Messaggi social e coreografie. Sono due delle vie scelte dagli ultras per protestare. Lo hanno fatto quelli della Lazio in passato, ci hanno provato anche i Banditi della curva Sud. A San Siro si è giocato un soporifero Milan-Juventus, terminato 0-0, per la sofferenza di tutti quelli che avevano investito soldi e tempo per uno spettacolo dimenticabile. Già prima della gara gli ultras rossoneri si erano espressi, negativamente, sulla scelta della società di attivare un servizio di rivendita dell’abbonamento, definendolo un sistema di “bagarinaggio legalizzato”. L’altro fulcro della protesta era il costo ritenuto eccessivo di un biglietto in curva. Nel pre-partita, infatti, è apparsa una cifra al secondo anello blu: 139 euro. Il prezzo, appunto, di un biglietto in curva Sud. Gli ultras hanno deciso di creare la coreografia grazie alle luci dei cellulari. Sui social i banditi hanno sottolineato che “Dazn, tv e società sui maxischermo” avrebbero provato a nascondere la protesta, di fatto censurandola. Nella storia Instagram, poi, vengono aggiunti degli hashtag significativi: “il calcio è della gente”, e questo è uno slogan trasversale a tutte le tifoserie organizzate; “riportiamo le famiglie allo stadio”, idem, un altro motto caro a tutto il mondo ultrà; infine “colpa della pirateria”. Quest’ultimo messaggio è rivolto all’ad della Serie A Luigi De Siervo, che annoverava l’aumento della pirateria nello streaming tra le cause del calo di livello nel calcio italiano.
La curva Sud del Milan, così come altre meno numerose, ha scelto di promuovere l’iniziativa “Per un calcio giusto e popolare”, dunque più attento alle necessità di tutti, contro gli stadi-teatro. Le proposte sono: campionati meritocratici, orari e calendari rispettosi dei lavoratori, prezzi accessibili, promozione di uno stadio a misura di tifoso, tutela delle trasferte dei tifosi ospiti, stop a misure ingiuste e sproporzionate (su questo, da tempo si parla dei blocchi alle trasferte e le limitazioni a striscioni e coreografie), regole stringenti sulla proprietà delle società calcistiche e multiproprietà. Un programma che si chiude rivolgendo le proposte al Senato: “Viene richiesto un cambiamento reale dell’attuale compendio normativo, affinché il calcio italiano torni ad essere davvero patrimonio della collettività e le decisioni vengano assunte ponendo al centro i tifosi e le comunità che si creano attorno alle squadre, garantendo competizioni corrette, liberamente fruibili e non improntate esclusivamente a logiche economiche o di profitto”.