Fermín Aldeguer arriva al camion parcheggiato dietro al suo box su di un motorino elettrico, come vuole il protocollo imposto dall’organizzatore. È il giovedì del GP di Francia, il circuito è pieno. Fermín parcheggia, fa per scendere e qualcuno lo chiama. C’è questo tifoso che si sbraccia da dietro il nastro di sicurezza che separa la zona più aperta del paddock a quella riservata ai team. Ha un quadro in mano. Lui gli va incontro zoppicando vistosamente: solo quattro mesi fa era a letto col femore spaccato, per recuperare prima ha una piastra piantata tra le ossa che gli rende più facile la guida e più difficile la vita. Questione di priorità. Una volta preso il quadro e firmato qualche autografo torna verso il camion, sempre con la mobilità di un corsaro del Seicento, sale le scale che portano al suo ufficio e mi dice di seguirlo con un gran sorriso. Nella sua cabina ci sono un televisore, un piccolo divano, due tute e dei biscotti ai cinque cereali, chiede se ne voglio un paio. È molto gentile Fermín, fatica un po’ con l’inglese ma dopo tre anni con Luca Boscoscuro in Moto2 e una stagione in Gresini è a posto con l’italiano.
Quanto tempo passi qui dentro in un weekend?
“Abbastanza. Qui siamo vicini al box e se ti viene qualcosa in mente o il capotecnico deve parlarti sei comodo, easy. E in questa zona qui ho tutto per riscaldarmi, mettermi la tuta… qui si passa parecchio po’ di tempo”.
Hai la PlayStation qui?
“Ce l’ho nel motorhome, dove dormo! E lì con gli altri piloti giochiamo a Fifa, spesso c’è David Munoz, il mio manager… ci gioco con quelli che vengono”.
Qui in circuito la gente ti ferma per una foto, per un autografo, ti porta i regali. Poi arrivi a casa e tutto sparisce, torni a essere una persona normale. Com’è vivere così? Un giorno sei una superstar e quello dopo vai a fare la spesa.
“Sono contento di vivere entrambe le situazioni. Qui quando vedi i ragazzini, i fan… è bello, anche se a volte ti capita di avere una brutta giornata ed essere gentile con la gente non è facilissimo. Però sai, fa parte del nostro lavoro. Poi mi piace anche essere una persona normale e come dici tu è bello andare a fare la spesa, al cinema, a mangiare fuori senza che nessuno mi riconosca. Mi piace”.
Stai uscendo dal tuo infortunio più duro, una brutta frattura al femore. Cosa ti ha insegnato di più questa situazione?
“Tante cose. Una di sicuro è che dobbiamo sfruttare al massimo la vita, perché qui ce la giochiamo sempre. E ho avuto fortuna, mi è andata bene. Puoi anche rimanere con una gamba che non funziona più e non riuscire ad andare in moto. Devi sfruttare al massimo il tempo che hai. E poi ho imparato tanto che avere degli strumenti per recuperare è molto importante. Sai, noi siamo sempre molto concentrati sul lavoro, facciamo sempre palestra, moto… ma investire anche un po’ in delle macchine per il recupero mi ha cambiato un po’ la mentalità. La verità è che il rischio è sempre quando meno te l’aspetti”.
L’anno scorso hai vinto il Rookie of the Year, hai chiuso al 5° posto in campionato e vinto la tua prima gara. Quest’anno a cosa punti?
“Rookie è impossibile! (Ride, ndr). Però sì, sicuramente non ho iniziato l’anno come ci aspettavamo e sarà una stagione un po’ più difficile ma non ho dubbi sul fatto che potremo lottare per essere sempre tra i primi cinque. Possiamo stare sul podio e fare qualche vittoria, anche se è chiaro che in questo momento non posso pensare a un obiettivo a fine stagione. Ora non ho tanti punti e devo recuperare tanto feeling, sarà difficile”.
Hai in mente una data in cui sarai veramente a posto?
“Penso a quando ripartiremo dall’estate: sarà buono per me, perché a quel punto avrò riposato e potrò tornare con un’altra mentalità, più allenato fisicamente e tutto il resto”.
Rispetto a quello che avevi in mente cosa ti ha colpito di più di questa MotoGP?
“Alla fine è completamente diverso. Per prima cosa mi ha sorpreso tutta la gente che lavora nel team, c’è tanta gente attorno a te. E poi più eventi, più media, più interviste… si sente tanto il cambio da una categoria all’altra. E la moto in generale… tutto. La staccata, la velocità, il modo di lavorare. È tutto di più”.
Entra Nadia Padovani. Sorride, scuote la testa: “Oh, guarda che stai intervistando il più bel pilota della MotoGP!”.
