Bisogna essere onesti. L'onestà è qualità prima dei samurai. Non dei politici influencer né degli influencer della politica. Dopo gli scontri di Torino sto leggendo di tutto sui social. C'è chi commenta le violenze contro il poliziotto finito a terra. C'è chi fa la solita, ingenua retorica che 200 violenti non possono macchiare il resto dei manifestanti. Chi, adesso che sono usciti una serie di video dove i poliziotti pestano a sangue attivisti e fotografi, se la prende con le forze dell'ordine. Sento parole come intollerabili, ingiustificabili, cose così.
Signori: siete tutti patetici. Inutili. Inutili come le vostre tronfie parole pronunciate da salotti con la libreria alle spalle o digitate su pc dalle tastiere appena lucidate. Patetici e inutili. La sola cosa da dire è che se c'è uno scontro c'è violenza. Complici i girotondi e il nostro perbenismo pacifista ci siamo abituati a finte proteste ma nessuno dei due - girotondini e perbenisti - se ci fosse davvero da combattere durerebbero più di un secondo. E se crediamo che ci sia un altro modo per spodestare lo status quo, ci sbagliamo. Non c'è mai stato. Mai. La storia anche ai bigotti come voi qualcosa dovrebbe aver insegnato.
Se c'è uno scontro sociale, come c'è adesso (ed è ancora in fase embrionale, peggiorerà nei mesi e negli anni), la violenza è inevitabile. E quelli che prendono le distanze (perché - gne gne - noi siamo i pacifisti; alla Lorenzo Tosa e alla Pd, per intendersi) o quelli che esultano (perché - heil! heil! - viva l'ordine e la disciplina; alla Capezzone, Cerno, i destrorsi) si devono rassegnare che qui non c'è in gioco il potere (dove alla fine tutti si mettono d'accordo con un seggio elettorale, con un ricattino morale, con una poltroncina di visibilità), c'è uno strisciante, montante, sempre più urgente problema sociale.
Anni fa Pier Paolo Pasolini si schierò a favore dei poliziotti contro i figli di papà. Oggi i figli di papà non sono da nessuna delle due parti: sono a Crans Montana, sono a Cortina, sono all'Armani Privé, sono alla Bocconi, sono nei giornali che contano, sono in tv o sui social a fare gli editorialisti, sono, in una parola, distanti. Non possono capire. Non potete capire. L'unica cosa che riuscite a fare è scandalizzarvi da una parte o dall'altra.
Chi vuole parlare di questa violenza in essa si deve immergere. Nelle sue motivazioni. I poliziotti fanno la fame. Hanno aumentato i loro stipendi ma è un aumento che fa ridere. I mezzi che hanno a disposizione sono inadatti. E sono pochi, troppi pochi per controllare una città sotto assedio. Quanto ai manifestanti dobbiamo entrare nell'ottica che la violenza non è l'eccezione, come scrive Riccardo Canaletti, è l'ennesimo segnale che la democrazia non la vuole più nessuno. È superabile, se non già superata. Celerini e antagonisti in questa storia rappresentano entrambi i poveri, gli esclusi, gli abbandonati.
Parliamoci chiaro: cos’altro vuoi fare se viviamo in un Paese (in un mondo) governato da corruzione e raccomandazioni? Cos’altro vuoi fare se i potenti permettono stragi di bambini solo perché si devono ancora accordare su chi mangia più soldi e terre rare (Ucraina, Russia, Palestina e le altre guerre)? Cos’altro vuoi fare se la tendenza è quella di fotterci il cervello per renderci sempre più manipolabili, sostituibili dall'AI? Cosa vuoi fare, combattere o soccombere? Queste tensioni sono l'avamposto, lotte di frontiera, di battaglie che ci riguardano tutti e se non vi riguardano è solo questione di tempo. Quindi: se vi scandalizzate della violenza non avete capito niente.