Maurizio Pistocchi se n’è andato dai canali mainstream della comunicazione, anni fa ha lasciato Mediaset. Di certo però non ha abbandonato le sue passioni, il calcio e lo sport. Ora esprime il suo punto di vista sui social, soprattutto su X, dove commenta gli avvenimenti più importanti, tra cui il Mondiale in Usa, Canada e Messico: “La Coppa della Vergogna”, scrive in un post. Lo abbiamo contattato per approfondire questo concetto. Ne ha un po’ per tutti: per Gianni Infantino, “abile negoziatore” prima ancora che autorità massima della Fifa; e Donald Trump, che insieme a Infantino completa la coppia che di questo Mondiale ha fatto uno strumento di “propaganda spicciola”. Perché possiamo far finta di niente quanto vogliamo ma lo sport è una faccenda politica. Peccato che i calciatori, nascosti dietro al muro degli sponsor, raramente alzino la testa. In Italia, sempre per parlare di politica, si è aperta una nuova era: Giovanni Malagò è stato eletto presidente della Figc. Un uomo di esperienza, capace, “con una storia di rapporti e relazioni”, “rappresenta un certo tipo di interessi”. Non rivoluzionario, certo, ma senza dubbio competente. Intanto il nome per la panchina sembra scritto: Roberto Mancini sarà ct. Accanto a lui, spiega Pistocchi, non ci sarà Paolo Maldini: “L’ho incontrato: vuole solo il Milan”. Mentre sullo scandalo Arbitropoli: “Sono stato chiamato dal pm Ascione: abbiamo parlato dei protocolli Var”. Ma Pistocchi ha fatto il punto anche sullo stato dell’informazione: il team di Dazn, i podcast e le “guerre di religione”, Lele Adani e Antonio Cassano.
Maurizio Pistocchi, partiamo dal Mondiale: su X è stato molto critico e l'ha definito come la fine del calcio come sport.
Quelli che abbiamo visto finora sono diversi da quelli che sono sempre stati i Mondiali, ovvero una festa inclusiva alla quale partecipavano tutti con molta leggerezza. Era dai tempi delle edizioni realizzate sotto dittature, per esempio Argentina 1978, che non c’erano così tanti casi controversi: arbitri ai quali è stato impedito di partecipare, squadre di calcio ghettizzate e obbligate a soggiornare fuori dal Paese che ospita la competizione. Il caso di Thomas Partey di cui ho parlato su X è un estremo: è chiaro che il ragazzo ha delle cause pendenti per reati molto gravi, però è altrettanto vero che non sono stati presi provvedimenti né dalla Federazione, né dalla sua squadra di club. Non farlo entrare nel Paese mi è sembrato veramente un provvedimento inadeguato.
Degli hydration break cosa pensa?
Come ha dimostrato palesemente l'episodio nel quale l'arbitro a bordo campo ha impedito la ripresa del gioco prima della fine degli spot, l’idratazione era solo una scusa. Sono fatti per portare più sponsor, quindi sia dal punto di vista normativo che dal punto di vista sportivo questo non è più il Mondiale al quale eravamo abituati.
Nonostante l'allargamento a 48 squadre?
L’aggiunta di tutte queste squadre a mio avviso non rappresenta un progresso della competizione. E infatti parliamo di Messi, di Kane, di Haaland, di Mbappe: campioni che fanno la differenza e che di solito militano nelle squadre più grandi. Il Mondiale è stato trasformato da Infantino in una grandissima operazione di propaganda. Propaganda sportiva della Fifa, propaganda politica spicciola per quanto riguarda invece il governo degli Stati Uniti.
Il fatto che sia un’edizione meno eurocentrica non è l'unico elemento davvero più inclusivo?
Dobbiamo valutare un insieme di cose, compresa la mancanza dell'Italia, che ha vinto quattro volte questa competizione. Intendiamoci, per me la nostra Nazionale non meritava di qualificarsi sul campo. Ritengo però che una grande manifestazione di sport debba comprendere delle wild card. Le Nazionali che hanno fatto la storia di questo gioco, e sto parlando anche del Brasile, dell'Argentina, dell'Olanda, non possono stare fuori dal Mondiale. Per il bene della manifestazione.
Le due cose forse non si escludono: avere modelli calcistici differenti aiuta a trovare nuove storie, che trascendono la qualità espressa dalle Nazionali più quotate nel ranking.
Io sono d'accordo sull’elemento dello storytelling. Ma a mio modo di vedere l'allargamento della competizione non ha portato un miglioramento della qualità del gioco.
Come valuta le risposte di Infantino ai giornalisti sui vari temi che abbiamo citato? Da una parte dice che la Fifa non aveva possibilità di decidere sulle frontiere degli Stati Uniti, dall’altra segue Trump a Sharm el-Sheikh come fosse un diplomatico.
Ma lui è un politico. Però nel momento in cui concedi l’organizzazione del tuo torneo più importante devi importi su alcune questioni, per esempio prevedere una free card per superare i confini a calciatori e staff. Il caso dell’arbitro Artan è scandaloso, escluso per il solo sospetto che abbia delle conoscenze in un’organizzazione terroristica. Una vergogna.