Risate.
A proposito Fermín: in cosa sei il numero uno in questa MotoGP?
“Ah, Se lo dice la jefa… si vede che sono il più guapo, il più bello”.
Risate.
Senti, parliamo di questa Ducati: tu l’anno scorso guidavi la GP24, quest’anno la GP25. Come va rispetto all’anno scorso, ha qualche punto debole che l’anno scorso si notava di meno? come l’hai trovata?
“Difficile, difficile. È vero che ancora mi mancano tanti giri e prendere informazioni ma… abbiamo visto che questa moto è difficile da fermare nell’ultima parte, farla girare e avere un buon grip. L’anno scorso questo feeling non lo avevo e dobbiamo trovare esattamente il punto da cui viene il problema e da lì ripartire”.
Di contro sei in un team che sa come mettere a posto le cose, almeno a vedere come è andato Alex a Jerez.
“Io e Alex non abbiamo la stessa moto e quindi è sempre difficile fare una comparativa, lui a Jerez va sempre fortissimo e lì, anche considerando che quest’anno non è iniziato troppo bene per lui, meritava di fare questi risultati. Sicuramente abbiamo tante informazioni da prendere, anche di setting. Vediamo se riusciremo a fare un altro step”.
Andrea Dovizioso ne aveva parlato qualche settimana fa, Jorge Lorenzo poi l’ha ripetuto. Dicono entrambi che Marc Marquez abbia un problema al braccio che non gli permette di dare quello a cui ci ha abituati. Tu come lo vedi in pista?
“Io non lo so con certezza, sicuramente c’è qualcosa che non gli sta andando come l’anno scorso. Sicuramente è una moto anche un pochino più difficile che lo fa lavorare un po’ di più. Poi a causa della lesione sicuramente non è al cento per cento e un po’ si vede. Si vede dallo stile di guida, la posizione… non riesce a tirare giù il gomito. Sicuramente c’è qualcosa, ma quello che può dirlo meglio è lui”.
Certo, a lui però non piace parlarne. Raccontami invece della rivalità tra te e Pedro Acosta: siete entrambi di Murcia, correte assieme da una vita e in pista si vede. Com’era da bambini?
“Ho tanti ricordi con lui, abbiamo corso tanto insieme. Ti posso dire che fuori dai circuiti veniva a casa mia, stava con la mia famiglia e veniva nell’officina del mio babbo a cambiare le gomme delle moto. È un bel ricordo”.
Perché tuo padre faceva il meccanico?
“Sì, di moto e di auto”.
Ti viene mai voglia di fare il meccanico?
“Ora no! Però andavo tantissimo d’estate, se non mi andava di fare i compiti o stare al centro estivo… così mio padre mi portava con lui in officina a cambiare le gomme delle macchine anche quando avevo dieci, undici anni. Ero troppo piccolo ma ero lì, mi divertivo”.
Bello. Quindi ti piace lavorare sulla moto che hai a casa?
“Non lo faccio tanto ma mi piace. Ogni tanto vado con un amico a cui piace e stiamo un po’ lì a smontare questo e quello”.
Pare che tu e Pedro correrete con la stessa moto il prossimo anno. Ti piace l’idea?
“Sì, anche se alla fine io non mi paragono a lui. Sicuramente con una moto un pochino più competitiva… non so a che livello sia adesso KTM; abbiamo visto che anche Bastianini ha fatto uno step. Sicuramente la moto non è malissimo, vedremo se finirà in Ducati dove potrà arrivare”.
Pare anche che tu sia a posto per il prossimo anno.
“Io ho il contratto già firmato con Ducati, ora aspetterò. So che avrò una Ducati full power, il resto non importa”.
Hai già scoperto se i soldi fanno la felicità?
“Aiutano! No, alla fine non ti rendono felice però ti permettono di fare le cose senza paura. Se hai voglia, lo fai. Per me questa sensazione è più importante di avere tanti soldi. Magari una volta vado al ristorante e spendo 150 euro e pensare che questo non sia un problema mi rende più leggero”.
L’anno scorso mi hai detto che sognavi spesso la tua moto. Quest’anno?
“Ora non la sogno più. Alla fine adesso la MotoGP è mia, non ci penso tantissimo. Sogno ancora di tornare a vincere e di diventare campione del mondo, eppure quella voglia lì di salire su di una MotoGP è cambiata. Ho ancora lo stesso fuoco però, anzi di più”.
È più la fame o il talento che conta in un pilota?
“Tutto insieme. Credo che il talento debba essere lavorato. Come dice Cristiano (Ronaldo, ndr) la disciplina batte il talento. Però devi avere tutto”.