Mostrare mezzo cu*o, mostrare mezzo cu*o, mostrare mezzo cu*o, in Sicilia fa parte dell’educazione del giovinetto per bene. In Inghilterra lo chiamano understatement, che significa “mostrare mezzo cu*o”. Ne parleremo a proposito di Leonardo Maria De Vecchio, che ospitato da Lilli Gruber ha fatto impazzire di felicità i social (che sono sempre pronti a impazzire di felicità sui social – sì, è una tautologia).
E in realtà alcuni commenti sono davvero spassosi. Sì, è senz’altro uguale a Herbert Ballerina con gli occhiali e sembra – sembra - parlare come lui (immagino che Herbert Ballerina sia il più felice di tutti, potrà fare a Leonardo Maria Del Vecchio quello che Ubaldo Pantani ha fatto a Lapo Elkann, Fabio Fazio è avvisato). Sì, sembra essere andato, poco prima della trasmissione, dallo stesso parrucchiere del compianto Valentino Garavani – “una capigliatura scolpita nel legno”, questa non è dei social ma del New Yorker. Sì, ha sbagliato gli occhiali che con quel capello e quella barba lo faceva sembrare un mix riuscito tra un travestimento di una spia anni ‘70 (in una qualche commedia) e Groucho Marx - avete presente gli occhiali con il naso e i baffi? Sono effettivamente – o fattualmente, come si usa oggi – uguali. Ma...
Se però vogliamo andare più a fondo delle semplici battute irriflesse dei social bisogna capire che Leonardo Maria Del Vecchio è ricco. E’ nato ricco, è cresciuto ricco e ancora oggi è ricco. Di una di quelle ricchezze solide che possiedono, come si dice, capitale e liquidità. Di una di quelle ricchezze che non vende ma compra. Di una di quelle ricchezze che ti permettono di trattare Lilli Gruber, Massimo Giannini e Italo Bocchino come studenti delle elementari ai quali spiegare come funziona il mondo: perché in fondo siamo tutti così agitati a scalarlo, il mondo, coltivando la nostra, come dire, “smartitudine”, la nostra furbizia, il nostro eloquio, la nostra convinzione di comprendere i retroscena, la nostra prontezza di riflessi, che non riusciamo a comprendere come qualcuno possa, semplicemente, fottersene. E Leonardo Maria Del Vecchio se ne è fottuto alla grande. Ed ha praticato con maestria l’antica e spesso dimenticata arte della “sprezzatura”, la cui definizione è: “Atteggiamento improntato a un senso di superiore distacco, con una gradevole apparenza di spontaneità e di naturalezza”. Che tradotto in altri termini è sempre quello: mostrare mezzo cu*o.
Quello che vuole fare Leonardo Maria Del Vecchio è semplice: vendere pubblicità. Creare una Media Company che comprenda in sé, ovviamente, anche la rete, ma che abbia nel portafoglio anche quelli che lui chiama “campioni”. Per questo non gli interessa minimamente il DNA di un qualunque giornale (non gli interessa, per questo non ha intenzione di cambiarlo). “Repubblica” è un “campione” come un “campione” sono “Il Giorno”, “Il Resto del Carlino” e “La Nazione” che ha acquistato. Così come un “campione” (“di Montanelli” ha infatti specificato LMDV) è “Il Giornale” di cui possiede il 30%. Le domande di Lilli Gruber e di Massimo Giannini erano ingenuotte, provinciali, fatte da un mondo distante e inifluente, quello della stampa “di destra” o “di sinistra”. Domande tipo: “Ma non c’è una contraddizione nell’avere azioni de Il Giornale, che è di Destra e volere comprare La Repubblica, che è di Sinistra?”. Leonardo Maria De Vecchio vuole comprare i “marchi”, non i giornalisti, o meglio vuole comprare i giornalisti nella misura in cui sono coloro che hanno creato il “marchio” (quest’ultima frase l’ho dovuta aggiungere per non sembrare troppo competente e mostrare mezzo cu*o).
Anche la domanda sull’eventuale acquisto di una televisione appare altrettanto ingenua. E difatti Del Vecchio ha risposto, praticamente, “un passo alla volta”. Lui vuole vendere pubblicità, che è stato il vero successo di Silviio Berlusconi (la sua discesa in politica fa parte di una narrazione parallela che poco ha a che vedere col bisinissi). E per vendere pubblicità bisogna ancora capire se bisognerà possedere una televisione generalista o una piattaforma. Del Vecchio lo ha detto: vuole vendere “prodotti alle aziende”. Questo è il vero New Media. La politica non c’entra nulla. Del Vecchio lo ha detto banalmente e semplicemente, come uno studente del primo anno della Bocconi, perché non c’è altro modo per dirlo. E’ una cosa semplice. E’ stata la trasmissione Otto e Mezzo a volerla rendere più complessa di quanto è.
Ha anche detto, Del Vecchio, di avere già acquistato una compagnia che si occupa di marketing attraverso l’intelligenza artificiale. Pochi lavoratori, massimo rendimento. Saranno così le Media Company del futuro. Mi sembra che il giovane Del Vecchio abbia le idee chiare. Creerà valore aggiunto? Creerà posti di lavoro oltre che plusvalore? Magari forse erano queste le domande che gli andavano fatte, se proprio si volevano fare domande sull’uso dei “media”. Ma si sarebbe dovuta affrontare la realtà del nostro mondo e dei nostri progressi tecnologici. Invece, la politica è fatta così: la politica fa solo “comunicazione”, non ha più contatto con il cosiddetto paese reale; la politica si preoccupa dei “media” mentre i “media”, quelli in mano ai “veri ricchi” (non quelli in mano a chi vuole diventare ricco “con” la politica) pensano invece semplicemente agli affari. Lilli Gruber, Massimo Giannini (e anche un po' Italo Bocchino) erano fuori dal mondo, che invece Leonardo Maria Del Vecchio aveva ben presente. O la pensate diversamente?