Una celebre frase della serie The Young Pope recita: "Chi è lo scrittore più importante degli ultimi 20 anni? Salinger; il più importante regista Kubrick; l'artista contemporaneo? Banksy; il gruppo di musica elettronica i Daft Punk; La più grande cantante italiana Mina. Il filo invisibile che lega questi personaggi? Nessuno di loro si lascia fotografare". Un filo invisibile di mistero che lega anche Paolo Busardò. Chi? Appunto. Cercando il suo nome su Instagram non appare nulla, su Google l'unica foto è il ritaglio di una delle poche uscite pubbliche al Festival dello Sport di Trento. Eppure è sua la firma su alcune delle più importanti operazioni di calciomercato degli ultimi anni. Lo ha tirato in ballo Fabrizio Corona nella nuova puntata di Falsissimo in cui ha denunciato "Calciopoli 2.0", il presunto sistema di potere dei procuratori che governano il calcio italiano. Ma chi è Paolo Busardò?
Le informazioni sulla sua vita privata sono pochissime, qualche articolo dice che è sposato, con famiglia e una casa sul lago di Como, se è vero lo sa solo lui. Di vero ci sono sicuramente le sue qualità professionali. Bremer alla Juventus, Skriniar al PSG, Dorgu al Manchester United, Milinkovic-Savic al Napoli. È l'intermediario più importante del calcio italiano. Uno che passa l'anno a tessere rapporti, che nel caldo di agosto fa base negli hotel di Milano, Londra, Parigi, per stringere mani, davanti a caffè, pranzi e cene, con il telefono sempre incandescente. Nella sola estate del 2023 avrebbe chiuso quarantacinque operazioni. Nato come commercialista, nel tempo è riuscito a costruire una rete infinita di contatti che ne ha fatto un punto di riferimento nel mondo del pallone. Oggi è partner di spicco di CAA Base Ltd, una delle più importanti agenzie di procuratori al mondo, con a capo Frank Trimboli, giurista australiano di origini italiane. Fra i suoi assistiti, Cole Palmer, Eberechi Eze, Bremer, James Maddison, Rico Lewis, Pedro Porro, Pape Matar Sarr, Kingsley Coman, Raul Bellanova, Patrick Dorgu, Samuele Ricci, ma anche Carlo Ancelotti.
Ma il core business di Paolo Busardò è l'intermediazione. Mettere in contatto, dietro lauto compenso, le società, gestire le trattative, trovare un punto d'incontro che possa accontentare tutti, lui compreso. Un ruolo che però, nella famosa uscita al Festival di Trento ha difeso strenuamente: "Nasciamo perché siamo in possesso di informazioni che non tutti hanno. Ad esempio un club che vuole mettere sul mercato un giocatore per venderlo ha due modi: chiama direttamente altre squadre o lo comunica al proprio agente. Altrimenti entriamo in campo noi, una sorta di soggetti che si muovono fra domanda ed offerta". E poi: "Senza di noi il trasferimento magari di 50 milioni non si poteva fare. Ecco perché credo che il 5 per cento di commissione su una cifra del genere sia giusta. Voglio sfatare il mito che noi intermediari o agenti mettiamo la pistola alla tempia dei dirigenti per avere determinate commissioni”.
Insomma, niente di scorretto o illegale, ma la sua posizione fa di Busardò uno dei re del calciomercato italiano e non solo. Muove le pedine, piazza i giocatori, costruisce le squadre. Urbano Cairo lo ha definito "illusionista", mentre Alfredo Pedullà la scorsa estate lo ha accusato di essere diventato il vero e proprio deus ex machina del calciomercato del Milan. Già nel 2024 era stato lui a portare Fonseca a Milanello, l'estate successiva Pedullà ne parla come un vero e proprio consulente di RedBird per le operazioni di mercato.
Corona conferma: "Tante operazioni con Cairo, col Verona, con la Roma, con Furlani al Milan, le ha fatte Busardò." In particolare parla delle tante commissioni che il presidente del Torino Cairo avrebbe versato all'intermediario, ed effettivamente dietro molte delle cessioni del Toro negli ultimi anni c'è lui: Bremer, Bellanova, Ricci, Buongiorno, Milinkovic-Savic.
E mentre leggi quest'articolo, Paolo Busardò ha già il telefono in mano. Il prossimo campionato è già scritto da qualche parte, in una stretta di mano, in una telefonata, in un hotel di cui non sapremo mai il nome. Un uomo che ha scelto l'ombra per vocazione. E che nell'ombra continuerà a decidere tutto.