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Così parlò Carlo Galli: "Gli scontri di Torino fanno comodo a Meloni ora che più a destra c'è Vannacci"

  • di Gianmarco Serino Gianmarco Serino

  • Foto: Ansa

4 febbraio 2026

Così parlò Carlo Galli: "Gli scontri di Torino fanno comodo a Meloni ora che più a destra c'è Vannacci"
Carlo Galli non è solo un politologo, ma uno dei più importanti filosofi politici italiani, già professore ordinario a Bologna. Con lui partiamo dagli scontri di Torino e arriviamo alla destra post-democratica, a FdI come nuova Dc di destra, a Vannacci e alla riforma della magistratura, per capire dove sta andando davvero il potere in Italia

Foto: Ansa

di Gianmarco Serino Gianmarco Serino

Parlare con il Professor Carlo Galli della politica italiana è sempre illuminante. Definirlo politologo sarebbe riduttivo, dato che si tratta di uno degli autori più importanti per l’accademia italiana contemporanea. Filosofo politico, già Professore ordinario presso l’Università di Bologna, Galli legge e spiega limpidamente i movimenti profondi della storia che ci circonda, ci frastorna per poi lasciarci totalmente indifferenti, una volta svanito il sottile fastidio, o godimento che questa ci provoca. Con la precisione olimpica del suo pensiero Galli ci ha condotti in un sentiero che ha il suo principio negli scontri torinesi tra anarchici e polizia per l’Askatasuna e si dipana attraverso la metamorfosi di Fratelli d’Italia nella nuova Democrazia cristiana di destra, vincente perché rivolta all’apatia politica e all’egoismo privato, destinata però a rincorrere una novità interessante, astuta e inaspettata: il generale Roberto Vannacci, che rompe il regno incontrastato di Giorgia Meloni. Fino ad ora la premier ha seguito le orme del Pci. Nessun nemico a sinistra, come la premier alcun nemico a destra, ma solo fino ad ora. Perché Vannacci, portando dietro a sé quella manciata di voti e di seggi in potenza, potrà in qualche modo rappresentare l’ago della bilancia nella prossima partita politica, non troppo diversamente da quanto fece Renzi con gli scorsi governi. Rimane l’antipolitica alla quale si è aggiunta l’anti-magistratura, dato che il potere legislativo è caduto sotto i colpi del potere giudiziario, capitolato a sua volta sotto i colpi dell’esecutivo, l’ultimo sopravvissuto dei tre. Un potere, quello giudiziario, residuale e ingabbiato nella stretta cornice di una riforma che vuole un nuovo Csm dei Pm, “uno sgorbio velenoso che non avrà vita lunga, ma che non è nemmeno da interpretarsi come una bestemmia”. Ma andiamo con ordine.

philosopher a coups de marteaux ansa
C'est ça, philosopher à coups de marteaux Foto Ansa
San Lorenzo in Lucina e un angelica Meloni Ansa
Il nostro caro angelo Foto Ansa

Gli scontri che ci sono stati a Torino parevano parecchio organizzati, sono una risposta a che cosa?

Penso che questi scontri non abbiano proprio niente a che fare con il centro sociale Askatasuna che è stato chiuso. Questa è una manodopera di livello europeo che quando c'è bisogno non manca mai. In questo caso ha definitivamente affossato qualunque speranza delle persone di Askatasuna di essere valutate positivamente dall'opinione pubblica, offrendo un’opportunità al governo di rafforzare misure di pubblica sicurezza particolarmente severe, vincendo le stesse perplessità della Meloni rispetto a richieste precedenti della Lega. Sono dei provocatori infiltrati molto utili per legittimare svolte sempre più autoritarie, perché è chiaro che la sinistra, o quel poco che ne rimane, non può certo mettersi a fare dei distinguo, perché questo tipo di lotta, di scontro, non è mai stato patrimonio della sinistra, non è in alcun modo accettabile, è INSIGNIFICANTE politicamente, è puro teppismo e nessuna persona sensata può non prendersela davanti a una cosa del genere. Questo è veramente un evento che ammutolisce la sinistra e consente alla destra di dire tutto quello che vuole. Con questo non sto dicendo che è stata la politica di governo che è dietro a questi fatti, anche perché questa gente si muove a livello europeo, è una task force che ogni tanto salta fuori.

