Cosa succede in curva Sud? La tensione tra ultras e società è ancora alta, come dimostrato dalla mancata coreografia realizzata nel derby. Marco “Pacio” Pacini, leader e riferimento di tutto il tifo organizzato, è ancora in blacklist. Le due curve di Milano stanno trovando nuovi equilibri dopo l’inchiesta Doppia Curva e il ricambio forzato ai vertici del tifo organizzato. Sono mesi di assestamento. Anche rispetto alla narrazione dei media, gli ultras hanno spesso avuto da ridire. E prima della partita contro l'Inter è successo un fatto molto grave e che riguarda proprio un giornalista. Klaus Davi racconta il mondo delle curve milanesi dal 4 settembre e l’omicidio Bellocco. Si è recato in curva Sud varie volte e ha visto da vicino il cambiamento degli ultimi mesi. Prima del derby di domenica 8 marzo era fuori da San Siro per fare delle domande sul referendum, quando è stato aggredito con calci e pugni da dieci ultras, filmando tutto. Davi ha sporto denuncia. Dal video si sentono delle frasi che, secondo il giornalista, possono essere interpretate come un’intimidazione. Lavoreranno e valuteranno le forze dell’ordine. Abbiamo chiesto all'avvocato Jacopo Cappetta, già difensore degli ultras nel processo Doppia Curva, cosa pensa dell'accaduto: “Da quello che so non è successo nulla. So che Klaus Davi si è fermato per fare delle domande sul referendum, ho letto che lui ha dichiarato un’aggressione. Ho visto il video, e in quelle immagini non mi sembra ci sia nessuna aggressione. Io non mi sto occupando di questo caso, non so nemmeno chi fossero le persone eventualmente coinvolte. Se Davi ha sporto denuncia si vedrà nei confronti di chi e come risponderanno queste persone. Io ho visto solo un video in cui non c’è nessuna aggressione e nessuna minaccia. Per ora mi attengo solo a quel filmato”. Un episodio, comunque, da cui nascono delle domande: manca forse coordinamento tra gli ultras rossoneri? Davvero il direttivo (che non ha di certo avallato l’aggressione contro Davi) non poteva prevenire questo episodio? Dubbi analoghi riguardano anche la curva Nord, come dimostrato dal lancio del petardo ad Emil Audero da parte di un giovane ultras di diciannove anni. Si tratta, anche in quel caso, di un gesto grave, che per fortuna non ha avuto conseguenze eccessive sul portiere della Cremonese (che poi ha ripreso la gara) ma che poteva costare caro. Intanto, i tifosi nerazzurri si sono visti bloccare dal Viminale le trasferte fino al 23 marzo. Anche su questi punti l'avvocato Cappetta ha risposto: “Non si sa chi c’era, non ci sono aggressioni e non c’entra niente il direttivo. Mi sembra un salto logico. Lasciamo da parte i paragoni con la curva Nord: lanciare un petardo è un reato. Il confronto non è pertinente”.
È stata respinta dal Tar la richiesta sospensiva del daspo a “Pacio” Pacini: il vocalist e leader del tifo organizzato milanista resta in blacklist. Tutti gli altri vecchi leader sono o in carcere o ai domiciliari. Per il derby non è stata preparata nessuna coreografia: l’ok per la proposta fatta dagli ultras è arrivato troppo tardi e quindi si è tutto concluso in un nulla di fatto. La Sud ha solo cantato, mentre a inizio gara è stata stesa sui tre anelli delle tribune la figura di un diavolo sotto la scritta “Benvenuti all’inferno”. Niente a che vedere con il vecchio disegno realizzato dagli ultras rossoneri. Tra società e tifosi le cose non sono ancora risolte. E ogni passo falso rischia di costare daspo e altre limitazioni.