L’anno terribile del calcio italiano è chiuso. Tra pochi giorni comincia il Mondiale e noi staremo a guardare da casa, per la terza edizione consecutiva. L’anno zero. L’ennesimo. Le ragioni del declino sono molteplici, riguardano la qualità reale dei giocatori attualmente disponibili, la gestione tecnica; è anche una questione di sistema. Gabriele Gravina è stato costretto a dimettersi e il 22 giugno verrà eletto un nuovo presidente della Figc: Giancarlo Abete e Giovanni Malagò i due nomi. Il secondo è il favorito e anche di lui ha parlato Daniele Autieri nel suo servizio per Report. Il tema è appunto il calcio. Fabrizio Corona aveva raccontato (a modo suo) il mondo dei procuratori italiani e i presunti rapporti con i dirigenti dei club di Serie A. Prima ancora di entrare nel merito, Report ha dovuto affrontare a un tentativo di silenziamento. Lo ha reso pubblico lo stesso Ranucci sui propri profili social: appena annunciata l'inchiesta sul calcio e sulle cause del fallimento della Nazionale sono arrivate le diffide dei “Signori del calcio” per bloccare la puntata. Segno che il tema è sensibile.
Il nucleo dell'inchiesta sul calciomercato si regge su un documento consegnato a Report, dal quale emerge che ogni club di Serie A avrebbe dei procuratori di riferimento che portano “pacchetti” di calciatori stranieri in Italia. Il primo caso citato riguarda l'Udinese: stagione 2023-24, dodici operazioni di cui nove solo su stranieri e tutte fatte da un gruppo di procuratori che fa capo a Vagheggi Claudio. Stessa situazione nel 2025, otto operazioni, solo stranieri questa volta, sempre Vagheggi. Il secondo caso è quello del Verona: nel 2023 acquista quasi solo stranieri. E anche qui stesso gruppo di procuratori, tra cui Angelo Cristofoletti. Ma il punto relativo al Verona è un altro: Cristofoletti ha creato una nuova società con socia al 49% la moglie di quello che al tempo era il proprietario gialloblù, Maurizio Setti. Il confine tra ciò che serve al club e ciò che è utile ai soci dunque si assottiglierebbe.
Chi aiuta chi? Chi dà l’incarico e chi lo riceve? Chiudere le porte del grande calcio ai giovani italiani è ormai una prassi. Il talento è solo un accessorio. Il principio guida è l'interesse nelle operazioni di mercato e le presunte relazioni che si creano tra il procuratore e il direttore sportivo Nel 2025 i club di Serie A hanno pagato solo di commissioni ai procuratori 250 milioni di euro. Una cifra enorme, soprattutto se confrontata con lo stato dei bilanci della massima serie italiana. Ma un flusso economico del genere serve un po’ a tutti. Lo dice anche Federico Pastorello, potentissimo agente intervistato da Autieri: se le società hanno comprato stranieri forse è perché gli conveniva. Report non cita solo Udinese e Verona. Il discorso riguarderebbe anche Roma e Lecce. Ed è proprio a Lecce che qualcosa è cambiato dell'inchiesta: a pochi giorni dalla messa in onda del servizio, il direttore sportivo del Lecce, Pantaleo Corvino, si è dimesso. Il nome legato a Corvino è quello di Fali Ramadani, a capo della Lian Sports Group. Ramadani è uno dei procuratori e intermediari di calcio più influenti a livello internazionale. Il suo nome era già stato inserito in un’indagine per evasione fiscale della Procura di Milano, ma il procedimento si è concluso con un'assoluzione nel 2025. Corvino aveva concluso molte operazioni con l'agente Ramadani sia come rappresentante del Lecce sia della Fiorentina. Nel 2018, quando Pantaleo Corvino era direttore generale della Viola, il 40% delle commissioni versate agli agenti finisce all'agenzia che fa riferimento a Ramadani. E poi ci sarebbe stato un pagamento diretto: nel 2019, l'agente bonifica 350mila euro sulla società Corvino Management controllata dal figlio di Corvino. Interpellato sul tema, il presidente del Lecce Saverio Sticchi Damiani ha dichiarato che “ci sta che un direttore sportivo abbia dei contatti con cui ha una maggiore fiducia”, la cosa importante è che questi rapporti portino dei benefici al club. Pantaleo Corvino ha risposto alle anticipazioni dell'inchiesta attraverso una nota diffusa dall'Ansa, prima della messa in onda: “Sono costretto a precisare rispetto ad alcune ricostruzioni prive di profondità e contenuti. I miei rapporti con i procuratori, qualsiasi procuratore, sono stati solo in funzione dei migliori risultati a favore dei club che, durante il mio lungo percorso, ho rappresentato. La mia storia parla chiaro, sintetizzata da enormi plusvalenze che hanno dato linfa e sicurezza alle società in cui ho lavorato. Ci sono fatti e parole. Ma questa precisazione diventa doverosa prima che superficiali ricostruzioni possano dar vita a equivoci e allusioni”.
