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Delitto di Garlasco: “è terrapiattismo giudiziario”. Ma che cannonata ha tirato l’ex perito sui pedali (non) scambiati da Stasi? Intanto Napoleone nomina il consulente “Iena” per i pc di Chiara e Alberto

  • di Emanuele Pieroni Emanuele Pieroni

  • Foto di: Ansa

2 febbraio 2026

Delitto di Garlasco: “è terrapiattismo giudiziario”. Ma che cannonata ha tirato l’ex perito sui pedali (non) scambiati da Stasi? Intanto Napoleone nomina il consulente “Iena” per i pc di Chiara e Alberto
Paolo Dal Checco è il consulente nominato dalla Procura della Repubblica di Pavia per accertamenti e analisi sui pc di Chiara Poggi e Alberto Stasi, ma c'è già chi getta ombre sulla mossa del procuratore Napolene. La colpa di Dal Checco? E' troppo "Iena". Come se la verità non interessasse davvero più, come ha ricordato, con un comunicato tranchant (che pubblichiamo integralmente nel pezzo), anche l'ex perito che effettuò gli accertamenti sulle biciclette di Alberto Stasi e su quei pedali di cui si parla ancora (a sproposito)

Foto di: Ansa

di Emanuele Pieroni Emanuele Pieroni

Quindi aver collaborato con Le Iene rende meno seri e meno credibili? E’ quello che viene da chiedersi leggendo in giro i commenti alla notizia che la Procura della Repubblica di Pavia ha scelto Paolo Dal Checco per ulteriori accertamenti e analisi sui PC di Chiara Poggi e Alberto Stasi. Il curriculum parla chiaro, eppure è come se l’aver messo la propria professionalità a disposizione della redazione della trasmissione Mediaset rendesse Dal Checco e il lavoro che sta conducendo per la Procura già avvolti dalla nebbia. E’ la storia di Garlasco, signori, dove la nebbia evidente finisce ignorata e quella solo ipotizzata finisce analizzata prima ancora che cali davvero.

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Paolo Dal Checco

C’è chi sulla nomina di Dal Checco c’ha visto anche una mossa mediatica, senza rendersi conto che se è stata resa nota solo oggi è perché nei giorni scorsi è successo qualcosa che ha reso inevitabile che si venisse a sapere il nome del perito voluto dalla Procura. E’ noto, infatti, che la GIP, Daniela Garlaschelli, non ha accolto la richiesta di incidente probatorio sui pc di Alberto Stasi e Chiara Poggi avanzata dai legali di Andrea Sempio, motivando la decisione con la motivazione anche con il fatto che analisi e accertamenti su quei devices erano stati già disposti dalla procura stessa. E’ bastato, insomma, solo andare a guardare a chi ci si fosse rivolti e non è che qualcuno ha annunciato qualcosa. Ma pk così, è un dettaglio di cronaca giudiziaria e non serve neanche stare a commentare.

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Gli ormai "famosi" pedali con il DNA

Non è stata una scelta neutra? Se a rendere la scelta “non neutra” è il fatto che il nome individuato sia quello di Paolo Dal Checco - informatico forense che negli anni ha collaborato a lungo con Le Iene, la trasmissione televisiva che più di ogni altra ha contribuito a riportare ciclicamente il delitto di Garlasco al centro del dibattito pubblico – stiamo andando oltre i soliti sospetti. Che oggi sia la stessa Procura a rivolgersi a una figura così riconoscibile, legata a un racconto mediatico preciso, basta a aprire interrogativi sul confine sempre più sottile tra inchiesta giudiziaria e pressione dell’opinione pubblica, soprattutto in un procedimento che ha già conosciuto una sentenza definitiva di condanna? Boh, a noi sembra pochino.

Nel frattempo, si riaccende anche una delle questioni più controverse del processo: quella dei pedali delle biciclette di Alberto Stasi. A intervenire (con una nota che pubblichiamo di seguito integralmente), rompendo un silenzio durato dieci anni, è Pierangelo Adinolfi, ingegnere e consulente tecnico della Procura generale di Milano nel processo d’appello bis, incaricato all’epoca di verificare il presunto scambio dei pedali tra la bici nera da donna e la Umberto Dei bordeaux e oro. Non un perito di parte, ma un perito nominato dalla pubblica accusa (che poi chiese di non condannare Stasi). Continuare a parlare di un fantomatico scambio di pedali, afferma Adinolfi in una lunga lettera, è una forma di “terrapiattismo giudiziario”. Secondo il consulente, gli accertamenti svolti escluderebbero categoricamente che Stasi abbia mai scambiato i pedali, un’ipotesi definita priva di riscontri oggettivi e in contrasto non solo con la logica, ma con i dati tecnici raccolti. Nella stessa sentenza di condanna della Cassazione, arrivata appunto dopo che il Procuratore Generale chiese di non condannare Stasi, si fa tuttavia riferimento a pedali dissonanti e a una possibile sostituzione. Insomma, oggi tocca ai computer, ieri erano le biciclette. Domani chissà!

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