Certo, però fa anche comodo e poi la storia ci insegna che queste forze spesso vengono anche infiltrate

Io so solo che ogni tanto, quando c'è bisogno, arrivano questi qua, non si sa da dove, arrivano incontrastati e fanno tutto quello che serve per distruggere la credibilità di una parte E per esaltare la credibilità dell'altra parte. Il fotogramma è questo, gente che prende a martellate un poliziotto che è per terra. Nessuna persona ragionevole può dire qualcosa di diverso, se non che questi sono dei delinquenti. Così sostanzialmente si perde completamente la ragione della protesta: La ragione politica non trova più voce, non trova più spazio. Che cosa vuole che si possa stare a ragionare davanti a una cosa così? Si è ammutoliti da una parte e dall'altra si ha tutto lo spazio per dire: ecco questa è la sinistra, questi sono delinquenti, dopodiché chi protesta dovrà pagare una cauzione iniziale. Si va verso una democrazia molto, molto protetta.

Meloni si è recata immediatamente a Torino, dopodiché è arrivato subito un tentativo di stretta. In che direzione si sta muovendo la politica italiana?

Sì, certo, però insomma è chiaro che Meloni non sarebbe una politica se non avesse colto al volo l'occasione. Che cosa avrebbe dovuto fare? Se si vuole essere contro il governo non vanno offerte occasioni così facili da sfruttare per chi comanda. Diciamo che una volta, quando c'era un pochino più di serietà anche nelle manifestazioni, chi protestava si dotava di un robusto servizio d'ordine per evitare infiltrazioni. I ragazzi di oggi non sanno nemmeno lontanamente da che parte si comincia a fare una manifestazione. Consegnano le manifestazioni a qualunque tipo di infiltrazione, di provocazione, di agguato, inermi.

Viene quasi da pensare che questi black bloc abbiano interesse a far comodo al governo, ma è corretto ragionare in questo senso?

Io non so se questi black bloc abbiano un interesse a fare qualcosa per il governo, hanno l'interesse di fare qualcosa di eclatante, di creare un'emergenza. La soluzione più banale è che siano pagati dal governo. Ma quella meno ovvia e più probabile è che questi vivano dentro una logica, un ragionamento del “tanto peggio tanto meglio”. Cioè vogliamo provocare emergenze a cui i governi risponderanno con misure repressive, per scopo dimostrativo, per far vedere alla società quanto è reazionario questo governo. Ecco, non necessariamente c'è una strumentalizzazione diretta da parte del governo. Trovo più probabile che questi siano veramente un incrocio tra dei criminali e degli idioti che hanno l'interesse a peggiorare la situazione. Naturalmente il risultato è lo stesso, cioè il governo incassa e la sinistra è costretta al silenzio.

Matteo Piantedosi Ansa
Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi: "Serve unanime condanna contro le violenze" Foto Ansa

Mai inattuali le parole di Giambattista Vico nella Scienza nuova. Il progresso, sì, ma la barbarie può tornare da un momento all'altro

Questa roba che negli anni Sessanta e Settanta era all’ordine del giorno, ma allora c'era un pochino, non tanto perché poi le cose andavano a finire malissimo, ma insomma almeno inizialmente c'era un pochino di consapevolezza, di sensibilità politica, per cui, ripeto, chi faceva una manifestazione si dotava di un robusto servizio d'ordine, sennò davvero sei una pecora al macello.

A proposito di barbarie, Matteo Salvini ha detto pronunciato la frase “il carcere non basta”

E’ chiaro che questa circostanza venga sfruttata nel senso che, stante le contingenze concrete, il governo era già impegnato nella sua attività legislativa sul decreto sicurezza, ma Salvini, che è impegnato contro Vannacci, si sente legittimato a inasprire il lessico, a inasprire i ragionamenti per dimostrare che quello che è veramente di destra in Italia è lui, che non c'è bisogno di andare con Vannacci. Ecco, diciamo uno sfruttamento del tutto contingente, del tutto strumentale, per il suo problema interno oltre che per rivolgersi al Paese e realizzare la propria operazione politica. Vannacci ha ufficializzato la propria uscita dalla Lega e a maggior ragione Salvini ora dovrà rincorrere Vannacci. E cosa può essere più utile di un evento come quello di Torino?

Vannacci può essere per la Lega o comunque per la coalizione di governo quel che Renzi è stato per il Pd?

Eh, sa, in realtà il rapporto di forza fra la sinistra tutta unita e la destra tutta unita è piuttosto equilibrato, dove la destra è avanti di pochi punti. Se la destra perde i voti di Vannacci, la partita diventa più aperta. Non voglio dire che la sinistra vince la partita, ma a questo punto è chiaro che Vannacci ha garantita una legge elettorale che non lo taglia fuori. Ha garantita la legge elettorale che o mette una soglia di sbarramento bassissima, che so io al 2%, oppure che prevede che la forza politica che s’inserisce in un’alleanza non è soggetta a soglia di sbarramento. Perché è chiaro che la destra non può perdere i voti di Vannacci.

