scarpe così come sono scomparse dalle scarpe di altri che sono entrati nella villetta dopo la scoperta di quanto accaduto.
E’ chiaro, però, che per la famiglia Poggi o, meglio, per i legali di parte civile Tizzoni e Compagna, non è solo una questione tecnica. È una scelta strategica. Perché se è palese che le consulenze dei Poggi, oggi, non sono orientate a rafforzare l’indagine su Andrea Sempio, tuttora formalmente indagato, lo saranno per blindare la responsabilità di Stasi in vista di qualsiasi tentativo di revisione del processo. Una direzione confermata anche dalle analisi informatiche commissionate pure sui computer di Chiara e Alberto, secondo cui la sera prima del delitto la ragazza avrebbe visionato – per 15 secondi –l’anteprima di una foto presente nella cartella in cui materiale il fidanzato custodiva materiale pornografico adulto.
E l’indagine su Sempio? La Procura di Pavia attende la relazione super-partes della dottoressa Cristina Cattaneo prima di decidere se archiviare o rinviare a giudizio il nuovo indagato. Difficile pensare che quella richiesta non arriverà, anche se la famiglia Poggi – che oggi non ha più dubbi come invece ne aveva in quella intercettazione - continua a considerare il caso mai davvero aperto. Solo che così non lo considerano neanche chiuso, visto che Stasi è già stato condannato, sta comunque scontando la sua pena e non potrà essere condannato ancora per lo stesso delitto.