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Chi sono gli ultras del Milan che hanno aggredito Klaus Davi? Il giornalista parla a MOW: “È un avvertimento. Mi hanno minacciato e intimidito”

  • di Domenico Agrizzi Domenico Agrizzi

  • Foto: Ansa

9 marzo 2026

Chi sono gli ultras del Milan che hanno aggredito Klaus Davi? Il giornalista parla a MOW: “È un avvertimento. Mi hanno minacciato e intimidito”
Chi ha aggredito Klaus Davi? Il giornalista non ha riconosciuto gli ultras che lo hanno colpito con calci e pugni in Piazza Axum, ma il messaggio, ci dice, era chiaro: “Lo reputo un avvertimento. Mi hanno minacciato e intimidito. Una reazione così non me l’aspettavo”. L’intervista dopo l’aggressione

Foto: Ansa

di Domenico Agrizzi Domenico Agrizzi

Klaus Davi è stato aggredito con calci e pugni in Piazza Axum, luogo di ritrovo degli ultras di Milano per l’iniziativa “Derby della solidarietà”, una raccolta fondi per i senzatetto promossa dai City Angels. Stava facendo delle domande sul referendum della giustizia. Entrambe le tifoserie di San Siro erano presenti sul posto. Una situazione tranquilla, di beneficenza, aperta a tutti. Davi ci ha detto che in un contesto simile non si aspettava un’aggressione: “Mi ha sorpreso una reazione così. Fosse successo il giovedì, durante una delle loro riunioni, avrei anche provato a dare un senso alla cosa. Ma a un raduno di beneficenza proprio no. Tra l’altro nessuno si è mosso per aiutarmi”. E sulle ragioni della violenza: “Lo reputo un avvertimento”.

Il ritrovo a Piazza Axum
Il ritrovo a Piazza Axum Klaus Davi

Klaus Davi, come stai?

Per fortuna è un’aggressione che non ha lasciato segni troppo gravi. È stato un grande spavento. Io sono arrivato verso le 17:00, prima delle 17:30, orario ufficiale del ritrovo. Ho iniziato le interviste come faccio sempre. Sono andato un po' allo stadio, al bar con alcuni presenti, poi sono uscito e mi hanno accerchiato, immobilizzato, preso il cellulare e picchiato.

Hai riconosciuto i tuoi aggressori?

No, non li conoscevo. Ho consegnato il materiale e le riprese che ho fatto alla polizia. Il pugno nelle mie immagini non si vede, ma basta prendere le telecamere di Piazza Axum per trovarlo facilmente. Uno di loro ha sferrato il pugno e mi hanno preso il telefono, tenendomi fermo 6-7 minuti.

Tutto in un evento pubblico.

Mi ha sorpreso una reazione così. Fosse successo il giovedì, durante una delle loro riunioni, avrei anche provato a dare un senso alla cosa. Ma a un raduno di beneficenza proprio no. Tra l’altro nessuno si è mosso per aiutarmi.

Stavi facendo domande sull’inchiesta Doppia Curva?

No, stavo chiedendo del referendum sulla giustizia, quindi nemmeno una questione delicata. Io sono stato varie volte ai ritrovi degli ultras, anche tra quelli dell’Inter, e non mi era mai successo nulla. Hanno sempre dimostrato una certa aggressività nei miei confronti, ma non così.

Perché questo salto di livello?

Lo reputo un avvertimento. Loro non accettano una narrazione che non sia quella costruita da loro stessi. Io faccio il mio lavoro e sposto il punto di vista, ma loro non vogliono. Ho notato la mentalità del branco: uno parla male, tutti parlano male, uno vuole picchiare, tutti picchiano. E mi hanno anche minacciato e intimidito. Si sente uno di loro nel video che dice: “Non sai cosa hai rischiato”. Ripeto, in un contesto di beneficenza non me lo sarei mai aspettato.

Chi c’era dei nomi più noti?

Il Barone Capelli, che ormai è più un testimonial della curva, non ha nessun peso specifico.

È di questi giorni la notizia che è stata respita la richiesta sospensiva per il daspo a Marco “Pacio” Pacini: resterà fuori dallo stadio.

Rimane la figura più vicina a Lucci. Tra l'altro ieri è passato in macchina ma senza nemmeno fermarsi. Forse sono nervosi anche per questa ragione, poi loro imputano a me e ai giornalisti l'allontanamento di Pacio. Gli ultras hanno avuto un grande momento di esposizione che è durato parecchio comunque, dalla morte di Bellocco a oggi: adesso vogliono evitare che si parli di loro. Tieni conto che sapevano perfettamente chi fossi, mi chiamavano per nome, non è un’aggressione avvenuta per caso. Sono persone non abituate a una presenza giornalistica. Per il resto non vogliono nulla salvo le loro fanzine, i loro video, la loro comunicazione. Non sono abituati a una presenza mediatica costante.

Però è un mondo che va raccontato.

A noi giornalisti interessa capire cosa cambia veramente, al di là dei comunicati. Devo dire che l’intolleranza per il giornalismo è un pessimo segnale. Nemmeno con la polizia fanno così: con le forze dell'ordine hanno un fisiologico dialogo. In un anno e mezzo non è mai cambiato questo atteggiamento verso di me.

A partire dalla tua denuncia che ripercussioni ci saranno?

Escludo che ci siano conseguenze penali. Magari potrebbero arrivare altri daspo, perché un'aggressione così palese in un momento delicato come questo non passa inosservata. Prendersela con i giornalisti li danneggerà comunque.

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