E’ davvero molto interessante questa sfida, per quanto il linguaggio politico si sia fatto parecchio rozzo

E’ indubbiamente una bella gara. Tenete anche conto del fatto che questi sono rozzi, in parte perché lo sono, in parte perché si rivolgono all’elettorato esprimendosi in un modo volutamente rozzo, perché credono che il loro elettorato apprezzi.

Secondo lei quanto può durare questo brutalismo della politica?

Non lo so. Quello che il Pci aveva evitato per tanto tempo, e che la Meloni, ragionando come i comunisti, voleva evitare, invece pare che si stia realizzando. Cioè, il Pci non voleva avere nemici a sinistra, la Meloni non vuole avere nemici a destra, il che non vuol dire cedere a ogni provocazione, ma in qualche modo inglobare tutti i provocatori. Ecco, Vannacci è stato così furbo da capire che anche se si stacca, la destra avrà bisogno di lui. Gli consentiranno dunque di mettere in Parlamento la sua quota di eletti e lui si siederà al tavolo, tratterà e porterà a casa un ministro o due sottosegretari che, adesso come adesso, non gli avrebbero dato. D’altronde se lei mi domanda che cosa sia Fratelli d’Italia, l’ho scritto due anni fa, le rispondo che non c’entra niente il fascismo, anche se c’è del neofascismo nella biografia di queste persone, di alcune di queste. Il 30% dei votanti non è neofascista, perché Fratelli d’Italia oggi è la Democrazia Cristiana di destra, ovvero detto in un altro modo, è la destra non estrema, e ha vinto perché non è la destra nostalgica, arretrata, che guarda al passato. Interpreta un sentimento profondo di oggi, che è un sentimento di apatia politica e di egoismo privato. Apatia politica: non me ne importa niente della dimensione pubblica. Egoismo privato: voglio poter fare gli affari miei e possibilmente non vorrei essere troppo molestato dalla cultura woke. Chi è al governo che gli italiani siano politicamente attivi, politicamente mobilitati. La loro politica consiste nel consentire agli italiani di farsi gli affari loro. E semmai di dare sfogo a qualche polemica politicamente scorretta ma del tutto ininfluente.

Se Fdi è la nuova Democrazia Cristiana di destra i gruppi più estremi, come quello di Vannacci oppure la parte più estremista della Lega, che cosa sono?

Il motivo per cui questi signori prenderanno il 2% e la Meloni prende il 30%, è che la Meloni, ai votanti, non chiede nulla, e offre stabilità mentre invece questi chiedono mobilitazione politica. Questi sono degli arrabbiati, mentre i votanti della Meloni sono in media persone consegnate all’entropia, cioè non vogliono più parlare di politica. Ovviamente contro la sinistra, su certi argomenti, si sentono sfidati, come ad esempio a proposito dell’identità di genere oppure su come si dovrebbero allevare i figli. Su queste cose non vogliono assolutamente sentire niente di diverso da quello che è nella tradizione, diciamo così. Ma normalmente non vogliono sentire parlare di politica. Mentre invece gli arrabbiati non fanno altro che parlare di politica. E quello degli arrabbiati è il 2%, mentre invece gli altri sono il 30%. Però quel 30% non può permettersi, io credo, di perdere quel 2%, perché i rapporti di forza con la sinistra sono abbastanza in parità in realtà, cioè sono un 44 contro 48. Se la sinistra, non dico si prende Vannacci che è impossibile, ma insomma se la destra perde Vannacci le cose possono cambiare.

Il generale Vannacci dopo il bagno di Capodanno a Viareggio Ansa
Il generale Vannacci dopo il bagno di Capodanno a Viareggio Foto Ansa

La Meloni, dunque, virando a destra e circondarsi di un clan di “arrabbiati” rischia di perdere lo slancio che ha avuto nell’ultima votazione?

Io non lo so se c’è questo clan, ma se c’è è un clan di pazzi, perché gli italiani non vogliono militanza in alcun modo. E’ acqua passata, la militanza. È per questo che la destra di oggi non è fascista, perché il fascismo era militante. Qualcuno aveva fatto la fatica di elaborare un insieme, un po’ vago, di idee antidemocratiche, mentre invece la destra di oggi non fa nessuna fatica a elaborare nessun insieme di idee, perché non è antidemocratica, è semplicemente postdemocratica.

