Qualcuno ha parlato di “terremoto interno”, altri di “passaggio raro” e molti di “colpo di scena che infittisce la nebbia”. Al di là delle definizioni più o meno suggestive, però, la notizia secca è questa: Claudia Moregola e Chiara Bonfadini, sostituti procuratori della Repubblica presso la Procura di Brescia, hanno depositato un’istanza formale di rinuncia ai fascicoli collegati al delitto di Chiara Poggi e ai filoni relativi alla presunta corruzione dell’ex procuratore aggiunto di Pavia, Mario Venditti, e al cosiddetto “sistema Pavia”. La decisione è stata accolta dal procuratore capo Francesco Prete e ha determinato la riassegnazione dei fascicoli ai colleghi Alessio Bernardi e Donato Greco. La pagina, insomma, è già voltata. Ma da qui a dire che è “tutto a posto” o che “non è successo niente di particolare” ce ne corre. E anche tanto.
Claudia Moregola, magistrato di lungo corso da anni a Brescia (e che ha conseguito anche la quarta valutazione di professionalità nel 2018, riconoscimento che attesta competenza e anzianità nelle funzioni requirenti) e Claudia Bonfadini, classe 1987 recentemente trasferita da Catanzaro, lavoravano all’inchiesta denominata Clean2 praticamente da sempre. Sono state loro a seguire la riapertura di fascicoli storici legati al delitto di Garlasco e alla presunta rete di irregolarità definita “sistema Pavia”, provando a fare luce sui rapporti opachi tra magistrati, ufficiali di polizia giudiziaria e operatori privati. Ora, però, sembra sia passata a entrambe la voglia di andare avanti.
Le indagini, lo ricordiamo, hanno riguardato sospetti di corruzione in atti giudiziari a carico di Venditti, contestazioni di peculato per circa 750mila euro e la gestione disinvolta di risorse dell’ufficio pavese, come affidamenti di intercettazioni e noleggio di auto di lusso a prezzi inferiori al mercato. Le verifiche includevano anche interrogatori di persone informate sui fatti, tra cui l’ex carabiniere Silvio Sapone, anche in merito all’indagine per la presunta corruzione che avrebbe portato all’archiviazione della posizione di Andrea Sempio, oggi nuovamente indagato per l’omicidio di Chiara Poggi.
Secondo fonti interne raccolte dalle agenzie di stampa, la rinuncia non riguarda il merito delle accuse, ma divergenze tecniche con il procuratore capo su metodo e criteri investigativi. Questa, almeno fino a oggi, è la versione ufficiale. Che però non convince. In particolare, le due magistrate avrebbero espresso riserve sulla gestione dei dispositivi sequestrati, oggetto di annullamento da parte del Tribunale del Riesame e di interventi della Cassazione. Questa, però, sarebbe solo la famosa goccia che ha fatto traboccare il vaso, rispetto alla richiesta di un approccio maggiormente condiviso al procuratore capo.
Ma siamo sicuri, nel clima di gran diffidenza che c’è intorno a tutto ciò che riguarda le indagini sul delitto di Garlasco e “intorno a Garlasco” – tra la memoria di un omicidio mai davvero risolto, ipotesi di corruzione e scandali interni all’amministrazione giudiziaria - che la scelta della Moregola e della Bonfadini sia solo dovuta a differenze metodologiche? E’ chiaro che le tensioni interne alla Procura di Brescia – visto il campo su cui si è andati a parare – si ripercuotono in via generale su tutto ciò che, soprattutto adesso alla vigilia di un referendum proprio sulla riforma della Giustizia, riguarda il grande tema dell’autonomia del sostituto procuratore rispetto all’indirizzo dell’ufficio, ma anche rispetto alla necessità di garantire indagini che non risultino infinite. Questa, anche se da Brescia assicurano che si è già provveduto a nuove redistribuzioni dei ruoli, inevitabilmente dovrà farei conti, adesso, con un fisiologico rallentamento.