La Serie A 2025/26 è diventata, d’un tratto, un film di Fantozzi, in cui non si risparmiano “umili scuse” e ceneri sul capo. La simulazione di Alessandro Bastoni e la giostra della vergogna hanno dato inizio a un trend. Massimiliano Allegri contro Cesc Fabregas, le due filosofie faccia a faccia, risultatismo puro contro giochismo all’eccesso. Milan-Como a San Siro, mentre i rivali dell’Inter prendevano tre sberle in Norvegia (nei gironi di qualificazione al Mondiale, alle Olimpiadi o in Champions: Norvegia nemesi italiana), finiva nel caos: l’allenatore spagnolo tiene Alexis Saelemaekers per la maglia sulla linea laterale, il mister dei rossoneri si fa valere seguendo il vice Landucci. Rissa in campo e, dopo il novantesimo, rissa pure fuori. A margine della conferenza stampa sarebbero volate parole pesanti. Allegri avrebbe detto: “Sei un coglio*e, sei un bambino che ha appena iniziato a fare l’allenatore”. Fabregas, da parte sua, ha ammesso la colpa: “Chiedo scusa perché ho fatto una cosa di cui non sono orgoglioso. Ho fatto una cosa antisportiva”. E ancora Allegri: “Si è scusato? Ho capito, allora se la prossima volta parte uno lungo la linea, faccio una scivolata ed entro anch’io. Sono andato lì per difendere Saelemaekers, il giocatore ha avuto una reazione e in quel momento lì mi è venuto incontro uno del Como, non so chi è, ma non è successo niente”. Come sempre, nel calcio, tocca parlare di “rispetto”. In campo “bisogna essere rispettosi verso l’arbitro e verso le squadre”.
In questa settimana di moralismo diffuso la simulazione di Bastoni ha tirato fuori dal deposito di concetti calcistici un altro fondamentale pensiero: le scuse. Prima era il rispetto, ora bisogna chiedere scusa. È forse un salto mentale non casuale quello che porta Fabregas a citare un altro allenatore attaccato da tutti: “Come diceva Chivu l’altro giorno: le mani a casa, specialmente l’allenatore. Non possiamo fare questo. Una cosa che spero di non fare mai più”. Cristian Chivu ha perso una chance: essere lui il primo allenatore a dire che qualcuno dei suoi ha sbagliato, che l’urlo di Bastoni è stato un gesto vergognoso. Invece no. Però qualche giorno dopo le scuse sono arrivate dal diretto interessato, accompagnate da minacce di morte e appelli di ex premier. Stavolta è Fabregas che chiede perdono. L’era del rispetto nel calcio italiano si è chiusa: ora è il tempo delle scuse. Tutti sbagliano, basta pentirsi. Il livello successivo della morale: prevenire è peggio che scusarsi. Ogni gesto sarà giustificato se accompagnato dalla vergogna. E tutti gli allenatori, come Fantozzi, si presenteranno ai microfoni con la coppola in mano, mortificati: “Come siete umani voi”.