A maggior ragione se la Uefa gli dà l'incarico della Supercoppa.
È sembrato il contentino. Oppure la dimostrazione che il presidente Uefa Ceferin ambisce alla presidenza della Fifa, quasi una sfida politica.
Infantino da parte sua è in grado di tenere insieme Putin nel 2018, gli investitori qatarioti nel 2022, l'Arabia Saudita e Aramco nel Mondiale di Trump del 2026.
È un abile negoziatore, al quale però non interessa tantissimo lo sport. Per lui il calcio è un modo per ampliare le sue relazioni internazionali. Personalmente ero contrario ai Mondiali in Qatar, perché non mi è piaciuta l’interruzione invernale dei campionati, ma soprattutto perché le strutture sono state costruite sulla pelle di tantissime persone. Rimango contrario ai Mondiali in Messico, Usa e Canada: in un momento molto complicato per il mondo, nel quale si continua a combattere tra Russia e Ucraina, dove c'è stato un genocidio a Gaza; ecco, chi è in guerra o invade un Paese non può ospitare una manifestazione sportiva di questo tenore.
L'attacco a Teheran ha infranto le condizioni per considerare gli Stati Uniti legittimo ospitante?
A mio modo di vedere sì. Nelle Olimpiadi dell'antica Grecia si interrompevano qualsiasi disputa e qualsiasi belligeranza per il periodo della competizione. Non voglio fare il moralista né tantomeno mostrarmi ingenuo. Ma certe decisioni sono state davvero terribili.
Il tutto condito da comportamenti abbastanza goffi, come la stretta di mano mancata tra i presidenti della federazione palestinese e israeliana.
Lasciamo stare. Sono cose che lasciano il tempo che trovano. Non si può passare sopra a decine di migliaia di morti con una stretta di mano. Un segno di pace tra i popoli, è ovvio, sarebbe la cosa da privilegiare, ma un gesto simbolico non deve essere la moneta di scambio per la visibilità politica di un singolo individuo. L’epoca in cui viviamo richiede una maggiore coerenza e una maggiore saldezza di principi.
Pochi giorni fa ricorrevano i 40 anni dai due gol di Maradona contro l’Inghilterra, forse uno dei momenti più politicamente rilevanti della storia del calcio. I giocatori invece faticano oggi ad alzare la testa.
Fanno quasi sempre la figura dei ricchi scemi. Avrebbero la possibilità, anche dicendo due parole, di influire sia sulle idee della gente sia su alcuni eventi a cui partecipano. Non lo fanno mai.
Lamine Yamal sembra avere quella personalità.
Vedremo, è giovane. Non direi che è uno come Messi, Ronaldo o, che so, Kane, giocatori fenomenali che non si sono mai esposti. Gli sponsor che seguono gli atleti non amano le polemiche e le prese di posizione forti. Sarebbe bello che rinunciassero ai loro privilegi per delle cause anche scomode, ma non lo faranno.
Marcelo Bielsa invece è uno che si fa sentire.
Può essere criticabile sportivamente ma non dal punto di vista umano. Come persona ha sempre dimostrato coerenza e coraggio. Poi naturalmente la gente confonde i valori con le prestazioni sportive. Ed è una prospettiva sciocca.
Malagò è diventato presidente Figc: era già tutto previsto.
È un dirigente esperto, nessuno può negarlo. In passato anche lui ha vissuto qualche vicenda controversa, come quella dell'elezione di Micciché a presidente della Lega Serie A, un’indagine poi archiviata. Tra le prime proposte una volta eletto c’è stata l’apertura alle società di scommesse come partner delle squadre di calcio. Non mi è sembrata una scelta comunicativa convincente, non vedo granché bisogno di questo tipo di narrazioni in un Paese nel quale il gioco d'azzardo è una piaga rilevantissima.
Già di scommesse si parla molto prima, durante e dopo le partite.
È vero che in altre parti del mondo ci sono norme persino più larghe, però non è detto che sia giusto. Il nostro Paese vive un momento particolarmente infelice dal punto di vista economico, avrei evitato di parlare di scommesse.
Adesso siamo in ballo per organizzare degli Europei del 2032.
Spero che il progetto venga varato da una commissione apposita che impedisca lo spreco di risorse per la costruzione degli impianti. Sarebbe veramente scandaloso che si facessero nuovamente delle cattedrali nel deserto come per il Mondiale di Italia 90.
Malagò dopo le Olimpiadi dovrà gestire una nuova impresa importante. Un potere non da poco.
Certo, peraltro le Olimpiadi sono state l'ennesimo spreco di denaro, basti pensare alla pista da Bob di Cortina o all’Arena Santa Giulia di Milano, che è bellissima ma costruita con molti soldi pubblici.
Il nuovo presidente federale ha parlato del calcio e dello sport in generale come strumenti di integrazione.
Chi cresce in un settore giovanile di una federazione non può venire penalizzato perché non ha la cittadinanza. Lo ius soli sportivo penso sia la soluzione corretta.
