La notizia di Valter Lavitola indagato come mandante della bomba a Sigfrido Ranucci non se l'aspettava nessuno, nemmeno lo stesso Ranucci. In parte perché Valter Lavitola, dopo i guai giudiziari passati, era sparito dai radar negli ultimi tempi, in parte soprattutto perché Valter Lavitola e Sigfrido Ranucci negli ultimi tempi erano diventato buoni amici. Di più, mangiavano alla stessa tavola, proprio al ristorante di Lavitola a Trastevere dove, dice Ranucci, andava a mangiare "almeno ogni due settimane". Un rapporto che, a quanto racconta lo stesso conduttore, era nato su basi professionali: Lavitola era stato prima oggetto di inchieste di Report, poi si era trasformato in una fonte importante per alcuni servizi del programma. Da un lato del tavolo il fiero giornalismo a schiena dritta, il giustizialismo antiberlusconiano, dall'altro uno che la fascinazione del Cavaliere l'ha subita fin troppo. A servire il cameriere che, secondo la Procura, sarebbe stato l'intermediario con il commando degli autori materiali. Ora sono tutti indagati a vario titolo dei reati di concorso nel tentato delitto di strage, detenzione, porto e impiego illegale di esplosivi, danneggiamento aggravato e minaccia aggravata, tutti contestati con l'aggravante del metodo mafioso. Ranucci, raggiunto dal Corriere, non se ne capacita, proprio in virtù del loro rapporto personale, e diventa garantista. Lavitola "non poteva sapere quella sera quando sarei tornato a casa" dice, inoltre "lui non avrebbe mai voluto fare del male a me e alla mia famiglia" e non riesce a immaginare un movente.
Sicuramente una storia strana, prima Massimo Giletti e lo stesso Sigfrido Ranucci avevano rilanciato l'ipotesi di un movento legato a un servizio di Report su un cantiere navale di Rovigo. Ora spunta fuori Valter Lavitola quasi dal nulla. Una storia strana appunto, tanto che Filippo Facci su X, con una discreta dose di satira black e provocazione, ha messo Sigfrido Ranucci di fronte al suo stesso meccanismo.
"Fortuna che non siamo REPORT, altrimenti avremmo già evocato la possibilità falsa ma 'inquietante' che RANUCCI la bomba se la sia messa da solo". È il metodo Report, fatto di insinuazioni, salti logici, collegamenti bizzarri con un occhio sempre colpevolista. L'accusa è quella, spesso rivolta a Report, di costruire narrazioni per accumulazione di indizi, insinuazioni e "coincidenze inquietanti" senza sempre arrivare a prove solide, lasciando che sia lo spettatore a trarre la conclusione "giusta". Un'amicizia diventa indizio di collusione, una cena prova inconfutabile, figuriamoci una ogni due settimane. Una provocazione azzardata, un colpo basso, soprattutto per il tema delicato, ma che coglie nel segno e squarcia un certo velo d'ipocrisia. Del resto la formula di rito, per queste occasioni, ce l'ha insegnata proprio Ranucci, è una notizia "stiamo verificando"...