Fabrizio Corona ha messo a nudo il calcio italiano, e per i principali quotidiani sportivi italiani sembra che non sia successo nulla. È possibile? In Italia sì. Lunedì sera Fabrizio Corona è tornato con Falsissimo, e dopo l'inchiesta sulle scommesse che nel 2023 aveva portato alla squalifica di Sandro Tonali e Nicolò Fagioli, è tornato a parlare di calcio. Un'ora di rivelazioni, di nomi, di numeri e di operazioni contestate. Al centro il sistema dei procuratori che governerebbe il calcio italiano: mazzette, giocatori spostati da una squadra all'altra come pedine del Subbuteo e intrecci amorosi e di potere. È Vincenzo Raiola, cugino di Mino e procuratore di Donnarumma, che si "autodenuncia" davanti a una telecamera: il 70-80% dei direttori sportivi italiani, dice, prende soldi dai procuratori. Nel mirino i più importanti agenti italiani. Tutto vero? Ovviamente ancora non si sa, ma le rivelazioni di Raiola bastano per fare della puntata una notizia esplosiva. Il problema non lo ha inventato Corona, Report ha già anticipato un servizio a riguardo, e già nel 2023 la FIFA ha introdotto un nuovo regolamento globale sugli agenti: licenze obbligatorie, divieto di rappresentanza multipla per evitare conflitti di interesse, tetto alle commissioni.
Peccato che, il giorno dopo della puntata, i principali giornali che dovrebbero occuparsi di sport la ignorino. Prima pagina? Macché. Sul web? Neanche. Nel cartaceo: Gazzetta dello Sport? Nulla. Corriere dello Sport? No. Tuttosport? Un trafiletto a pagina 21: "Corona, la spericolata crociata contro i procuratori". Crociata spericolata, come a dire: roba da circo, niente da vedere.
Nel caso della Gazzetta c'è poi un dettaglio da sottolineare: il giornale è di proprietà di Urbano Cairo. E nella stessa puntata Corona cita Cairo direttamente — il presidente del Torino avrebbe versato all'intermediario Paolo Busardò decine di milioni in commissioni per le cessioni di numerosi giocatori. Il proprietario del giornale finisce nella puntata, il giornale non ne scrive una riga. Non è prova di niente, ma merita una menzione. Il problema è che il giornalismo sportivo italiano vive dentro il sistema che dovrebbe raccontare. Gli inviti, le esclusive, i retroscena di mercato, tutto passa per buoni rapporti con agenti, dirigenti, club. È un problema, anche, di libertà di stampa.
Ma piaccia o meno Fabrizio Corona, il suo personaggio, il suo modo di fare inchiesta, si è persa l'occasione per parlare, in modo serio e costruttivo, di un problema che nel calcio italiano è reale. E confondere il giudizio sul messaggero con la valutazione del messaggio è l'errore più comodo che esiste.