Le prime mosse per cambiare il calcio italiano?
Ci sono troppe storture per poter dare le responsabilità a una persona sola, anche se questa si chiama Malagò: parliamo dei rapporti tra procuratori, dei rapporti illeciti tra procuratori e famiglie, del denaro che circola per l’acquisizione dei cartellini. Vicende note, ma se nessuno fa niente per impedirle evidentemente fanno comodo.
Si parla di Mancini, Conte, Maldini.
Tutti mi dicono che il nuovo allenatore è già fatto ed è Mancini, un nome molto gradito anche alla politica. Conte darebbe un'identità alla sua squadra ma non credo sarà lui il ct. Mancini non dovrebbe essere preso in considerazione per il modo con cui se n'è andato, ancora sotto contratto, scappato per i soldi arabi. Come possiamo pretendere un atteggiamento diverso dai giovani se chi li guida si comporta in quel modo?
Malagò non è uomo per le rivoluzioni?
Il discorso va oltre l’età. Nel corso del tempo ha già avuto numerose parti, ha una storia di rapporti e di relazioni straordinarie, vicino all'avvocato Agnelli, molto inserito nella famiglia, infine presidente del Coni. In Italia molto spesso è gradito l'uomo che più rappresenta un certo tipo di interessi. Basta vedere che Abete era gradito alla Lega Dilettanti, mentre Serie A e B si sono subito espresse a favore di Malagò.
Maldini sarebbe un profilo giusto?
L’ho incontrato qualche giorno fa. Ironizzando sul fatto che era stato fotografato a Istanbul col presidente del Fenerbahçe, gli ho chiesto se avesse già trovato un fisioterapista lì: lui si è messo a ridere e mi ha detto che in Turchia non sarebbe andato, che per lui c’è solo il Milan, ma solo alle sue condizioni. Può darsi che la chiamata della Nazionale gli interessi, ma dubito fortemente.
Il Milan è l’esempio perfetto di come tra tifosi e società calcistiche ci sia una distanza siderale.
Sono la persona che ha ideato e organizzato gli Oscar del calcio, ho sempre avuto grande interesse per la valorizzazione del gioco e degli eventi legati al gioco. Come dissi all'avvocato Campana, presidente dell'Assocalciatori nel 2010, o si diminuiscono gli stipendi del 30% oppure il calcio implode. Non è possibile che ci siano società che fatturano più di 500 milioni di euro e che fanno fatica ad avere un bilancio solido. La Juventus per esempio ha bruciato centinaia di milioni di euro in questi ultimi cinque anni. Se non c'è questo equilibrio di bilancio le società devono andare a cercare soldi anche dagli spettatori, che sono l'ultimo anello della catena e allo stesso tempo il più importante.
Dopo vent'anni è tornato lo spauracchio Calciopoli, tramutatosi in Arbitropoli. Che idea si è fatto di quella vicenda?
Su questo ho una notizia: circa 6 mesi fa mi ha contattato il maresciallo della Guardia di Finanza per l’inchiesta della Procura di Milano. Il pm Ascione aveva chiesto di sentirmi per capire certe dinamiche relative soprattutto al protocollo Var, alla questione del chiaro ed evidente errore, alla possibilità di andare all’On field review. Nell'indagine a mio avviso sono emerse più delle situazioni interne all'Aia, di presunta mala gestione. Nel 2006 avevo evidenziato palesi storture che mi facevano pensare a qualcosa di assolutamente irregolare, come dimostrato dai fatti. Oggi vedo solo errori, incongruenze nell'applicazione del regolamento e nella gestione del Var.
Lei ha parlato bene di Dazn e dei giornalisti che ci lavorano.
Sono un gruppo giovane che mi piace molto.
E degli altri canali di comunicazione sportiva cosa pensa? Oltre la tv tradizionale.
Certi podcast non mi fanno impazzire, ho l’impressione che vengano usati per combattere delle guerre di religione. Adani e Cassano dicono cose spesso molto interessanti e sono invisi a un'altra parte della comunicazione perché giudicati eccessivi. Adani per me è bravissimo, però sì, capisco che venga percepito più il suo ego, dovrebbe secondo me limitarsi perché è molto bravo e competente.
Ha elogiato Andrea Marinozzi, sempre di Dazn.
Sì, in quel post mi meravigliavo moltissimo del fatto che uno bravo come lui sia stato lasciato andare via con tanta facilità da Sky. Un altro molto capace è Federico Zancan. Mi dispiace che a questi ragazzi spesso non venga dato lo spazio che meritano, e perché no, anche nel servizio pubblico. Devo dire che Dazn, al di là dei problemi tecnici del passato, ha messo insieme un gruppo di grande competenza. Penso per esempio a Federica Zille, bravissima inviata che conosce il calcio e lo sa comunicare.
Quali caratteristiche deve avere la comunicazione sportiva oggi?
Deve ripartire da quello che abbiamo fatto per anni con Vianello a Pressing. Oggi c'è troppa seriosità, la televisione è popolata da gente anziana. C’è bisogno di competenza, modernità e ironia. Qualità non facili da trovare nell’informazione attuale.