La solitudine dei numeri primi. Patologia di cui all’indomani del derby di Milano non soffre tanto l’Inter, reduce dal ko di ieri contro i cugini ma pur sempre prima in solitaria in vetta alla classifica, quanto chi la guarda. È il caso, ad esempio, di Michele Criscitiello che dalla poltrona della presidenza di Sportitalia si diletta a spargere giudizi come sale sopra una bistecca, noncurante del fatto che la bistecca va salata a fine cottura, e non durante. Da buon (probabilmente) inesperto d’arte culinaria il direttore dell’emittente televisiva gongola rosolando nel burro con il languorino di chi non vede l’ora di servire un’abbuffata di rivincita, utile però a 'passarsi la bocca' fugacemente prima di tornare magari a parlare dei tormenti di un Napoli staccato di dieci punti o di una Juventus che la cura di Luciano Spalletti ha lenito solo in parte, e di un Milan che senza Coppe - e Allegri in panchina - nonostante la doppia vittoria nel derby guarda la vetta da -7. Non c’è premio di consolazione per giustificare il titolo meno difeso di sempre dai campioni in carica, che hanno mollato lo scettro già da un po’ con buona consolazione del condottiero di Napoli, né per una Juventus che non trova continuità, né di un Milan zoppicante con le piccole. Il direttore di Sportitalia alla prima occasione utile si è tolto il sassolino della scarpa potendo finalmente attribuire il termine “brutti” ai nerazzurri. Per capire la portata della soddisfazione basti pensare da quanto tempo l’Inter disegna gioco, togliendo alla critica la possibilità di utilizzare quel tanto caro appellativo di “brutta” che non è riuscita a cucirsi addosso neanche nell’anno della tragedia, ovvero l'ultimo di Simone Inzaghi. Contro il Milan effettivamente la squadra di Chivu è stata bruttina forte e quale miglior occasione per far esplodere fuori dalle tane i sentimenti di rivalsa di chi fin qui è stato costretto a covare frustrazione e impotenza. E allora eccoci qui a combattere con la tentazione di rispondere per le rime ad un un “eh ma i 37 infortuni del Napoli”, tentazione che con dispiacere dismettiamo nel nome di una non troppo vecchia replica sul campo alla provocazione lanciata, sempre da Napoli, da McTominay quando sfidò i nerazzurri a giocare senza Lautaro, Barella e Calhanoglu, sfida che la Beneamata ha rispedito al mittente.
Criscitiello denuncia il problema dei tanti infortuni al quale è stato costretto Antonio Conte che ha di fatto, a suo parere, reso semplice la corsa dell’Inter che ieri sera contro il Milan è sceso in campo senza Calhanoglu, Dumfries, Lautaro e Thuram e che fa i conti con le rotazioni praticamente da inizio stagione. Anno sì, meno sfigato dello scorso in termini di infortuni, quando a Napoli tanta attenzione all’infermeria altrui non sembrava minimamente argomento d’interesse, figuriamoci di discussione. Al contrario, in discussione viene messa la posizione dell’allenatore romeno, a suo dire destinato ad un meritevole addio che suona più di sentenza punitiva che di merito: se è vero che l’eventuale scudetto non basterebbe a far passare in cavalleria l’impotenza nerazzurra nei big match, altrettanto vero è che nella pronuncia di giudizio manca un’approfondita analisi del compito al quale è stato chiamato Chivu, bravissimo a rimettere insieme i cocci di una squadra demolita nel profondo dalla finale di Monaco e dalla fine di un ciclo. Gridare all'esonero di Chivu suona inopportuno: quanto fatto fin qui dall’allenatore di Resita e gli annessi numeri rientreranno probabilmente tra gli elementi che il direttore di Sportitalia “non ricorda a memoria”. Esattamente come le regole di cottura di una buona bistecca: il sale, se ne ricordi, va messo a cottura ultimata, e non prima.