La Roma ce l’ha fatta: è in Champions League. Grande merito è di Gian Piero Gasperini. Grande gioia per i Friedkin. Tutto giusto. Ma chi è Pietro Scala? Trentaduenne, ritenuto uomo di fiducia del vicepresidente giallorosso Ryan Friedkin e indicato come intermediario chiave nelle operazioni di mercato che nell'estate 2025 hanno portato nella Capitale il terzino brasiliano Wesley (dal Flamengo) e l'esterno giamaicano Leon Bailey (in prestito dall'Aston Villa). Scala avrebbe avuto un ruolo chiave negli affari, incassando 140 mila euro (più un extra di 1,5 milioni di euro in caso di acquisto a titolo definitivo) dal trasferimento di Bailey, e 2,2 milioni totali in cinque anni dal passaggio del brasiliano dal Flamengo alla Roma. La questione non riguarda solo l'entità delle commissioni. Il nodo sollevato da Report è di natura regolamentare. Scala avrebbe ottenuto la licenza Fifa (obbligatoria per effettuare operazioni internazionali) soltanto nel novembre 2025, ovvero alcuni mesi dopo le trattative con il club capitolino. La rete di relazioni di Scala, secondo Report, non si esaurisce al calcio. Le operazioni risultano siglate attraverso l'Apex Sport Agency, di cui Scala è socio. Il 10% delle quote della società è intestato a Francesca Leone, figlia del regista Sergio Leone e sorella di Andrea Leone, presidente del Leone Film Group, che ha fatto affari con la famiglia Friedkin nella distribuzione italiana del film Killers of the Flower Moon. Particolarmente rilevante è la testimonianza dell'agente brasiliano del giocatore Wesley, Balo Coelho, intervistato dalla trasmissione: “La verità è che la questione la gestisce il mio socio Moises, però siamo obbligati ad avere un domiciliatario e il nostro avvocato ci ha indicato alcune persone. Alla fine ci siamo accordati con Pietro Scala”. Sull’entità di un eventuale commissione però rimane in silenzio. Calciatori, dirigenti, procuratori e arbitri. Le tangenti di questa storia toccano ogni soggetto coinvolto nel mondo del calcio. La Procura di Milano ha accusato Gianluca Rocchi di concorso in frode sportiva: secondo i pm avrebbe pilotato alcune designazioni arbitrali e interferito sulle decisioni del Var. Al dossier depositato hanno fatto seguito alcune testimonianze relative al “sistema Rocchi”. Report ha intervistato Pasquale De Meo, ex arbitro in attività dal 2013 al 2024, convinto che l’ex designatore si sentisse protetto nelle sue decisioni e nelle presunte preferenze interne alla classe arbitrale, oltre che alle “bussate” a Lissone per indirizzare le scelte dei varisti.
Nella stessa puntata, parallelo ma intrecciato al grande affresco sul calcio, è emersa un'altra figura centrale dello sport italiano: Marco Di Paola, presidente della Federazione Italiana Sport Equestri (Fise) al suo terzo mandato consecutivo, legatissimo a Giovanni Malagò e descritto come il numero 2 dello sport italiano. Di Paola era parte della commissione Coni per la riforma della Giustizia sportiva, nominata secondo il parlamentare Mauro Berruto anche dal Governo. Dunque anche dl ministro dello Sport Andrea Abodi. La risposta di Abodi è arrivata immediatamente: “In un servizio di Report di questa sera, relativo a un doloroso e ignobile caso di pedofilia avvenuto anni fa nel mondo equestre, il signor Ranucci ha più volte ripetuto che io abbia designato il presidente della Fise, Marco Di Paola, a coordinare la commissione Coni per la riforma della Giustizia sportiva. Come avrei potuto operare la designazione del coordinatore per conto del Coni, peraltro neanche concordata?”. Qui il riferimento è a un’altra vicenda su cui Di Paola è stato interpellato: un allenatore condannato nel 2015 per pedofilia non sarebbe stato allontanato in maniera tempestiva e avrebbe continuato a fare lo speaker di gare in centri federali. La madre dei due bambini molestati (uno dei quali si è tolto la vita per il trauma), Lorella Tempia Caliera, conferma questa versione. Nella stessa replica, Abodi ha poi aggiunto: “Sarebbe bastato poco per verificare la cosa preventivamente. Sarebbe stato anche corretto, ma evidentemente non serviva dire la verità. Più che una rettifica, peraltro doverosa, che chissà quando andrà in onda visto che quella di oggi sembra essere l'ultima puntata della stagione, sarebbe bastato chiedere preventivamente e informare correttamente il pubblico”. Le parole del Ministro sono state riportate anche dalla pagina Instagram del programma di Rai Tre.