La Red Bull potrebbe essere nei guai. Da ormai vent’anni, il colosso austro-thailandese possiede due squadre in F1: prima la Toro Rosso, oggi Racing Bulls dopo essere diventata AlphaTauri, poi la stessa Red Bull. Stesso proprietario, stessi piloti contrattualizzati centralmente, personale che si sposta dall’una all’altra senza periodi di gardening leave. Un sistema spesso al centro del dibattito, ma che la FIA ha sempre tollerato senza intervenire. Adesso, però, qualcosa potrebbe cambiare e la causa potrebbe essere l’ennesimo attacco del CEO di McLaren, Zak Brown.
L’americano è da anni il critico più costante del sistema di doppia proprietà in F1. Nelle ultime settimane lo ha ribadito, senza mezzi termini e facendo intuire che continuerà a farlo finché qualcosa a livello regolamentare non cambierà: “La co-ownership è oggi proibita in quasi tutte le principali discipline sportive. Comporta un rischio reale di compromettere l’integrità sportiva. Sono stato esplicito su questo dal primo giorno”.
La questione è tornata d’attualità dopo che Mercedes ha manifestato interesse per l’acquisizione del 24% di Alpine detenuto da Otro Capital, il gruppo di investitori che nel 2023 aveva acquistato quella quota per 200 milioni di euro e che ora, con il valore del team stimato intorno ai tre miliardi di dollari, cerca di monetizzare una plusvalenza considerevole. Tra i candidati all’acquisto c’è anche Christian Horner, licenziato dalla Red Bull nel luglio scorso, e il miliardario Steve Cohen (proprietario dei NY Mets). Ma è il nome di Mercedes quello che ha scatenato il dibattito.
Il ragionamento è semplice: se la Mercedes acquisisse la quota Alpine, si troverebbe nella stessa posizione che la Red Bull occupa da due decenni. Un precedente che esisteva già, ma finora accettato anche perché, qualora a Milton Keynes non avessero deciso di entrare in F1 attraverso l’acquisizione della Minardi, in fallimento, ci sarebbe stato un danno non indifferente per l’intero Circus del tempo. Adesso, però, tutto potrebbe cambiare.
La FIA ha recepito il messaggio e a Miami il presidente Ben Sulayem ha parlato apertamente della questione, ammettendo che la doppia proprietà è un’area complicata su cui la federazione sta indagando. Le sue parole, in tal senso, lasciano poco spazio all’interpretazione: “Ritengo che possedere due team non sia la strada giusta. Questa è la mia opinione personale. Stiamo esaminando la questione perché è un’area complessa. Abbiamo incaricato i nostri esperti di verificare se sia possibile, se sia consentito, se sia la cosa giusta da fare. C’è qualcosa che si chiama spirito sportivo. Se lo perdiamo, non ci sarà più supporto per questo sport. Quindi non sono favorevole al cento per cento”.
Il problema, che Ben Sulayem non ha nominato esplicitamente ma che chiunque nel paddock conosce bene, è che affrontare la questione significa inevitabilmente rimettere in discussione anche la struttura Red Bull. A Miami, la Racing Bulls si è fatta da parte per favorire la risalita di Verstappen dopo l’errore in prima curva, al primo giro, esattamente il tipo di situazione che i critici della doppia proprietà indicano da anni come esempio di conflitto di interessi sportivo.
Se la FIA dovesse stabilire che la co-ownership è incompatibile con l’integrità della competizione, a Brackley dovrebbero rinunciare a un affare, mentre a Milton Keynes sarebbero costretti a una vera e propria rivoluzione strategica. E senza il junior team, che per anni ha sfornato talenti visto che tanti dei piloti attualmente in griglia sono passati da quella squadra, tutto potrebbe cambiare. E per l’universo Red Bull non sarebbe per nulla una buona notizia.