C’è un convitato di pietra che aleggia nello studio di Filo Rosso, e il suo nome – che piaccia o meno – è Valter Lavitola. O, meglio ancora, “Corrado”, ma di questo è meglio tacere: chi sa, sa. Nelle scorse settimane, Sigfrido Ranucci dalle pagine del Fatto Quotidiano è tornato a pungere il suo nemico storico, Marco Mancini, ieri seduto – sguardo da pokerista – davanti ad Antonino Monteleone. Curioso che appena le telecamere si accendono, Mancini dribbli l’argomento Lavitola come fosse la peste. Preferisce il terreno delle certezze, quello che ha già raccontato nel suo libro "Le regole del gioco", l’autobiografia dell’ex capo del controspionaggio italiano, lo stesso immortalato anni fa nell’autogrill di Fano con Matteo Renzi e poi messo alla porta dal Dis. "Sono stato fotografato da un collega, quella volta", dice Mancini, lasciando intendere che la storia della professoressa era una favoletta buona per la stampa. Ma il punto della puntata è un altro. Mancini è stato invitato per parlare delle spie nostrane, quelle beccate a trafficare con i russi in Italia. Se hai letto il suo libro, sai già cosa aspettarti: la Russia non la fermi aspettando i cosacchi a Trieste. La partita si gioca molto prima, nei server, nelle ambasciate, nelle università, nei ministeri.
“I russi non arriveranno a cavallo”, dice Mancini. Non che serva ripeterlo: chi ha letto "Le regole del gioco" lo sa, l’intelligence di Mosca è dentro casa nostra da un pezzo. E per chi pensa siano complotti da romanzo, ecco la lista della spesa: il caso Biot – poveraccio – beccato a vendere carte top secret, e adesso si fa 50 anni di galera. Poi c’è Artem Uss, che dagli arresti domiciliari è sparito come Houdini, mentre gli americani strillavano. E ancora il Gru, l’intelligence militare russa, che da quando l’Fsb è stato ridimensionato, comanda sul serio il risiko dello spionaggio russo. E qui arriva la stoccata a Giuseppe Conte, che aveva provato a minimizzare la minaccia russa: “Forse non ha letto le relazioni della sua intelligence”, sibila Mancini, con la grazia di chi ha visto cose che voi umani… E Gavino Raul Piras? "Forse ci ho parlato qualche volta. Mai conosciuto davvero", taglia corto. Da garantista, Mancini ricorda che tutto va provato, non serve rubare un documento “segretissimo” per fare un favore a uno straniero. Anche una notizia “riservata”, messa nel posto giusto, può valere oro.