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Dopo Torino e Milano la Meloni vuole più sicurezza, ma davvero il ddl è fascista?

  • di Michele Larosa Michele Larosa

  • Foto di: ANSA

2 febbraio 2026

Dopo Torino e Milano la Meloni vuole più sicurezza, ma davvero il ddl è fascista?
Dopo i fatti di Torino il Governo corre ai ripari. Al vaglio una nuova stretta sulla sicurezza per arginare i facinorosi delle manifestazioni. La misura più accreditata sembrerebbe essere la possibilità di un “fermo di prevenzione” per i manifestanti pericolosi. Lo Stato è fascista o è una misura necessaria?

Foto di: ANSA

di Michele Larosa Michele Larosa

Diceva bene Pier Paolo Pasolini, certo non uno che potrebbe essere tacciato di fascismo, quando nel '68 coglieva la contraddizione intrinseca negli scontri di piazza fra manifestanti e polizia.

I ragazzi poliziotti
che voi per sacro teppismo (di eletta tradizione risorgimentale)
di figli di papà, avete bastonato,
appartengono all’altra classe sociale.

Lo scontro di classe, dove però la classe debole è quella dei poliziotti. La poesia “Il Pci ai giovani!!” esce in occasione della “battaglia di Valle Giulia”. Che in una storia di corsi e ricorsi ricorda quello che è successo a Torino qualche giorno fa. La facoltà di architettura della Sapienza occupata, poi sgomberata e assaltata dagli studenti manifestanti nel tentativo di riconquistarla. Uno scontro rinominato battaglia proprio per la violenza che lo ha caratterizzato: 148 feriti e 200 denunce. Le immagini di sabato non fanno che riportare alla mente quegli anni. Quelli della politica aspra e violenta, delle barricate e degli scontri. A questo proposito PPP è stato tirato in ballo anche dal Ministro dell'Interno Piantedosi, che ha detto: ”Le parole di Pasolini furono molto acute nel cogliere le contraddizioni dei movimenti giovanili di quegli anni e sono tuttora attuali e molto utili. Aggiungerei una amara constatazione. In quegli anni la contestazione, se non altro, diceva di nutrirsi di una qualche analisi critica della società. Quelli di oggi sono rozzi delinquenti che scendono in piazza per praticare una violenza fine a se stessa senza nemmeno una plausibile rivendicazione politica, culturale e sociale“. A Milano Rogoredo intanto continua a sembrare il far west, con l'ultimo scontro a fuoco fra la polizia e un rapinatore. Ora il Governo Meloni si riappropria di uno dei suoi temi cardine, quello della sicurezza. Urge correre ai ripari, “faremo quello che occorre per ripristinare le regole in questa nazione” ha dichiarato Giorgia Meloni che oggi ha convocato una riunione operativa a Palazzo Chigi in vista del Consiglio dei Ministri di mercoledì.
Sul tavolo il nuovo pacchetto di norme sulla sicurezza, che verrà aggiornato con una serie di provvedimenti volti a fronteggiare le manifestazioni violente. Oltre al famigerato “scudo penale” per la polizia la misura individuata dal Governo per arginare i facinorosi sarà probabilmente l'introduzione del cosiddetto “fermo di prevenzione”.

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I poliziotti opposti ai manifestanti ANSA

In cosa consiste il fermo di prevenzione? In parole povere se uno o più manifestanti sono sospettati di costituire un pericolo per il pacifico svolgimento della manifestazione potranno essere fermati dalla polizia e trattenuti in Questura. Per quanto? Pare prospettarsi l'ipotesi di un fermo di 12 ore, anche se il vicepremier Matteo Salvini ha già rilanciato: “Secondo me si può arrivare anche a 48 ore". Soprattutto in un momento in cui l'Italia sarà al centro dell'attenzione mondiale. "Arriviamo in una stagione dove, con le Olimpiadi, che sono un'occasione straordinaria di bellezza, di lavoro, di sport, di unione e di bella immagine dell'Italia nel mondo, se c'è qualche delinquente che vuole apparire sui televisori di tutto il mondo e se ci sono fondati sospetti, è dovere di uno Stato trattenere queste persone" ha dichiarato il Ministro.
Certo, ma un fermo di prevenzione pone il solito problema del bilanciamento fra i principi. Da un lato la libertà personale, di manifestare e di espressione. Dall'altro quelli di sicurezza e ordine pubblico. Come si può limitare la libertà di una persona senza la sussistenza di un reato. Sulla base di un sospetto. Se applicato male il fermo di prevenzione potrebbe minare le fondamenta dello Stato di diritto. Di quel garantismo tanto caro alla destra. Del principio secondo cui sono tutti presunti innocenti. Potrebbe diventare uno strumento per limitare i leader delle manifestazioni, e non solo i violenti.

Intanto a sinistra qualcuno giustifica con la solita retorica dei “pochi violenti”, mentre Piantedosi dice che “le forze di polizia riferiscono che a Torino, nel momento in cui la manifestazione è stata predisposta alle violenze, molti dei cosiddetti manifestanti pacifici hanno fatto scudo fisico, anche aprendo gli ombrelli, per impedire che potessero essere visti i gruppi più violenti nel momento in cui si travisavano e si attrezzavano per l’assalto e per resistere ai lacrimogeni della polizia”. Altri invece avanzano l'ipotesi che addirittura i facinorosi siano degli infiltrati con l'obiettivo di screditare la protesta e facilitare la stretta. Sigfrido Ranucci al programma “In altre parole” di Massimo Grammelini dice: “Io credo che la maggior parte di questi individui lo Stato li conosca, bisogna chiedersi il perchè non si è intervenuti prima. Anche solo per evitare un sospetto. Che questi scontri servano al meccanismo della sorveglianza...”. Ma chiudere il centro sociale Askatasuna non è agire preventivamente? Lo stesso fermo preventivo tacciato da sinistra come misura liberticida sembrerebbe essere proprio lo strumento richiamato da Ranucci. Quindi cosa dovrebbe fare il Governo? Se li ferma preventivamente è fascista, se non lo fa avalla una nuova “strategia della tensione”.

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Le frangie violente delle proteste di Torino ANSA

Tutto questo mentre in America imperversano le polemiche sull'Ice, sui suoi metodi sommari e sulla sua violenza. Da Minneapolis a Torino però il passo è molto lungo. E in mezzo ci sono tante sfumature, che in contesti complessi come questi sono determinanti. Come al solito l'unica vera garanzia di libertà e sicurezza deve essere la legge. In tutta Europa esistono già mezzi di limitazione della libertà personale in via preventiva. In Francia si chiama “Garde à vue”, in Germania “Präventivgewahrsam” e può durare in alcuni Lander addirittura settimane, in Inghilterra “Preventive arrest”. A regolarli la Cedu, la Convenzione Europea per i Diritti dell'Uomo, che non li esclude ma li pone sotto condizioni rigidissime. La durata breve, la base legislativa per limitare al minimo la discrezionalità della polizia, il pericolo reale, concreto e imminente. Queste sono le sfide del Governo che è chiamato ad affrontare nello stilare questa nuova norma. Perchè come ha detto l'ex Ministro Minniti qualche giorno fa libertà è sicurezza, con l'accento. Ed è una prerogativa che deve essere trasversale a tutte le parti politiche.

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