Allo stesso tempo però si stringe il controllo e la sorveglianza della magistratura. L’inchiesta di Report sul software “spia” installato dal ministero della Giustizia sul pc di tutte le procure d’Italia è abbastanza grave

La diffidenza verso la magistratura ormai fa parte del senso comune, come ha fatto parte del senso comune l’amore sviscerato per la magistratura ai tempi di Mani Pulite, in chiave antipolitica. Adesso è rimasta l’antipolitica e vi si è aggiunta l’anti-magistratura. Dei tre poteri dello Stato, prima è caduto il legislativo, sotto i colpi del potere giudiziario. Adesso, sotto i colpi del potere esecutivo, cade anche il potere giudiziario. Resta in piedi solo l’esecutivo. Il meccanismo è questo. Perché c’è, come dire, un premierato informale: tutto il potere nel governo e dentro il governo nel capo del governo, ANCHE SE informalmente. Se Meloni è furba e probabilmente non pensa veramente al premierato come riforma costituzionale. A parte che ormai non fa nemmeno in tempo in questa legislatura, il risultato c’è già. Il legislativo è out, ma non per colpa della Meloni. È out da quarant’anni. I conti con il potere giudiziario li stanno facendo adesso, in una fase in cui gli italiani non sono più disposti a firmare un assegno in bianco per i magistrati. I tempi della santificazione di Di Pietro sono remotissimi.

Lei che ne pensa di questa riforma della magistratura?

Ma guardi, è un discorso complicato, glielo faccio in breve. La magistratura ha sicuramente occupato spazi politici, parti della magistratura hanno sicuramente agito anche con logiche politiche. E questo è un punto, assolutamente vero, e ha molto disturbato in Italia. Punto secondo, la soluzione. Questa riforma non c’entra praticamente niente con la separazione delle carriere che c’è già. Questa riforma ha come obiettivo la distruzione del potere delle correnti dentro l’Anm e particolarmente quello della corrente più importante, cioè Magistratura Democratica, attraverso due strumenti. Primo strumento: la separazione delle carriere e la separazione dei Csm. Secondo strumento: la composizione per sorteggio dei Csm. Qual è il risultato? Ecco, il risultato è chiaramente un indebolimento dell’autorità giudiziaria. Ma, al tempo stesso, paradossalmente, un potenziale rafforzamento della componente dei Pm, perché questo si trova a essere in questo momento chiuso in una specie di gabbia. I Pm in Italia sono pochi, e quindi si forma un piccolo gruppo, un corpo separato rispetto alla magistratura giudicante, che continua a godere di tutte le guarentigie del magistrato, quindi non ha alcun controllo. Quindi i pm sono molto rafforzati quanto a poteri e al tempo stesso sono molto indeboliti, perché sono un piccolo corpo che come tale molto difficilmente potrà conservarsi indipendente. Esito prevedibile? Qualche caso clamoroso di malagiustizia o comunque qualche caso clamoroso di intromissione dei Pm in ambiti delicati, e una spinta reattiva a far dipendere i Pm dal potere politico. Noti che il Pm dipenda dal potere politico non è questa bestemmia, perché vi sono tre modi al mondo per gestire l’ordine giudiziario. Quello italiano, dove si ha un ordine a parte, presieduto dal capo dello Stato, cioè non dal potere politico. Un ordine che non è definito nemmeno come potere dello Stato ma appunto come ordine. Ci stanno dentro i giudicanti e gli inquirenti, ed è retto da un Csm che non è rappresentativo, ovvero non ha la qualifica di politico, tant’è vero che in quest’organo ci sono anche molti soggetti che non sono dei magistrati. IL Csm è il Parlamento dei giudici. Poi c’è l’altro modo americano: ovvero che i magistrati sono, in modo diverso, eletti dal popolo. E poi c’è il modo francese, continentale in cui i giudici dipendono dal Ministero della Giustizia. Non è che solo il nostro è democratico. Certo, comunque la si veda, bisogna dare alla magistratura al tempo stesso autonomia e controllo, perché nessuno può essere incontrollato in una democrazia. Quindi la magistratura deve essere controllata come ogni altro potere dello Stato e al tempo stesso deve essere in grado di svolgere serenamente il proprio lavoro, messa al riparo da interferenze. Anche un professore universitario dipende dal governo, però finora il governo non ti veniva a dire quello che dovevi insegnare o quello che non potevi dire ex cathedra. Per cui si può essere dipendenti dal governo e al tempo stesso largamente indipendenti. E quindi, tirando le somme, il votante deve soppesare secondo me i pro e i contro tanto del sì quanto del no. Non è una lotta di civiltà, però come riforma è proprio bruttina, ecco. Produce uno sgorbietto che non avrà vita lunga e sarà parecchio velenoso.

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