La Ferrari del futuro parlerà ancora inglese e non per Lewis Hamilton o Oliver Bearman, ma per Noah Baglin. Classe 2012, originario di Cambridge, campione del mondo in kart nella categoria OK-Junior -125 monomarcia - la passata stagione, campione del Champions of The Future, terzo nel Campionato Europeo - sempre nel 2025 - e un inizio di 2026 da paura. Cambia di categoria passando in Senior, classe regina del kart non a marce, fatica a inizio anno ma, appena inizia la stagione europea, tutto cambia.
A La Conca, prima tappa del Campionato Europeo, la domenica piazza una doppietta: primo nella Super Heat che apre la mattinata - una sorta di Pre-Finale -, poi primo in finale. Tre settimane dopo, a Valencia, fa ancora meglio. Vince dominando la seconda tappa del Champions of the Future, una settimana dopo fa lo stesso davanti ai nostri occhi al campionato Europeo.
Tutto questo, da rookie di categoria. Baglin l’abbiamo osservato da vicino in entrambe le occasioni e, tornati a casa, la sensazione è quella di aver visto correre un fuoriclasse, seppur ancora giovanissimo. Il viso è quello di un quattordicenne, ma il piede e la testa sono quelli di uno che sa benissimo cosa vuole.
A impressionarci, infatti, non è stata solo la doppia vittoria: l’inglese ha dominato il primo weekend sull’asciutto, poi ha fatto ancora meglio una settimana dopo in condizioni complicatissime. Tra i più veloci sotto il diluvio del giovedì, pole position il venerdì su pista asciutta, vittorie al sabato sotto la pioggia, P1-P1 la domenica di nuovo sull’asciutto.
Non è stato un weekend semplice e sono stati tanti i piloti che abbiamo visto sbagliare, o quantomeno commettere la minima delle sbavature. Baglin no, ripetendo il solito copione stabilito da La Conca: perfetto, sempre e comunque, sia quando si deve spingere che quando bisogna gestire.
Di piloti così, anche nel karting, se ne vedono pochi. E non è un caso che Ferrari ci abbia scommesso nonostante la giovanissima età: annunciato lo scorso anno insieme a Filippo Sala - stessa categoria, velocissimo, ma per il momento in difficoltà con il pacchetto a disposizione, come ci ha confermato in più occasioni nel fine settimana -, diventando il più giovane dei piloti a far parte dell’Academy di Maranello.
Un colpo fenomenale considerati non solo i risultati, ma il modo in cui questi arrivano. Il tutto con una serenità disarmante: quando scende dal suo kart e arriva in tenda posa il suo casco, fa un piccolo debrief con il suo meccanico, prende il pallone e inizia a giocare cinque volte su dieci, perché le altre cinque lo trovi in piedi in tribuna a ridere e scherzare con i suoi rivali mentre tutti insieme osservano cosa accade in pista.
Vivace quanto basta, ma soprattutto velocissimo. Di lui si è sempre parlato un gran bene perché, sin dall’arrivo nei campionati che più contano nel karting, WSK, Champions of The Future e FIA, ha sempre battagliato per le posizioni che contano.
Lo ha fatto con costanza, che in gare del tutto fuori di testa come quelle che abbiamo visto, è l’aspetto che assieme alla velocità conta di più. Dal vivo ci ha impressionato a ogni uscita, a 360°. Stavolta, “uno di quelli buoni”, come si dice in gergo, l’ha pescato la Ferrari. Dopo averlo osservato da vicino non abbiamo dubbi.