Dell’inchiesta “arbitropoli” sappiamo ancora troppo poco. Ma quando un’indagine trova un nome così evocativo, significa che vale l’attenzione di tutti. Se non altro per come se ne sta parlando. Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello Sport, ha parlato via social di quello che sta succedendo intorno all’ex designatore Gianluca Rocchi, al supervisore Andrea Gervasoni e ad almeno altre cinque persone (nessuna, pare, dell’Inter). Lo ha fatto in due post. Nel primo c’era una premessa: “Perché a denunciare eventuali malefatte arbitrali (da provare) sono sempre arbitri o guardalinee ‘trombati’ dall'Aia? Perché non denunciano quando sono ancora in attività? Ah, saperlo...”. Zazzaroni chiarisce poi che non ha “una grande considerazione della categoria arbitrale”, “ci sono anche quelli bravi, certo, ma la maggioranza degli approdati al ‘professionismo’ è composta da soggetti vittime del loro narcisismo ai quali un giorno apparve l’arcangelo Agnolin (ex arbitro professionista che diresse due edizioni dei Mondiali, ndr) invitandoli a fischiare tanto e a estrarre cartellini”. Negli anni, però, “quella che era una vocazione si è trasformata per tanti in un lavoro di irrinunciabili visibilità e guadagni con annessi (e connessi) gli elementi e le distorsioni di un mestiere vero e proprio”. Riguardo alla figura di Rocchi, “il volto riconoscibile della categoria”, dice che “è normale e anche un po’ sadico” prendersela con lui, del resto la categoria arbitrale “avrebbe dovuto essere rifondata 5 anni fa dopo lo scandalo D’Onofrio (ex procuratore dell’Aia condannato a 5 anni e 8 mesi per droga, ndr) e che non ha saputo gestire la ripartenza e la novità del Var finendo per farsi con fondere da malumori, pressioni e interessi”. E sempre su Rocchi: “Spero che da questa vicenda esca pulito (per me lo è): il più grosso errore che ha commesso è stato quello di credere di poter sopravvivere a una faida tra clan. Il settore, un autentico verminaio”. E si augura il direttore che questo “presunto scandalo non venga strumentalizzato da chi non vuole arrivare alle elezioni presidenziali poiché punta al commissariamento della Federcalcio. Confido sempre e comunque nel buonsenso e nella correttezza del Ministro Abodi che dovrebbe finalmente confrontarsi con i due candidati. Il commissariamento autorizzerebbe la politica a mettere le mani sul calcio”.
In un secondo post, pubblicato oggi 28 aprile, i toni sono più duri. Si comincia con l’avvocato Michele Croce, da cui è partito l’esposto per la gomitata di Alessandro Bastoni in Inter-Hellas Verona non sanzionata, che al Corriere della sera ha raccontato di aver agito “per senso di giustizia” e “per i figli”. A queste parole si aggiungono quelle di Massimo De Santis, l’ex arbitro di Calciopoli, secondo il quale in Serie A ci sarebbero stati “troppi errori sospetti, le spiegazioni di Open Var spesso opposte fanno pensare male”. Non è finita, perché a loro si aggiunge il governo che “vuole commissariare il calcio” e i contenuti dell’inchiesta, la quale per ora non vede indagati tra i membri delle società. “Scusate, mi viene da vomitare”, chiude Zazzaroni, “Lol, chi non ride è fuori”.